venerdì 8 giugno 2018

Tutto cambia, se …








“Tutto cambia, se si accetta o non si accetta la ‘interpretazione sacrificale della vita’, formula che Guénon nascose in una breve recensione sulle ‘Études Traditionelles’ a un articolo di Coomaraswamy. Secondo quella interpretazione, infatti, ‘gli atti, avendo un carattere essenzialmente simbolico, devono essere trattati come supporti di contemplazione (dhiyālamba), il che presuppone che ogni pratica implichi e includa una teoria corrispondente’. Ogni pratica, ogni gesto, volontario e involontario: che cos’è infatti più sacrificale del respiro? Una invisibile morsa stringe ora ogni istante, lo costringe a un’oblazione perpetua. Ma, se nulla si offre, se il sacrificio viene accantonato fra le superstizioni, che cosa avverrà? ‘La rivoluzione, attraverso il sacrificio, conferma la superstizione’ avverte Baudelaire. Non nominato, il sacrificio continua ad esigere le sue vittime, torna ad essere nomade e sposta ovunque i luoghi del suo culto”[1].













Andrea A. Ianniello






[1] R, Calasso, La rovina di Kasch, Adelphi Edizioni, Milano 1983, pp. 273-274.








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