domenica 24 giugno 2018

Ed Or (non è d’or)









“E ora, la fine delle religioni. Non basta assolutamente a provocarla
quel che si chiama intima dissoluzione: ossia l’allontanamento
spirituale di singole categorie del popolo [...]. Anzi, non basta
nemmeno la presenza di una religione nuova, assai meglio
rispondente all’esigenza metafisica del momento. Le sètte possono
essere perseguitate ed estirpate, oppure abbandonate alla loro
mutevolezza [...]. Le classi colte, che sono state sottratte da influssi
culturali alla religione in vigore, tornano di certo di nuovo ad essa
[...], ovvero trovano con essa un nuovo accomodamento per misure
di prudenza [...]. Una religione nuova può porsi accanto a quella
antica, può spartirsi il mondo con essa, ma è impossibile che la
scacci per parte sua, nemmeno qualora abbia con sé le masse, a meno che non intervenga il potere statale. Ogni religione colta di
rango più elevato è forse relativamente eterna (vale a dire,
eterna quanto la vita dei popoli che la professano), qualora i suoi avversari non riescano a sollevare tal potere contro di essa. Dinanzi
alla violenza soccombono tutte, se questa viene usata in modo
conseguente, e tanto più se si tratta di un unico, inevitabile impero
mondiale come quello romano. Senza [...] una violenza proporzionatamente usata, continuano a vivere e traggono sempre
di nuovo il proprio potere dallo spirito delle masse, anzi alla
fine riacquistano dalla loro parte il braccio secolare. Così le
religioni d’Oriente. Con l’aiuto del potere statale, il buddismo
poté esser estirpato in India dalla religione bramina. Senza la
legislazione imperiale da Costantino fino a Teodosio, la religione
greco-romana vivrebbe ancor oggi. Senza un assoluto, almeno
temporaneo divieto, operato dal braccio secolare (unito in caso
di necessità ai mezzi estremi), la Riforma non si sarebbe affermata
in nessun luogo. Essa ha perduto tutti quei territori ove non
possedeva tale vantaggio del braccio secolare [...]. così, anche una
religione apparentemente giovane e forte può soccombere [...],
forse per sempre [...]. Poiché è dubbio se, più tardi,
 un nuovo slancio coinciderà con
 ‘un momento favorevole alla stabilizzazione’”.
(J. Burckhardt, Riflessioni sulla storia universale,
Rizzoli, Milano 1966, pp. 78-79-80)

“ ‘Le specie sono immutabili e non possono esser cambiate
le une con le altre, ma il piombo, il rame e l’argento
non sono delle specie: è una stessa essenza
le cui diverse forme ci sembrano delle specie’.
Tale è, espresso da Alberto Magno
 (De Alchimia, in Theatr. Chim.
t. II, p. 459), il principio su cui si basa
 la ricerca della trasmutazione”.
(R. Allendy, Alchimia e Medicina, Atanòr,
Roma 1985, p. 32)

[…]


“Tutti i fenomeni del normale mondo fisico hanno la loro controparte nel mondo astrale, compresi i pensieri, le
emozioni, i desideri e le fantasie. Un termine alternativo
per piano astrale è ‘mondo del desiderio’, il piano su cui i nostri
desideri e la nostra immaginazione hanno una realtà
indipendente. In teoria è il mondo che visitiamo nei sogni
e quello in cui andiamo dopo la morte. La regione astrale
in cui l’anima si trova dopo la morte è approssimativamente
l’equivalente del purgatorio cristiano. Prima di elevarsi
a piani più alti, l’anima deve liberarsi delle scorie delle sue
caratteristiche più basse e non spirituali, e dei suoi legami
con la vita terrena e col piano fisico, processo che può richiedere
 molto tempo. Il livello più basso di questo aldilà è l’ ‘inferno’, e un’anima in questo livello è in un regno di tenebre e di orrore,
sebbene si tratti di un inferno fatto da lei stessa, dove s’impiglia nelle ragnatele delle sue proprie colpe,  tormentata dalle forme astrali e dalle personificazioni dei suoi delitti e delle sue passioni proprie della vita terrena. […] Coloro le cui vite sono state grossolane, brutali e materialistiche, come i fantasmi legati alla
terra di Platone, soffrono angosce sul piano astrale perché i loro
desideri non li abbandonano, ed essi non hanno modo
di appagarli se non aggrappandosi ad altre persone di simili
tendenze. Perché gli esseri del mondo astrale non sono
necessariamente tagliati fuori da noi che siamo nel mondo fisico.
Se i loro legami e i loro appetiti terreni sono molto forti, o se
coloro che sono nel mondo fisico mantengono forti legami
emotivi con loro, essi possono attraversare il confine del piano fisico
presentandosi come apparizioni o presenze, entità intangibili ed ossessive. Alcune di esse non sono affatto ostili, ma alcune lo sono”.
(R. Cavendish, I poteri del maligno nella magia, nella religione e nella tradizione popolare, Edizioni Mediterranee, Roma 1990, pp. 61-62)

[…]

“… e Nike dalle belle caviglie …”.
(Esiodo, Teogonia, in Opere,
 Classici Mondadori, Milano 2007,
p. 21, v. 384)

“Il Kaliyuga è l’epoca direttamente precedente la fine del mondo. Essa è caratterizzata da cinque peculiarità: accorciamento della
vita umana, modo di vivere ozioso ed egoistico, sfrenata lussuria ed avarizia, filosofie materialistiche e credenza nell’inevitabile conflagrazione. La leggenda profetizza che la vibrazione di questi tempi danneggerà la struttura del Grande Stupa; il testo descrive chiaramente i portenti che annunciano il decadimento e la distruzione della vita più alta. Man mano che lo Yuga progredisce, la frenetica accelerazione verso l’annichilimento finale distrugge le vestigia della dottrina di Buddha Sakyamuni. La leggenda predice che, a meno che gli insegnamenti del Tantra non siano ascoltati […] come sono stati enunciati dalle forme incarnate dei Bodhisattva, il cui merito accumulato nelle esistenze precedenti dona loro un indomabile coraggio per assoggettare i sensi animali super stimolati ed infiammati, la forma esterna del Grande Stupa sarà definitivamente ed irrimediabilmente distrutta. La diminuzione della durata della vita può essere compresa ai due livelli che accompagnano anche l’idea di rinascita. Primo: può essere compresa sul piano fisico, nel quale il corpo nasce, viene nutrito, si matura, diventa vecchio e quindi si decompone per tornare agli elementi da cui era stato generato. Secondo: può esser compreso sul piano mentale di un’esperienza, come un continuum, un flusso costante che cambia ad ogni istante d’esperienza. La vita mentale di un’esperienza, che nella terminologia buddhista è definita dharma, è una frazione di un più grande flusso che è il Dharma. Ogni dharma varia in lunghezza secondo il grado di concentrazione del conoscitore. Durante il Kaliyuga le passioni velenose, particolarmente la lussuria, l’avarizia, la brama di acquisire, la gelosia e l’invidia causano una perdita di concentrazione. La mente schizza via dal suo pacifico centro, in cerca degli oggetti dei suoi desideri, oppure si ritrae dagli oggetti che la respingono. Alla fine, la velocità della vita aumenta proporzionalmente alla riduzione della sua lunghezza. A livello mentale, l’eone rappresenta un’unità di tempo dentro la più profonda sfera della mentalità o della spiritualità. […] Siccome il Kaliyuga trascina verso la sua conclusione il tasso di vibrazione, l’unità di tempo mentale che viene sperimentata diviene infinitesimale, finché la velocità crescente e il frazionamento delle particelle del tempo risulta nel finale annullamento di tutte le forme in conflagrazione”.
(Padma Sambhava, La Leggenda del Grande Stupa – La
Biografia del Guru nato dal Loto,
Ubaldini, Roma 1977, Introduzione pp. 18-19, corsivi miei)

[…]



Il problema vero di questi ultimi venti, venticinque anni, però, è stato proprio il quasi svanire dei contrari sotto il manto, osceno e flatulento – immondizia della mente, […] –, del “neoliberismo” e della “globalizzazione”, che non fanno altro se non confermare la [storica] tendenza uniformizzante del mondo moderno, resa, tuttavia, in pratica dittatoriale. Infatti le divisioni all’interno del mondo moderno, han consentito, negli anni prima di quest’ultima, orrenda “epoca della fine”, di mantenere degli “spiragli” aperti. Oggia parte l’assoluta ed irrinunciabile necessità di un intervento dall’Alto – il problema vero è “riaccendere” uno spazio, riaprire un passaggio d’energia per mezzo dei contrari, di un contrario almeno, al meno ed al minimo, però tale, in altre parole un elemento contrario, che possa “riaccendere” la pressione, in un mondo in glaciazione mentale spirituale gigantesca, e riapra uno spiraglio. Ma, per far questo, non serve cucinare di nuovo delle vecchie portate, magari anche bene, ma, piuttosto, si ha necessità di un “agile cavallo” – come nel gioco degli scacchi, l’unico pezzo che salta gli ostacoli -, cavallo che sia dinamico: in tal senso, mi sono recentemente interessato al mondo dell’arte cosiddetta “radicale” e del passaggio ch’essa consente, di fatto, unica, di compiere, ovvero di saltare l’ostacolo ed inserire una corrente dinamica in un mondo statico, ucciso ed avvelenato dalla “modernità compiuta”, modernità tarda e compiuta che ha segnato una chiusura quasi totale di ogni altra possibile prospettiva.
In un tal discorso, s’inserisce anche la citazione, qui sopra riportata, della “Leggenda del Grande Stupa” di Jarungkhasor, Nepàl.
La “Leggenda del Grande Stupa” di Jarungkhasor (Nepàl), citata qui sopra, parla della decadenza irrimediabile delle religioni come di un segno decisivo del corso del Kali-Yuga verso la deflagrazione finale.
Come si evince dall’ultimo passo riportato, si parla di un “Tantrika”, e si formula su di lui una profezia:
“Durante il Kaliyuga si presentano delle possibilità di salvare se stessi dalla distruzione che si avvicina. Le discipline dell’Hinayana e del Mahayana, per quanto cruciali, sono inadeguate a combattere le forze crescenti della passione. Tuttavia, il Vajrayana [Veicolo di Diamante, il Tantrismo buddhista; nota mia] provvede i mezzi per dominare l’impulsiva natura dell’uomo.
L’insegnamento Hinayana prescrive un totale rifiuto e una totale rinuncia alla passione; il Mahayana prescrive l’antidoto e la neutralizzazione della passione; il Vajrayana prescrive la comprensione della passione per mezzo del metodo omeopatico dell’indulgenza controllata.
Nella leggenda è profetizzato l’arrivo di Tulku [“reincarnazione” alla lettera. nel senso di metempsicosi, non di trasmigrazione; nota mia]. Nel Vajrayana un Tulku o essere illuminato degli ultimi giorni del Kaliyuga, sarà conosciuto come un Tantrika, uno Yogi che si è reso padrone della disciplina dell’apprendere la purezza essenziale inerente ad ogni esperienza. Egli sarà un maestro d’esperienze, di qualsiasi natura, legate su un filo di pura coscienza, come una collana di perle” (Padma Sambhava, La Leggenda del Grande Stupa, cit., p. 19).
Ora, nella Leggenda si dice che, se il “Tulku” in questione non si fosse materializzato molto presto, la Cina avrebbe invaso il Tibet: cosa successa!
“Se il voto di questo Grande Essere rimarrà integro e non danneggiato, allora, nel corso del suo venticinquesimo anno lo Stupa [simbolico] sarà restaurato. Se il lavoro è rimandato ma comincerà prima del suo trentatreesimo anno, sarà completato. Ma se il lavoro è ritardato oltre questo limite, la guerra scoppierà su Tibet e Cina […]. Dagli altipiani al confine nord-orientale della Cina, un esercito […] invaderà il Tibet” (ivi, p. 50).
Se ne deve dedurre, poiché ciò è già successo, che la “ricostruzione” non ha avuto buon esisto, e così è, se guardiamo il nostro mondo: son più di vent’anni di decadenza e dissolvimento d’ogni cosa!
Vent’anni e più!
Mai visto e mai nella storia se n’ebbe notizia …
Un affondamento totale che si è rafforzato, in maniera inesorabile ed inguaribile, da dopo l’inizio di quest’infausto secolo XXI°, con i fatti del 2001 che tutti sanno e conoscono. Nonostante tutto, il “Tantrika”, il “maestro di ogni esperienza in quanto esperienza ma legate alla pura coscienza”, ci proverà, ma in gran ritardo, il che renderà tutto assai difficile, poiché “i morbosi poteri delle tenebre indurranno, con la forza della seduzione, gli uomini al vizio e saranno pochi quelli pronti ad aver fede e devozione nel Nobil Essere – pochi come le stelle durante il giorno. Ciononostante il Nobil Essere sarà seguito” (ibid., p. 51).
Ma è chiaro che i tempi si sono allungati e tanti e tanti disastri non si sono evitati …
Tuttavia: “Ogni creatura vivente che vede con i suoi occhi il Grande Restauro, o sente la sua vibrazione con le sue orecchie, o lo immagina con la sua mente o lo sente col suo corpo viene mentalmente pulita da tutti i segni delle sue azioni inconsapevoli […]. Tutti gli uomini impegnati con il Nobil Essere nel Restauro del Grande Stupa, con o senza consapevolezza, fede o devozione, ricevono una parte […] del suo potere spirituale” (ibid., p. 53).

Andrea A. Ianniello


[scritto del 2010, revisione del gennaio 2018]





NB: è uscita una brevissima riduzione, solo il Prologo e la Bibliografia della forma del 2008 – più una breve nota a pie’ pagina aggiunta – nel 2015. Il libretto è: A. A. Ianniello, Pietre che cantano 2, Universal Books, Cosenza s.d. (in realtà, 2015) [libretto omaggio, senza indicazione di prezzo]. In realtà, anche la forma precedente uscì “s.d.”, cfr. Id., Pietre che cantano. Suoni e sculture nelle nostre chiese, Giuseppe Vozza editore, Caserta-Casolla s.d. (in realtà del 2007). Dalle citazioni “in calce”al libretto del 2015, ne ho estratto questo brano, che potrebbe consentire qualche utile riflessione per qualcuno, forse.













[PS: ho cancellato tutti i “Reminder”; ne rimaneva uno, che sostituisco con tal “estratto”, i “Reminder” vengono messi affinché certi vecchi post non “sparischino” sotto ‘l peso de li novi; di poi codesti istessi posts di “Ricordo” (“Reminder”, ha punto) veghino di loro volta di tant’in tanto cancellati essi stessi]

Andrea A. Ianniello










1 commento:


  1. Cosa gravissima: un po’ di Evola, che si rivolterebbe nella tomba (che non ha voluto per evitare culti) sentendo certi suoi “seguaci”, frullato con la politica “sovranista”: fate piangere: **non** è questa “la” Tradizione!!

    Il “sovranismo” non è altro che nazionalismo: il nazionalismo ha distrutto la “koinè” europea, e questo Evola l’ammetteva, pur essendo sempre ambiguo, nel senso che supportava i nazionalismi in senso – secondo lui, ma si sbagliò – antimoderno. Checché abbia detto l’Evola storico, rimane che disse anche l’idea d’ “Imperium” è **sovra** nazionale, sovra nazionale, ben si badi. Di conseguenza, quando vogliono star appresso ai vari, mai morti ma oggi risorti, nazionalismi non stan seguendo l’idea **davvero** “tradizionale”, pur dicendo di volerlo fare.
    In tale “punto cieco” vi è ignoranza invincibile.
    Vi è una totale incomprensione di “che cos’è la modernità”, per davvero.







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