mercoledì 9 maggio 2018

Qualche appunto leggendo “La Casa del Potere”, di JOHN BUCHAN










In riferimento ad un vecchio link, cf.
poi ho preso l’ultima traduzione italiana, mentre il brano citato era dall’edizione degli anni Settanta de Il mattino dei maghi, peraltro ricordato, su questo blog, anche in un altro post[1].
Ne parlerò qui solo in breve, però. La prima cosa da dirsi, è che fa una certa impressione leggendo gli stessi – più o meno, con qualche cambiamento linguistico – passi, ma in “salsa” diversa.  
Come prima cosa, pregiudizi europei dell’epoca.
Gli “anarchici” considerati come “male assoluto”, o, per meglio dire, i “nemici della civiltà” non potevano che esser detti “anarchici”, e questo è l’effetto del modo di pensare della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo, in modo molto particolare la fase di prima della Prima Guerra Mondiale[2], però.
Dopo, infatti, il “pericolo anarchico”, pur non sparendo da un giorno all’altro, tuttavia costantemente andò scemando.
E come seconda cosa, l’importanza dei luoghi “gurdjieviani” dell’Asia Centrale, Bukhara in primis.
Terza cosa: le rivelazioni fatte “contro” la civiltà sono considerate dal protagonista, un avvocato che indaga, quasi una cosa obbrobriosa, fatto che on emerge affatto pienamente nel solo brano riportato ne Il Mattino dei maghi. E questo è decisivo. Si tratta della “buona volontà civilizzata”, riportata in tal modo nel brano citato ne Il Mattino dei maghi.
Qui possiamo misurare il cammino percorso. Ma il fatto che la civiltà sia una “cospirazione”[3], nella traduzione de Il Mattino, rimane verissimo.





Andrea A. Ianniello




[2] Cf. A. Butterworth, Il mondo che non fu mai. Una storia vera di sognatori, cospiratori anarchici e agenti segreti, Einaudi editore, Torino 2011.  
[3] Nella forma della recente traduzione: “Avete centrato il punto fondamentale. La civiltà è una forma di cospirazione”, J. Buchan, La Casa del potere, Nuova Editrice Berti, Parma 2012, p. 42.    












1 commento:


  1. “Improvvisamente capivo quanto fosse fragile la protezione offerta dalla nostra civiltà” (J. BUCHAN, “La Casa del potere”, Nuova Editrice Berti 2012, p. 102).
    “ ‘Signor Lumley, so bene che voi non avete paura di niente, perché non credete in niente’. Alzò la mano, con gesto sprezzante. ‘Sì, sono scettico per natura, ma ho anch’io le mie convinzioni. Credo nella supremazia dell’intelletto umano, liberato da ogni costrizione, rigoglioso come una quercia nella foresta, e non certo ristretto in vaso come un inutile bonsai’. […] Mi accompagnò alla porta come si farebbe normalmente in circostanze comuni. Ricordo che si prese anche il tempo di mostrarmi alcune magnifiche aldine prima di congedarsi. Ci stringemmo la mano cordialmente, come due vecchi amici, facendo alcune considerazioni sulla piacevolezza del clima estivo. Fu l’ultima volta che vidi quell’uomo straordinario. […] La compagnia di Lumley era rilassante quanto quella di un serpente a sonagli” (ivi, p. 115). **Ovviamente**, il protagonista sconfigge Lumley – tra l’atro insigne filantropo e ben noto nei circoli “che contano” ¬–, Lumley che è il capo della “Casa del potere”, ed altrettanto ovviamente questa **non** è la nostra realtà … Visioni ottimistiche di altra e poca, e tipiche della fantascienza, del giallo, del noir, lontane dal mondo come funziona, tuttavia.
    Ve n’è di “casette” del “poterino” …


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