mercoledì 25 luglio 2018

– LA “QUESTIONE DEL GIORNO” –










Come ho detto, rispondendo alla domanda di un gentil lettore di questo blog: “accettare la situazione, ma non dargli consenso”. Sembra una contraddizione, sembra. Per solito, l’individuo comune – se accetta – dà il proprio consenso, quando invece le due cose non coincidono affatto. Accettare una situazione può anche dipendere da uno squilibrio di forze estremo, com’è oggi; dargli il consenso significa considerare quella situazione giusta.
La situazione oggi è sommamente – sommamenteingiusta, ed infausta. Accettarla significa smetterla di combattere “contro i mulini a vento”, tra l’altro uno dei difetti storici meridionali, perché il Sud è sì la terra della corruzione e della passività più oscena ed immonda, dove la gente viene sputata in faccia ogni dì e non protesta, si fa fare tutto (appunto, il suo consenso ad una situazione ingiusta), insomma non proprio alcun rispetto di se stessa. E, al tempo stesso, è la terra dei “donchisciotte”, quel che si potrebbe chiamare lo “spagnolismo” ha inciso, e non poco. Tra l’altro, Cervantes è stato a Napoli, dove si arruolò per la battaglia di Lepanto. Anche in seguito a quelle avventure, lui sviluppò la famosa critica “ironica” dei vecchi ideali della cavalleria, che pure un tempo l’avevano infiammato. Per “donchisciottismo” s’intende oggi l’imbarcarsi in battaglie perse in partenza: è il nostro caso. Manca la “risonanza” nella società, perché certi ideali abbiano – davvero – presa. Questo notava già illo tempore lo stesso Evola, nella chiusa – la parte finale – di Rivolta contro il mondo moderno, ma i suoi seguaci o fan non amano tener conto di tali affermazioni, pronti ad abboccare all’ “illusione del giorno”, che non è altro se non la maschera del vecchio nazionalismo: il “sovranismo” cosiddetto. Va sempre infatti precisato: il nazionalismo, ogni nazionalismo, in qualsiasi sua forma non è la Traditio.
Il nazionalismo, ogni nazionalismo, in qualsiasi sua forma non è la Traditio.
Il nazionalismo, ogni nazionalismo, in qualsiasi sua forma non è la Traditio.
Il nazionalismo, ogni nazionalismo, in qualsiasi sua forma non è la Traditio.

Quindi – per tornare a noi – il donchisciottismo, ma nemmeno il dare il proprio consenso.
Abbiamo ancora la parola per dire la nostra, finché dura, perché sparirà anche questo, e non resterà “in fin” altro da fare che “rifugiarsi sui monti”, come dicono le profezie “apocalittiche” cosiddette. Ma perché tutto ciò? Perché, alla fin fine, “non rimarrà altro” che il “rifugiarsi sui monti” tanto simboliche quanto reale, concreto, storico?
Questo è, poi, alla fin fine, nonun” problema, bensì “ilproblema dei problemi. D’altro canto, fu detto che, alla fine, la Traditio si sarebbe del tutto “ritirata” – quasi del tutto, per esser precisi – e fu detto dallo stesso Guénon, e a chiare lettere.

Veniamo alla “questione del giorno”. E’, infatti, dalla fine di M. Dolcetta che si stan susseguendo sparizioni per così dir “eccellenti”; è come se – come se – l’intera “prima linea” e tutte le seguenti, già da tempo in crisi, siano però sparite. Che succede all’ultima linea? L’ultima rimasta? Come l’ “estremo” nel gioco del rugby? Che succederà, dunque, anche quest’ultima cederà o non ancora, essendo riservata proprio per l’ “estremo” del Ciclo?
Sembrerebbe più questa la risposta, ma si è aperti ad ogni evenienza. In ogni caso, lo sapremo … lo sapremo …

Andrea A. Ianniello













2 commenti:



  1. Eclissi di Luna lunga, sì, ma non sopravvalutiamola.
    E ci sta ora la croce a T nei segni fissi, temporanea: trump fa la pace con l’Uè – mai attendersi troppo – chi si aspettava “chissà che” dall'eclissi di luna, è stato, proverbialmente, deluso: le posizioni non attestano uno squilibrio così forte a favore di una parte, che sarebbe la crisi grossa.
    Marte forte: vero, ma da solo? con Urano in quadratura? Non può fare chissà che, fa disastri, ma relativi.
    Un astro non fa primavera ...
    ahi noi, la crisi grosso può arrivare **se e solo se** il dollaro e la sua centralità vengono messi in crisi, cosa che accadde negli anni Settanta del secolo scorso, e poi **mai più** dopo.
    I problemi di fondo rimangono, così come rimane il sistema di scarico tensioni: se non si blocca questa “pompa”, non cambia niente, pur essendoci, oggi, dei presupposti; i presupposti sono una crisi nel petrolio per esempio, o sulle valute.
    Una crisi generale oggi ha i presupposti, ma è una cosa che, al momento, non credo ancora possibile, croce a T, quadrature reciproche che spingono e bloccano al tempo stesso, bisogna vedere l'eclissi di agosto, di sole, cosa porta - questa di luna prossima è molto folle - molto erratica, secondo lo style della nostra famosa epoca sublime ....
    In **tal** senso: è ufficiale: il NWO è finito, Bloomberg docet = il gotha americano ha preso atto, = la globalizzazione è in crisi irreversibile.
    Ma i “sovranismi” possono solo spaccare, **non** portare ad una crisi esiziale, “finale”: questo è **altrettanto** certo.

    I segni son solo segni, da soli non significano un bel niente.


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    1. Un “caos calmo”, e che **non** distrugge il System, anzi: lo blinda, lo sappiamo, e lo si è detto – in molte, tante “salse” su ed in questo blog, e da tempo, ormai – che il caos blindi il System: ecco ciò che gli **illusi** “tradizionalisti” **mai e poi mai** si sarebbero immaginati ... E son dei folli, perché credono di vivere nell’epoca della Restaurazione, dopo il Congresso di Vienna del 1815, o vorrebbero che una cosa del genere ci fosse o accadesse = aver capito **zero** del mondo moderno e del **processo**chiamato “Crisi del mondo moderno” (R. Guénon) …





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