sabato 4 agosto 2018

“Il problema …”








Il problema è sempre “l’innominabile attuale”[1], quella “galassia implosa” che è anche la cifra geroglifica del presente. Nell’ambito di queste considerazioni, dove poi è l’ “applicazione concreta” il problema di fondo, si sa che Guénon all’inizio credeva nella possibilità che fosse possibile – per l’Occidente – il ritorno alla propria forma tradizionale, ovviamente (ma non è affatto scontato, di questi tempi, ricordarlo) con dei cambiamenti anche formali, non si trattava di un mero “ritorno al Medioevo”.
Ci si ricordi, poi, di un fatto: in Introduzione allo studio  delle dottrine indù, il suo primo libro “lungo”, in alternativa a questo quadro “ottimale”, aggiungeva una seconda possibilità, e cioè che si verificasse un intervento “orientale” – fuor di metafora: islamico (lo si capisce molto bene) – che “rettificasse” la “deviazione occidentale” però, ed è questo che è molto importante, con un appoggio dentro l’Occidente stesso. Ed ecco la famosa teoria dell’ “élite intellettuale”, che tanto inchiostro (inutile) ha fatto scorrere negli ambienti “tradizionalisti”. Tra l’altro, fu l’oggetto di un forte dibattito con Evola, e fu tra le due cose che spinsero i due, dall’accordo iniziale, poi a separarsi. Significativo che la collaborazione di Guénon alla rivista di Evola “Diorama”[2] si situasse fra il 1934 e il 1940. Dopodiché, essa s’interruppe.
Rileggere oggi quegli scritti, considerati da un punto di vista storico, è molto interessante, perché vediamo certe differenze, prima embrionali, poi palesarsi sempre di più (come sulla questione della cosiddetta “guerra occulta”[3]).
Tornando al nostro filo, l’ élite “intellettuale” (vale a dire “spirituale”, non “intellettuale” nel senso generico di “uomo di cultura”) doveva far da referente a questa conquista orientale dell’Occidente, che per Guénon era buona, pur essendo, per lui, certamente l’ extrema ratio, non certo il quadro migliore od ottimale. Ma “necessità fa legge”, come suol dirsi. Se questa crisi doveva darsi per evitare il peggio, beh, ben venga, sembrava pensarla.
Quindi quelli che, nell’ultima edizione di Crisi del mondo moderno, vogliono arruolare Guénon fra i “difensori dell’Occidente” – tra l’altro esplicitamente criticati proprio nel testo qui appena citato (Crisi).
Ognuno può pensarla come crede, nessun problema. Il problema sorge quando si attribuisce ad un autore ciò che non ha mai inteso dire. Come nel caso in questione.
Attenzione! Attenzione! Se Guénon, dunque, non fu mai, ma proprio mai, tra i “difensori dell’Occidente” – anzi, si ritrovò tra i suoi nemici – però non fu nemmeno tra i vari “integralisti”, che a parole son contro l’Occidente, ma sono degli ottusi, cui lo scopo generale intravisto e teorizzato da Guénon è – e resta, ed è restato – del tutto incomprensibile, il tutto risolvendosi nella scimmiottatura di una modernità peraltro d’accatto. Il suo quadro della dissolutio separa irreversibilmente Guénon da questi ultimi.
Dunque separato dai “difensori dell’Occidente” dalle sue posizioni iniziali, non poteva nemmeno esser d’accordo, dopo Il Regno della Quantità, con i vai movimenti integralisti – già sorti eh, i Fratelli Musulmani nascono negli anni Venti del secolo scorso (1928 per la precisione) – destinati alla loro grande, “resistibile” ascesa, pur nelle loro varie forme[4].
La divisione nasce proprio con gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, quando, con Il Regno della Quantità, Guénon “mette a punto” il suo quadro che vede la dissoluzione come l’esito, questo proprio perché nessuna “rettificazione” – e i fatti gli han dato ragione – sarebbe potuta avvenire nel frattempo. Io direi che gli anni Settanta – con una coda nella prima metà degli Ottanta – siano stati gli anni “pivotali” del secolo, e il compimento di tale tendenza si è avuta intorno al 1994, data ricordata spesse volte in questo blog, non a caso. E questo genere di “blindatura systemica” è avvenuta sotto l’egida delle “destre”, cioè con l’appoggio e l’andata al potere de cosiddetti “difensori dell’Occidente”, tanto criticati da Guénon, “difensori dell’Occidente” che oggi han semplicemente cambiato pelle, ma sono gli stessi interessi di fondo[5].
Quindi gli inguaribili sognatori di élite – oggi solo pseudo – e di “rettificazioni” ormai impossibili, non stanno seguendo Guénon: quest’ultimo, da un certo momento in poi, iniziò a pensarla diversamente. Certo, parliamo sempre di applicazioni all’ “innominabile attuale”, ma saper qualcosa di “cose superiori” non è che ci esima dal prendere delle decisioni, laddove vi siamo costretti o forzati o solo spinti, e, dunque, piaccia o non, a portarne la responsabilità, che tali decisioni siano errate o giuste.

Ma quando nacque questa “differenza”?
Qui non chiedo “come” né “perché”, ma solo quando.
Ebbene un passo di un suo scritto “minore” ci dimostra come Guénon – sin dal 1930, la data di questo scritto – considerasse la possibilità che si andasse verso la dissoluzione, non come quadro teorico (se per questo, è la possibilità peggiore delle tre di cui parla in Introduzione allo studio delle dottrine indù), ma come possibilità concreta. Il passo è stato riportato in un post precedente:
cf.

A questo punto giunti, potremmo chiederci se, oggi, vi siano dei segni di parodia, “Piccola Parodia”, en attente della “Grande Parodia” di cui parlò Guénon (ne Il Regno), alias il “Regno dell’Anticristo” (ovvero Regnum Antichristi) che per Guénon è qualcosa di ben più radicale dell’ “andare contro la Chiesa” o di perseguitare le religioni, tutte cose perfettamente “storiche”, dunque nil sub sole novum. Al contrario, il Regnum Antichristi è qualcosa di sub sole novum, pur essendo antichissimo nelle sue radici.
Direi che il “sovranismo” – inteso come tentativo di falso ritorno – è il segno di una Piccola Parodia. Vero è che il nazionalismo mai è stato Tradizione, perché ogni forma tradizionale, a suo modo, con sue modalità, non può che aspirare all’universalità – che ce la faccia o non, storicamente, ed indipendentemente da quanto, poi, effettivamente la realizzerà – mentre il nazionalismo è, sempre, un particolarismo. Ma comunque, piaccia o non, il nazionalismo (i nazionalismi) han pure avuto la loro stagione. Ma che ritornino ora, dopo che la post modernità ne ha affogato le basi[6], è parodia.
Anche se è solo Piccola Parodia. En attente della Grande Parodia  










Andrea A. Ianniello





[2] Il “Diorama” era, in realtà, il supplemento culturale, curato da J. Evola, al quotidiano “Il Regime fascista” di Ferrara.
[3]  Cfr. R. Guénon, Precisazioni necessarie: i saggi di «Diorama – Regime fascista», Il cavallo alato, Padova 1988, cap. 22 “La guerra segreta”, pp. 121-126. A questa
[4]  Il loro antesignano era stato Jamal ad-Dîn al-Afghâni (Asadabaàd 1833 (-1834) – 1897), iraniano e sciita.
[5] Quelli di cui, tra l’altro, si parla nel libro di C. Palermo, Il quarto livello: 11 settembre 2001, ultimo atto? Dalla rete nera del crimine alla guerra santa di Osama bin Laden, Editori Riuniti, Roma 2002. Tra l’altro: “Fondatore nel 1918 [ecco un altro anniversario, e ricordiamo la morte di Rudolf Hess (che fosse lui o il suo sosia) nel 1988] della società segreta Thule, von Sebottendorf aveva già costituito a Berlin, nel 1910, il primo Centro islamico tedesco, come succursale dell’Ordine derviscio dei Bektashi – naturalmente sufi – e ancora, nel 1912 aveva creato il Germane Ordnung. La setta Bektashi […] era stata all’avanguardia del cosiddetto movimento riformista islamico, fondato da Jammal Eddin al-Afghani nel diciannovesimo secolo, diretto a ‘purgare la società islamica dalle scienze occidentali’. Jammal prese parte attiva all’assassinio dello scià iraniano avvenuto nel 1880, e può probabilmente considerarsi il prototipo dei terroristi islamici di oggi [secondo l’autore citato]. In stretta collaborazione con al-Afghani e i suoi eredi, la setta Bektashi creò in seguito i Giovani Turchiche dovevano rovesciare il sultano Abd ul-Hamid II a Istanbul. La Bektashi – come la setta dei Giovani Turchi e quella anteriore dei Giovani Afghani – ebbe non ben definiti legami con la Giovane Italia di Giuseppe Mazzini, il cui ruolo propulsivo nella creazione di una Loggia legata ai massimi vertici massonici inglesi, ha costituito oggetto di non poche ricerche e ricostruzioni storiche”, ivi, p. 46, corsivi miei, miei commenti fra parentesi quadre. si parla di una “Loggia di Londra, creata in onore di Seyyed Jammal Eddin al-Afghani, sotto la guida del Gran Maestro sir Edward Grey, fondatore delle logge islamiche”, ivi, pp. 61-62. A quest’ultima loggia sarebbero stati affiliati personaggi storici di spicco, cf. ivi, p. 61. L’autore citato parla dei legami fra Pablo Escobar e la pista libanese del traffico di cocaina, cf. ibidem, i traffici di droga servendo a finanziare le operazioni terroristiche, secondo lui, almeno in alcuni casi.  
Su Mazzini, per una recente ricerca, cf. D. C. Crimi, Mazzini occulto. Spiritualismo cosmopolita, Massoneria irregolare e Riti di fronda alle Origini del pensiero esoterico contemporaneo, Atanòr, Roma 2016.
[6]  Cf. J. P. Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, Feltrinelli Edizioni, Milano 1981, prima edizione italiana dell’originale francese, che è, molto significativamente, del 1979. Già in quel tempo si parlava dell’ “autoregolazione sistemica” (ivi, p 27) come chiave della nuova fase, e che essa rendeva sia i nazionalismi che lo stato-nazione ormai obsoleti nella sostanza, pur non potendolo sostituire (che, poi, è la contraddizione di base della “globalizzazione” stessa).fonte di “legittimazione” poteva esser soltanto qualcosa di esterno al sistema, che è “circolo perfettamente chiuso di fatti ed interpretazioni”, ibidem, ed era questa la funzione della “lotta di classe” di Marx, ibidem, ormai però in crisi già in quell’epoca, perché ridota ad “utopia” e “speranza”, cf. ivi, p. 29. I fatti gli avrebbero dato ragione. Lyotard tentava di venir fuori da tali contraddizioni (cf. ivi, p. 30 e sgg.), senza però riuscirci, e cioè tentava con modi non convincenti. Quella contraddizione, tuttavia, d’allora in poi, è il nostro presente, ancora. Ma molto probabilmente, essa non sarà però più il nostro futuro prossimo 





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