domenica 12 agosto 2018

Guénon su “‘IL’ 666 e CÆSAR”










Recensendo “Lettres d’ Humanité, volume III”[1] – recensione del gennaio-febbraio 1948 (dunque fra le ultime cose scritte da quest’autore), così scriveva Guénon: “Lettres d’Humanité, pubblicazione dell’Associazione Guillaume Budé, contiene nel suo volume III (1944) un curioso studio di Paul Maury, intitolato Le Secret de Virgile et l’architecture des «Bucoliques». Infatti, l’autore vi ha scoperto l’esistenza di una vera ‘architettura’, straordinaria quasi quanto quella della Divina Commedia. Riassumerla è impresa alquanto difficoltosa, tuttavia tenteremo d’indicarne almeno i tratti principali. L’autore ha rilevato innanzitutto una simmetria fra le Egloghe I e IX (le prove della terra), fra la II e l’VIII (le prove dell’Amore), fra la III e la VII (la Musica liberatrice), fra la IV e la VI (le rivelazioni soprannaturali). Queste otto egloghe costituiscono una duplice progressione, ascendete da una parte, per le prima quattro, discendente dall’altra per le ultime quattro, a guisa di doppia scala la cui sommità è occupata dall’Egloga V (Dafne), che l’autore definisce la ‘Bucolica maggiore’. Rimane l’Egloga X (Gallo), che si contrappone alla V ‘come l’amor profano all’amor sacro, l’uomo incarnato, imperfettamente iniziato, all’ideale dell’uomo rinnovato’; son questi ‘i due limiti fra i quali circolano le anime, fra il globo terraqueo e l’Olimpo’. Il tutto forma allora il disegno di una sorta di ‘cappella’, o piuttosto di una ‘basilica pitagorica’, di cui l’Egloga V costituisce l’abside, mentre la X si situa all’estremità opposta; fra queste due, le altre egloghe si dispongono lateralmente da una parte e dalla’altra, e quelle simmetriche sono naturalmente una di fronte all’altra. E non è tutto, essendo le osservazioni successive ancor più straordinarie: si tratta del numero dei versi delle differenti egloghe, in cui si ritrovano altre simmetrie multiple, che certamente non possono considerarsi involontarie. A prima vista, per la verità, alcune di tali simmetrie numeriche sembrano soltanto approssimative; ma le lievi differenze constatate in tal modo hanno indotto l’autore a determinare ed a ‘localizzare’ certe alterazioni del testo (versi omessi o aggiunti), del resto poco frequenti, e che coincidono precisamente con quelle che erano già state sospettate in precedenza, in base a criteri puramente filologici. Dopo di ciò, le simmetrie diventano tutte esatte; purtroppo non possiamo riprodurre qui le diverse tavole in cui esse sono indicate, senza le quali resterebbero incomprensibili. Pertanto, ci limiteremo a dire che i numeri principali messi in evidenza e ripetuti con significativa insistenza sono: 183, per mezzo del quale, stando a Plutarco, ‘i Pitagorici avevano rappresentato l’armonia stessa del grande Cosmo’, 333 e 666; anche quest’ultimo  è ‘un numero pitagorico, triangolare di 36 [secondo la formula: (n(n+1))/2], a sua volta triangolo di 8, l’Ogdoade doppio della Tetrade’.
Aggiungeremo che è essenzialmente un numero ‘solare’ e faremo anche notare che il significato attribuitogli nell’ Apocalisse non costituisce affatto, come afferma l’autore, un ‘capovolgimento dei valori’, ma rappresenta in realtà un’applicazione dell’aspetto opposto di questo numero che, come tanti altri simboli, ha in sé contemporaneamente un significato ‘benefico’ e uno ‘malefico’. Virgilio, evidentemente, si riferiva al primo di questi significati; ora, è esatto dire che egli abbia voluto fare del 666, in particolare la ‘cifra di cesare’, come sembrerebbe confermato dal fatto che, secondo il commentatore di Servio, la Dafne dell’Egloga V, quella centrale, non sarebbe altri che cesare stesso? La cosa non sarebbe affatto inverosimile, e questa interpretazione viene suffragata da altri accostamenti abbastanza rilevanti; d’altra parte, in ciò non si dovrebbe vedere un’applicazione semplicemente ‘politica’, nel senso usuale del termine, se si pone mente all’aspetto non solo ‘religioso’ (come riconosce l’autore), ma anche realmente ‘esoterico’ della figura di Cesare. Non possiamo dire di più sull’argomento, ma riteniamo di aver detto abbastanza da far risaltare l’interesse di questo studio, di cui raccomandiamo particolarmente la lettura a coloro che si interesano al simbolismo dei numeri”[2].
Degno di meditazione, n’est-ce pas?? – nespole, direi di . Se, infatti, “666”, cioè il “numero della Bestia” dell’ Apocalisse di Giovanni – che in altre forme è il 616 – è anche riferito a Cesare, Iulius Caesar, oltre a significare quel che spesso Guénon ha notato – cioè il doppio senso dei simboli e, dunque, anche dei numeri simbolici – vuol dire, però, anche un’altra cosa: esso conferma che l’Anticristo sarà parodia dell’ Imperator, insomma: di Cesare; o, come scriveva Guénon, sarà il Chakravartî alla rovescia







Andrea A, Ianniello








[1]  R. Guénon, Forme tradizionali e cicli cosmici, Edizioni Mediterranee, Roma 1974, p. 139, maiuscoletto in originale.
[2]  Ivi, pp. 139-, corsivi in originale, miei commenti fra parentesi quadre.














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