domenica 7 ottobre 2018

Recensione di Guénon (del **1936**)
















Questa è la recensione – del 1936, su “La Voile d’Isis” (“Il Velo d’Iside”, che, poi, sarebbe divenuta “Etudes Traditionelles” e “cloni” italici a rimorchio ed inutilmente omonimi, a dimostrazione della perenne subalternità italica) – che Guénon fece del libro di Malynski e Poncins, La Guerre Occulte, recentemente ripubblicato in italiano.

“Esattamente come nel precedente lavoro di Léon de Poncins, di cui abbiamo già parlato, anche qui vi sono molte considerazioni del tutto giuste relative alla critica del mondo moderno; gli autori, che denunciano a ragione gli errori comuni, come quello di credere che le rivoluzioni siano dei ‘movimenti spontanei’, appartengono alla schiera di coloro che pensano che la deviazione moderna, di cui essi studiano in modo specifico le tappe segnate nel corso del XIX secolo, debba necessariamente corrispondere ad un ‘piano’ ben occultato e lucido, quantomeno nelle menti di color che dirigono questa ‘guerra occulta’ contro tutto ciò che presenta un carattere tradizionale, sia dal punto di vista intellettuale che sociale. E noi abbiamo delle forti riserve da esprimere solamente per ciò che concerne la ricerca delle ‘responsabilità’; d’altronde, la cosa non è né semplice né facile, bisogna riconoscerlo, poiché, per definizione stessa, ciò di cui si tratta non si mostra certo all’esterno e gli pseudo-dirigenti che appaiono non sono che degli strumenti più o meno incoscienti. In ogni caso, qui troviamo la tendenza ad esagerare il ruolo attribuito agli Ebrei, fino a supporre che siano solo loro, in definitiva, a guidare nascostamente il mondo, senza peraltro fare delle necessarie distinzioni fra di essi; come non accorgersi, per esempio, che coloro che partecipano attivamente a certi avvenimenti non sono altro che degli Ebrei interamente staccati dalla loro tradizione, i quali, come accade sempre in tali casi, hanno solo conservato i difetti della loro razza e gli aspetti negativi della loro particolare mentalità [ciò significa che questo è valido non solo per gli Ebrei …]? Tuttavia, vi son dei passi (in particolare da p. 105 a p. 110 [dell’edizione francese]) che sfiorano da vicino alcune verità concernenti la ‘contro-iniziazione’: è proprio esatto che in tutto ciò non si tratta di ‘interessi’ di alcun genere, i quali possono solo servire a muovere dei volgari strumenti, quanto, invece, di una ‘fede’ che costituisce ‘un mistero metapsichico insondabile per l’intelligenza, anche elevata, dell’uomo ordinario’; ed è altrettanto vero che ‘nella storia è presente una corrente di satanismo’ … Ma questa corrente non è solo diretta contro il Cristianesimo (ed è forse questa maniera un po’ troppo ristretta di considerare le cose, a causare moltierrori di prospettiva’), lo è anche, ed esattamente allo stesso titolo, contro tutte le tradizioni, d’Occidente o d’Oriente, compreso l’Ebraismo. Quanto alla Massoneria, forse stupiremo alquanto gli autori dicendo che l’infiltrazione delle idee moderne, a scapito dello spirito iniziatico, ne ha fatto, non tanto un agente della ‘cospirazione’, quanto al contrario una delle prime vittime; e comunque, riflettendo su certi sforzi attuali di ‘democratizzazione’ dello stesso Cattolicesimo, […] essi dovrebbero arrivare a comprendere, per analogia, che cos’è che noi intendiamo … E arriviamo a dire che una certa volontà di fuorviare le ricerche, suscitando e alimentando diverse ‘ossessioni’ [perché questo sono] (poco importa che sia quella della Massoneria, degli Ebrei, dei Gesuiti, del ‘pericolo giallo’ o ancora di qualche altra), fa anch’essa parte integrante del ‘piano’ che loro si propongono di smascherare; e gli autentici ‘retroscena’ di certi gruppi antimassonici sono, a riguardo, particolarmente istruttivi. Sappiamo fin troppo bene che insistendo in questa direzione si rischia sicuramente di non esser graditi a nessuno, sia da una parte che dall’altra, ma è questa una ragione sufficiente per non dire la verità?”[1].
Se voi vedete i sismi dei “complott$ismi”, più o meno, a distanza di tanto tempo, son sempre gli stessi che ritornano, dagli “Ebrei”, ai “gesuiti”, alle “banche”, con qualche differenza: un tempo i “bolsceviiiiichi” – con tante “i” – avevano un posto d’onore, assieme agli “inglesi” (quali “inglesi”? che vuol dire “inglesi” senz’altra specificazione?, niente!!), sostituiti – i fumosi “inglesi” – dagli “americani” e gatti.
In ogni caso, che gli “Ebrei” guidassero il mondo non era condiviso da Guénon. Ed inoltre, queste cose non si situano sullo stesso piano delle polemiche politiche o politico-economiche, ribadisce – a chiare lettere – Guénon. Ora una questioncella innocente: e gli altri?, chi si è opposto a questi “architetti del binario”, ha avuto ed ha una “fede”, vera? Non sembra, non sembra proprio.
Per questo falliscono, han fallito, e falliranno sempre.
Per questo il mondo è ormai nelle mani delle forze avverse. Certo, la cosa non può durare per sempre, ci si consolerà, ma è durata – e dura! – sin troppo!, e “non è un pranzo di gala” (Mao). Né, peggio ancora, si vedono vie d’uscita che non siano quelle note della dissolutio, che Guénon vide già al termine della Seconda Guerra Mondiale, processo complesso di decomposizione, altro che “gloriosa guerra” e manifestazione di qualche “Gandalf” o di “Aragorn” del caso. In una parola: è un processo che non trova opposizioni. Ed abbiamo visto come questi ultimi non si possano manifestare per causa della mancanza di spazio, spazio occupato da false risposte – “l’astuzia del diavolo” è proverbiale … –, tra le quali vi sono le varie forme di neonazionalismo in atto. Anche si è visto che, passato un certo incrocio, chi sa può anche vedere un disastro, ma non può far nulla se non ad un prossimo “incrocio”. Nel frattempo, manca lo spazio per poter far qualcosa.
Quando la via maggioritaria di consenso al System s’inceppa, per un qualsiasi motivo, si propone sempre una via di falsa risoluzione dei problemi, “via” che acuisce il cammino verso la dissoluzione.
Sul nazionalismo si preciserà dopo, riportando una breve citazione di Guénon sul tema. Sempre degli anni Trenta del secolo scorso.

Ma torniamo a noi.
Precisava questi concetti in una seconda recensione, ad un seguente libro del solo de Poncins, però, stavolta.
“Ciò che abbiamo detto ultimamente a proposito de La Guerre occulte, di cui Léon de Poncins era anche uno egli autori, e in relazione a certe esagerazioni concernenti il ruolo degli Ebrei nel mondo ed alla necessità di fare in ogni caso certe distinzioni, si applica anche a questo nuovo volume. Sicuramente vi è molto di vero in ciò che vi è esposto in ordine alle due ‘Internazionali’, l’una rivoluzionaria e l’altra finanziaria [ma la prima è sparita: come perché?, e che ha significato, ed ora vi sono nuove divisioni: anch’esse hanno un senso?, certo che ], le quali sono meno opposte, in realtà, di quanto potrebbero creder gli osservatori superficiali [ed ecco spiegate le domande di qui sopra …]; ma tutto questo, che peraltro fa parte di un insieme molto più vasto, è veramente sotto la direzione degli Ebrei (sarebbe meglio dire: di certi Ebrei), oppure non è utilizzato in realtà da ‘qualcosa’ li travalica [ed è qui la risposta]? Noi pensiamo, del resto, che vi sarebbe da fare uno studio molto curioso sulle ragioni per cui l’Ebreo, quando ha tradito la propria missione, diviene più facilmente di altri lo strumento delle ‘influenze’ che presiedono alla deviazione moderna; si tratterebbe, in qualche modo, dell’ inverso della ‘missione degli Ebrei’ [riferimento ad un testo di A. St.-Yves d’Alveydre], e una tale ricerca potrebbe condurre molto lontano … L’autore ha perfettamente ragione quando parla di ‘congiura del silenzio’, in merito a certe questioni; ma cosa direbbe se gli capitasse d’interessarsi direttamente di cose molto più concretamente ‘misteriose’, ed alle quali, lo diciamo di sfuggita, le pubblicazioni ‘anti-giudeo-massoniche’ sono le prima a guardarsi bene dal fare mai la minima allusione?”[2].

Interessante questo passo, all’occorrenza molto attuale – oltre che storicamente esatto – tratto da una recensione ad una rivista che, tra l’altro, avversò Guénon molto fortemente: “il primo articolo è intitolato: Pour la ‘Défense de l’Occident’ (Per la ‘Difesa dell’Occidente’); in esso si esprime amaro rammarico perché il ‘bel libro’ (!) di Henri Massis non ha incontrato in tutti gli ambienti cattolici una piena ammirazione. Certo che è veramente difficile rimanere serî, quando si vede affermare che ‘l’Occidente è, in effetti, profondamente cristiano’, mentre oggi è esattamente il contrario; e quando si legge che ‘non è in Occidente che la xenofobia anima le folle’; ma allora, dov’è stato inventato il ‘nazionalismo’?”[3].
Questo dimostra come Guénon fosse contrario al nazionalismo, che lui vedeva invece come un frutto della “deviazione” moderna.
Dunque usare Guénon per “puntellare” neonazionalismi, peraltro deboli, è un abuso evidente. Tra l’altro, storicamente parlando, comunque il nazionalismo ha avuto la sua fase, quello di oggi – neonazionalismo, o populism-i, o sovranism-i – è una chiara parodia del passato, non ha, cioè, alcuna possibilità di ricostruire uno stato forte, come reclama il nazionalismo, ed i fatti sotto gli occhi di tutti stan qui a ricordarcelo.
Il nazionalismo risorse; e fu uno zombie

Intanto tutto è selva orrenda, quella selva nella quale Dante si perse, è la stessa nella quale l’ intera umanità si è persa … Tutto vi è diventato complicatissimo, incredibilmente macchinoso – termine non scelto a caso – ed inutilmente farraginoso.
Se paghi a rate non paghi tutto in un’unica soluzione (come dissi – fra le righe, sotto metafora – in La gallina misteriosa), e però, alla fine, paghi di più. Il pagamento in un’unica tranche era impossibile, nelle condizioni date in cui fu scelta questa strada, ma l’esborso è divenuto eccessivo senza dubbio. Né se ne vede il termine.
Situazione inusitata che richiede una diversa logica per essere affrontata. 











Andrea A. Ianniello






PS.
Cf.


Sono i Celti all’origine, non diretta – perché nel frattempo ci sono stati molti interventi, ma solo all’origine – di tante deviazioni occidentali”; a tal proposito, cf.

La forza “kundaliniana” – deviata – alla radice di tante cose (noterella “per intenditori”, non “in tendi tori”, e si consideri quel che diceva Satprem ), cf.


Siamo in una fase in cui predominano le forze della decomposizione – eiettivo-scorpioniche, insomma. Siamo nell’ano della storia, dove – residualmente – si deve sceverare fra ciò che, pur se “residuo”, mantiene una sua validità, e quel che dev’essere al contrario definitivamente “gettato via”, “eiettato” cioè. Processo penoso, molto meglio una bella cometa: paghi in una sola risoluzione, sei morto, ma reagisci. Al contrario, il pagamento rateale, se fai una somma, alla fine, paghi di più, come detto. Sennonché rimani vivo, ed è questo lo scopo, il fine della fine senza fine.
In conseguenza di ciò, nella nostra epoca, predominano i comportamenti detti “escapisti”, le ossessioni, soprattutto le dipendenze, in mille forme, come le malattie sono spesso afferenti il sistema immunitario, scardinano le difese del corpo o, al contrario, ne eccitano un’eccessiva risposta, per poter poi penetrare nella sguarnita Fortezza Bastiani, una volta che le truppe stiano altrove, alla ricerca d’inesistenti Tartari. Su tali comportamenti, cf.
E tuttavia, e tuttavia i Tartari si mostrano, nella Fortezza Bastiani, una volta ch’essa sia, ormai, sguarnita: rimangono solo arpe eolie, generanti un suono senza forza, una mera eco (la “Tradizione oggi”), cf.
Vi è, dunque, questa forza che “confonde le acque”, questa forza sovvertitrice “nettuniana” che è terrificante, ma è così forte che non possiamo opporci frontalmente, ed infatti non è un caso che tutto quel che – davvero – è “iniziatico” (e, si prega, qui s’intende letteralmente questo termine, senza tutte le troppe superfetazioni aggiuntevi) si sta ritirando sempre di più. Rimane la conchiglia, ma l’animale che vi viveva non sta più lì. Oppure c’è tanto di falso e depistante, volutamente tale o semplicemente nato dall’ignoranza: quest’ultimo è molto meno dannoso, per sbaglio può anche avere cose buone. Parto sempre dall’idea che il dovere d’apprendere sta dalla parte dello studente … Sta quindi a lui far buon uso di quel che gli viene offerto. Non a chi l’offre … Anche questo fu detto, apertis verbis, da Guénon e le risposte furono: ah sì, però no, non è vero, noi sì che abbiamo la tradizione occidentale, il sufismo, il taoismo, ecc. ecc. Quindi Guénon è in errore, questa la deduzione, raramente detta apertamente, ma pensata, e questo è accaduto a partire da Schuon. Le attenuanti del tono da professore che aveva Guénon, ci sono, ma, piaccia o non piaccia il tono, il punto è che Guénon parlava in forza di alcuni principi, non di elaborazioni personali, per quanto legittime possano essere queste ultime (non son fra quelli che considerano le “elaborazioni personali” un tale scandalo: son fra quelli che considerano ben altre cose come scandalo, e quotidiano, e non visto). Dopo tanto tempo, più di settant’anni dopo, dobbiamo constatare che nessuna, proprio nessuna, delle vie proposte è riuscita a far qualcosa sulla e colla “deviazione moderna”, Islamismo ivi compreso, per non dire in modo particolare quest’ultima tradizione si è dimostrata fallimentare alla bisogna. Questi sono i dati di fatto al momento. Con essi bisogna fare i conti. Se si vuol essere seri, ovvio.
Di conseguenza, Guénon si è dimostrato aver ragione sul campo. E questo, sia detto chiaramente, diversamente da certe ultime “letture” forzate de La Crisi del mondo moderno, sull’onda dell’attuale neonazionalismo deteriore, dove Guénon viene arruolato nell’ambito dei “difensori dell’Occidente”, quando per lui l’eventuale conquista dell’Occidente da parte islamica – se e solo se avesse potuto por termine alla “deviazione occidentale” – era considerata positivamente, si legga, a tal proposito, il suo Introduzione allo studio delle dottrine indù, le Conclusioni finali. Ma ciò non è avvenuto; anzi, l’Occidente si è esteso al mondo intero, sino a svuotare il suo centro propulsore iniziale, dove predominano le spinte a richiudersi, sognando il ritorno all’epoca del nazionalismo, comprensibile alla sua propria epoca, ma che oggi è solo lo zombie del nazionalismo. Rimane il fallimento dell’Islamismo proprio in ordine alla possibilità di far qualcosa contro la “deviazione” occidentale. E tali sono i fatti. Che poi Guénon, passando lui stesso all’Islamismo, possa aver dato delle impressioni falsate, anche questo ci sta, tra le attenuanti, ma non toglie l’errore di fondo, in quanto lo stesso Guénon non ritrattò mai le sue idee sulla via che il mondo avrebbe preso “alla fine”; anzi, è vero il contrario.
















[1]  R. Guénon, Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio, Arktos Oggero Editore, volume primo, Carmagnola (TO) MCMLXXXXI (1991), pp. 99-100, corsivi miei, commenti miei fra parentesi quadre.
[2]  Ivi, pp. 100-101, corsivi in originale, miei commenti fra parentesi quadre.
[3]  Ivi, pp. 194-195, corsivi in originale.











Nessun commento:

Posta un commento