domenica 10 giugno 2018

Il G7 spaccato: fine della “globalizzazione”? Fine del “Nwo”?













Al G7 si è verificata una spaccatura significativa: l’ ex Gotha della globalizzazione ormai è diviso al suo interno.
Dal “NWO” – New World Order – si passa ormai, e direi definitivamente, al “NWD”, New World Disorder, dove il termine “New” si giustifica, in quanto non trattasi di mero ritorno alla fase precedente, ma di dissoluzione dell’ordine unipolare nato dalla “fine del comunismo” cosiddetta.   
Il sistema della Grande Prostituta non vede più la famosa unanimità che lo caratterizzava, ma si spacca, e si scinde, tra l’altro, significativamente, tra gli Usa e il resto del G7, o G6 ormai[1], mentre il “G3” (di Cina, Russia ed Usa) sta infine venendo fuori: ma non è un nuovo G7, al centro di questo nuovo “Direttorio” non è certo la globalizzazione, ma solo l’interesse di ognuna delle potenze: se gli Usa credono che, andando lì, avranno lo stesso posto che avevano prima, o rinnoveranno la loro supremazia, stanno solo  sognando. Non han capito proprio niente[2].

Vi è un interessante (lungo) passo di un libro di ben undici anni fa. Merita di esser citato per esteso.
“Parallelamente alla Tavola di Smeraldo, i falsi demiurghi utilizzarono altri testi alchemici senza comprenderli meglio. Perché il presidente Truman volle la guerra fredda, che allora Stalin non desiderava, se non perché i suoi consiglieri avevano letto il commentario sul combattimento tra le due nature all’apertura della materia? Peccato che non avessero letto fino in fondo! In questa lotta ermetica, non c’è alcun vincitore; ambedue gli avversari, estenuati e distrutti, lasciano il posto a un corpo nuovo e vigoroso che raccoglie entrambe le eredità. Ma essi non vollero affatto questo rampollo; puntarono invece su un vincitore, l’America, pensando che, con la sua vittoria, si sarebbe trasfusa le energie vitali e le risorse di una Russia spossata (come farebbe credere una superficiale lettura del combattimento tra la Remora e la Salamandra descritta da Savinien de Cyrano Bergerac) e che proprio essa sarebbe stata il vecchio atleta e il giovane virgulto. In fine, non son riusciti se non a sollevare i popoli contro quest’insolente vampiro. Se avessero raggiunto la vera fine del combattimento, né la Russia né gli Stati Uniti o, più esattamente, né l’economia di Stato né il capitalismo sarebbero sopravvissuti al giorno d’oggi. Sarebbero crollati ambedue per lasciare il posto ad una modalità di produzione e di scambi interamente nuova e di cui nessuno potrebbe immaginare le forme. Tali eventi si sono ripetuti nel corso della Storia. Roma, perpetuatasi in Bisanzio, e la Persia si affrontarono fino allo stremo reciproco delle proprie forze. Sulle rovine dei loro imperi antagonisti poté crescere la meravigliosa civiltà araba, che risplendette fino al XVII secolo e annoverò tanti saggi e artisti prima della sua attuale decadenza. Allo stesso modo, l’impero cosiddetto romano sorse dalla mutua distruzione di Cartagine e della Repubblica di Romolo.
Per non aver assolutamente compreso questa necessità dell’arte, l’America si prepara il destino della superba Assiria […]. Almeno, è il destino che incombe su di essa se persisterà a tirare avanti. Abbiamo visto che i demiurghi le hanno assegnato il ruolo delle aquile. In accordo su questo punto con tutti gli autori, il Filalete limita i loro voli a sette o a nove.
Incentivare ulteriormente questa fase non porterà che alla perdita sia del sublimato che del composto. Se l’equivalenza simbolica che essi hanno imposto è un minimo operativa, ostinarsi a promuovere gli Stati Uniti al di sopra delle altre nazioni non condurrà che alla loro frammentazione, perché l’anima egregorica dello Stato federale non potrà più mantenere oltre la sua coesione.
Quindi dovremo assistere alla dispersione degli Stati che li compongono […]. Troppo mal condotto, l’esperimento conduce sicuramente all’esplosione del crogiuolo […].
Possiamo d’altronde predire questa frammentazione mediante un’altra via. All’epoca della guerra del Golfo, si concepì il modello strategico per compiere artificialmente la profezie dell’Angelo Gabriele nell’ottavo capitolo del Libro di Daniele[3].

Dopo aver parlato del paragone, famoso, del corno e del capro testardo del Libro di Daniele, quest’autore – in realtà, pseudoepigrafo – accenna alla centralità del fiume Eufrate, sul quale si è più volte tornati su questo blog[4].
Poi continua – dopo averci, opportunamente, ricordato che “Nessuno gioca impunemente con i simboli attivi”[5] – così: “Le norma di successione per l’elezione del presidente degli Stati Uniti non preserveranno il suo impero segreto, né la sua integrità, dalle cause iscritte nei cieli angelici. 
Gli eredi di Alessandro [Magno] non poterono mantenersi, non per incompetenza o debolezza personale, ma perché fu loro ritirato il sigillo divino del potere, non potendo così ottenere l’indispensabile riconoscimento da parte dell’anima dei popoli. Se sotto questo punto di vista l’Europa è assimilabile alla coalizione macedone, sarà la prima a ritirarsi dalla zona d’influenza americana [che poi è ciò che, in nuce, oggi sta succedendo]. D’altronde assistiamo ai primi fremiti di questo ritiro, sia con la pricocolina [allusione a Picrocolo, personaggio del Gargantua di Rabelais] guerra del bue e della mostarda o, in modo più grave, con la decisione di costruire un esercito indipendente dal Patto Atlantico. Gli altri regni ellenistici furono costruiti intorno alle capitali di Alessandro. Siccome l’America non ha trasferito le sue fuori dal suo suolo, scommettiamo ragionevolmente che per New York, Chicago, Dallas e San Francisco [secondo l’autore qui citato].
Il corno del capro si spezza, non perché intraprese la conquista delle terre del montone [nel nostro caso, l’Iraq], ma perché non fu capace di moderare la sua rabbia nel distruggerlo. […] Gli scrittori che innalzarono l’avventura d Alessandro al rango di epopea gli rimproverarono, tutti, la collera cieca e quello straripamento dell’equilibrio che i Greci chiamavano hybris, termine che significa tanto l’audacia quanto l’isolenza, l’ingiuria o il maltrattamento, e che sembra derivi da hybros, l’escrescenza. E’ […] l’eccesso contro il quale mette in guardia Juan de Valdés Leal. Quando l’artista non sa misurare il furor del regime di Marte, nella via secca o breve, ottiene solo la pietra bruciata o prostituita; inoltre il crogiuolo si rompe sotto la violenza dell’operazione. Quando edificavano un impero, i più saggi dei sovrani dell’antichità avevano cura di rispettare la distinzione delle quattro parti spaziali, corrispondente ai quattro quartieri della città e alle quattro funzioni. Così Sargon di Accadia si fece chiamare re delle quattro regioni. L’unità si faceva nel centro, analogon della quintessenza.
Al momento della loro intronizzazione, i re di Tara o del quinto regno d’Irlanda [ma il quinto regno ha profondi riverberi, rosacrociani, tra l’altro], i quali tradizionalmente assicuravano la coesione di tutta l’isola, posavano il piede su una pietra chiamata Lia Fail. Se l’impetrante era legittimo, la pietra gemeva e si fendeva, temporaneamente e simbolicamente, in quattro parti, rappresentanti i quattro regni e le quattro isola settentrionali da cui, secondo le leggende, erano discesi i Tuata de Danan[6].

Vi sarebbe molto ma molto da dire al proposito, e su vari livelli e piani, ma c’è poco tempo disponibile per dedicarsi ai giusti ed opportuni approfondimenti. Se ne trarrà, in ogni caso, comunque una deduzione utile: è giunto il tempo per l’Europa di ritornare a pensare a se stessa, come latrice di un destino diverso da quello americano.
Che l’Europa di oggi sia del tutto impreparata alla bisogna, è chiaro ed evidente al di là di ogni ragionevole dubbio, per dirla coi “telefilm” americani (detto con ovvia ironia). Che, tuttavia, sia necessario iniziare a pensarci, è altrettanto chiaro ed evidente.





Andrea A. Ianniello
















[2] L’orologio della storia non può mai muoversi all’indietro, è del tutto illusorio crederlo, che – poi – è, tuttavia, l’ illusione fondante di ogni “tradizionalismo”, che, così, inevitabilmente si condanna o all’impotenza, o a difendere la “tradizione” con mezzi e modalità moderni, dunque a modernizzare, malgré luimême. Ma – chiediamoci, a questo punto: si può rompere l’orologio?? Perché questo è il punto vero …
[3] Fulcanelli, Finis Gloriæ Mundi, Edizioni Mediterranee, Roma 2007, Prefazione di J. d’Arès, pp. 97-99, corsivi in originale.
Questo stesso libro si può leggere online, cf. http://sbss.it/pdf/finis.pdf.  
[5] Fulcanelli, Finis Gloriæ Mundi, cit., p. 100.   
[6] Ivi, pp. 101-102, corsivi e grassetti nell’originale, i miei commenti son posti fra parentesi quadre.   








11 commenti:

  1. D'accordo su tutta la linea. E bisognerebbe che si capisse che affinché l'Europa ricominci a pensare a se stessa, la Germania vada riproporzionata all'interno del gioco delle influenze interne.

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    1. Assolutamente concordo, ma il “riproporzionamento” della Germania nelle sue giuste “proporzioni” non sarà facile, non sarà uno scherzo ...

      In quanto tutto lo sviluppo, da venti lunghi anni in qua, in effetti, ha prodotto vinti e vincitori: la Germania è stata una nazione che ha molto profittato di questa fase ...

      Le cose stanno cambiando, ma vi è differenza tra le cose che accadono e la **consapevolezza** delle stesse; poi, a livello sociale, politico, le cose sono ancora più difficili ...

      In ogni caso, questa sarebbe la giusta via.










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    2. Da qui il "bisognerebbe che si capisse", non uno scherzetto (né tantomeno un dolcetto)

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    3. Eh no che non è scherzetto né dolcetto, in questo perenne Halloween che si vive … ma perché, poi, è così difficile farlo … perché bisognerebbe criticare – staccandosi – tutto lo sviluppo post ’89 ed è piuttosto chiaro ed evidente che, chiunque sia oggi al comando, non ne è in grado. Né in Europa né fuori: potrebbe per esempio la Cina andar contro ciò che le ha dato la potenza? Ovviamente, nemmeno la Germania lo può. Dovrebbero farlo gli **sconfitti** di questa lunga fase, Italia in testa, ma non hanno testa, manca loro – totalmente – la cultura per anche solo immaginare che le cose potrebbero essere anche diverse. Ecco la difficoltà, e finché non c’era la necessità, si poteva dormir bene, senza problemi.
      Purtroppo c’è oggi la necessità, una necessità che non trova risposte.
      Si oscilla, dunque, di qua e di là, senza Bussola.
      Direi “s-bussolati”, un mondo “s-bussolato” pur pieno di bussolotti. Senza bussola, senza Oriente, senza una direzione cui andare = si va quindi alla deriva. L’Oriente storico ha fallito, nonostante i sognatori – inguaribili – dell’Oriente “intemerato e puro”, che sta solo nei loro cervelli.
      Il che, tuttavia, **non giustifica**, ma in alcun modo, i “difensori dell’Occidente”, tanto criticati da Guénon “illo tempore”, in “La Crisi del mondo moderno”, la cui ultima edizione (2016) pare valuti solo l’idea, pur di Guénon, senza dubbio, dell’invasione degli “orientali occidentalizzati”, come li chiamava lui. Peccato che Guénon, sempre in questo libro, se la prenda, proprio fortemente, contro quelli che chiamava i “difensori dell’Occidente”, che oggi sono tutte le destre “sovraniste” o neo nazionaliste, che dir si voglia, gli orientamenti ai quali i curatori dell’ultima edizione son vicini.
      Va infatti sempre precisato che Guénon **detestava** i “difensori dell’Occidente”, per lui non era quella la risposta giusta.
      Preferisco l’edizione originale, con la Prefazione di Evola, che già “periclitava” su questo punto, ma **non** come nell’ultima edizione.
      PS. La vecchia edizione (del lontano **1972**) la si po’ eleggere online su d un link, cf.
      https://appoggiofilosofia.files.wordpress.com/2014/02/guc3a9non-crisi-del-mondo-moderno.pdf.

      Detto tutto ciò, delle “sinistre” non v’è nulla da dire, dai vecchi “guardiani” di un System in crisi profonda – ed interna – vi è ancor meno da dire che dei “difensori dell’Occidente”, che, almeno loro, si possono ancora criticare. Dall’altra parte non v’è più nulla proprio.














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    4. Come dissi un tempo: poi, Hitler passeggia sugli Champs Elysées e vede la Tour Eiffel; un tizio, tanto tempo prima, lo vide: A. Machen, in un suo racconto, e non fu - ovviamente - creduto
      Tra l’altro, l’Occidente **è** tramonto, “Der Untergang des Abendlandes”, “Il Crepuscolo dell’Occidente”, lett. “L’andar giù della Terra del Tramonto”, ma è un tramonto che rifiuta di compiere la sua missione storica: tramontare, appunto … “Ex occasu Salus”, ma **devi voler** ho casa re, **prima** ….
      L’Occidente **è** tramonto, “Der Untergang des Abendlandes” (O. Spengler), “Il Crepuscolo dell’Occidente”, lett. “L’andar giù della Terra del Tramonto”, ma è un tramonto che rifiuta di compiere la sua missione storica: tramontare, appunto …
      “Ex occasu Salus”, ma devi voler ho casa re, prima ….
      Hitler e il vertice del Terzo Reich detestavano Spengler, che fu noto come “Il Tramonto” …. Questo perché Hitler credeva esser la “Renovatio Occidentis” ….
      Un tramonto che rifiuta di tramontare **vien meno** alla sua ****propria** missione storica***, il che spiega – davvero – la profonda, irreversibile crisi dell’Occidente, della democrazia, ecc. ecc.
      Il resto è chiacchiera ….




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  2. Draghi ha annunciato l'imminente fine del QE. Come la vedi? Come pensi che si comporterà il falco che probabilmente lo sostituirà nel 2019, forse proprio Weidmann, il direttore della Banca centrale tedesca?

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    1. Di sfuggita, ieri, ho dato un’occhiata alla comparsata di Rinaldi su Tagadà (La7), sulla fine del QE prossima.
      Giusta l’osservazione di Rinaldi che il QE se l’è inventato Draghi nelle pieghe dei Trattati (una vecchia volpe della prima Repubblica commentava che, di fatto, la Bce ha stampato denaro).
      Diceva Rinaldi, poi, che prima cosa, il QE doveva finire a settembre, ma si prolungherà fino a dicembre, pur pian piano scemando.
      Aggiungeva che poi la Bce, di tutto quanto ha comprato (titoli pubblici), non se ne disfarrà, ma li investirà, oltre a mantenere una politica accomodante fini a settembre dell’anno prossimo.
      Secondo lui, questo significava che si sarebbe inventato qualche altra cosa, dopo.
      La cosa interessante si è che, questa volta, le due sponde dell’Atlantico - di nuovo - prendono due strade diverse,
      Ora - ed è importante - questo voto non ha - per la **prima volta** - ricevuto il voto contrario della Germania, della Bundesbank.
      Il che darebbe corpo, all’idea detta da qualcuno e riportata su qualche giornale, che ci sarebbe stata una telefonata (da parte del “diavolo”) che avrebbe sbloccato la trattativa fra Salvini e Di Maio, e confermerebbe l’identità - **presuntiva**, ovvio - di chi sia questo”diavolo” ....
      Ed allora, sarebbe chiaro che l’Italia svolga un’azione di sfondamento nella situazione presente.
      Il che vuol dire che vi è un confronto: ma quali sono le due pari in conflitto?? La risposta a questa domanda è decisiva.
      Il che, poi, rende difficile la mera ripetizione dello scenario del 2011.
      Quel che, secondo me, sta cambiando tutto è la guerra commerciale Usa “versus” mondo.








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  3. Cf. http://www.wallstreetitalia.com/russia-liquida-meta-riserv…/. E finché è la Russia, siamo ancora nell’aggiustabile, se tocca la Cina, che ha il 7% del debito Usa, le cose son ben diverse.
    (PS: qualcuno pensa che il 7% sia poco, ma, data l’entità spaventosa del debito Usa, può mettere in moto un effetto valanga: questo è lo scenario ipotizzato in vecchi film, citati in questo blog, e che, ovviamente, vanno aggiornati nelle **forme**, ma il meccanismo questo è, questo rimane).
    E non sarebbe un mero crollo, ma una crisi del **debito sovrano** Usa .... si consideri la perdurante centralità del dollaro
    La crisi toccherebbe il dollaro, fatto sostanziale ....

    Si è vista solo negli anni Trenta del secolo scorso.


    La modernità non è avanzata, ma tardiva, attardata, tardona, un tramonto che non vuol tramontare: dunque fa feticci, “idola gentium”, si attarda su retoriche che, nella vita quotidiana, non han più alcun senso, non mordono più la realtà concreta, ormai sempre più dominata dai problemi basici, che la modernità - nelle sua promesse **non** mantenute - aveva detto di voler risolvere, ma oggi si vede che non ha per niente risolto.
    Alla fine della (dys-)avventura della modernità, scopriamo che i problemi sono, di nuovo: la sopravvivenza, mangiare, bere; di nuovo - e sempre.
    Ecco perché la sinistra **non** può convincere più.
    E le destre? Le destra **sembrano** convincenti. Nel mondo di oggi basta.
    Non funziona? Che importa: ti votano. Basta che sembri.
    Che goduria vedere la sinistra che non sa che pesci pigliare.
    Ma la cosa finisce qui: quel che viene dopo non è detto sia migliore.




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  4. Un tempo, gli dèi camminavano tra gli uomini. Oggi, le macchine sostituiscono – sempre più – gli uomini: la chiamano … “evoluzione” …




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  5. Un po’ come ne “Il Signore degli Anelli”, la preparazione è lunghissima, un dedalo di cunicoli ciechi e di vie senza uscita, un groviglio inestricabili di contraddizioni su contraddizioni su contraddizioni, doglie infinite. Una volta, però, che il System cominci davvero ad andare a folle, le cose si svolgono più rapidamente. Il che non vuol dire che, sempre come “Il Signore degli Anelli”, non vi siano poi conseguenze lunghe e penose. Un inizio lungo, tremendo, macchinoso, complicato e pesante; un centro tutto sommato più chiaro e semplice; una coda lunga di conseguenze, ma **non** così luna e macchinosa come la fase iniziale, lunga e tremenda, che ci è stato dato – ahinoi – di dover vivere.

    PS. Su “Il Signore degli Anelli”, su questo blog, cf.
    https://associazione-federicoii.blogspot.com/2017/08/la-compagnia-e-l-anello.html







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