lunedì 21 maggio 2018

“If you think you will sink, you will. If you think you won’t sink, you won’t ….”














sabato, luglio 01, 2006


Mao Zedong [Mao Tse-tung] secondo Jonathan Spence.

In questo secolo abbiamo avuto tre grandi leader:
Hitler, Stalin, Mao
(P. Drucker, che lo diceva in senso negativo, in:
 Il pensiero e l’azione, vol. 2,
Editori PerlaFinanza 2006, p. 112)




Jonathan Spence è un noto sinologo, e porta avanti un interessante ritratto di Mao Zedong, che fa comprender molte cose. Come si è detto, Mao (che vuol dire “gatto”, il signor Gatto) era un grande amante del nuoto.
Ai suoi compagni diceva sempre: “Non abbiate paura di affondare. Non ci pensate. Se non ci pensate, non affonderete. Se ci pensate, affonderete” (1). Insomma, come sintetizza Spence. “Fin quando non avrete paura, non affonderete”, che poi sarebbe, secondo Spence, il lascito di Mao ai suoi continuatori parziali, perché ne hanno cambiato molte cose.





Quanto alla contraddizione centrale del mondo attuale, essa è, come si è detto nei post precedenti, quella esistente tra la possibilità di spostamento totale, “globale”, delle merci e delle informazioni, a fronte di tutta una serie di limiti che impediscono lo spostamento globale degli individui umani. Una situazione che non può durare, e che può essere risolta solo e soltanto da una “Cittadinanza Globale”. Chi la saprà proporre - anche per i suoi fini, che possono essere benissimo negativi - avrà il mondo in un palmo di mano.


Ma torniamo a Mao Zedong e Spence.


Quest’ultimo si va a leggere il primo scritto di Mao, dedicato al funzionario legista Shang Yang, una specie di Machiavelli cinese, che instaurò un duro regime di leggi draconiane allo scopo di rendere il suo stato, Qin [Ch’in, donde il nostro “Cina”, che i Cinesi chiamano il “Paese del Centro” o la “Terra Fiorita”]: era l’epoca degli Stati Combattenti. Qin unificò gli Stati nel 221 a. C., dando forma all’Impero Cinese. Il Primo Imperatore dei Qin –  Qin Shihuangdi – è quello dell’“Esercito di terracotta” e della Grande Muraglia e del Rogo dei Libri. Ma Shang Yang fu odiato per il suo regime di ferro. E la Dinastia Qin durò poco.


Nondimeno, in ambedue i casi, non si tornò allo stato precedente. Detto in altre parole: i cambiamenti operati furono irreversibili.
In tal senso, Mao accettò di paragonarsi a Qin nella fine della sua vita.


Nello scritto giovanile, Mao attribuisce l’odio ed il risentimento che circondava Shang Yang alla “stupidità” della gente, non alle pene eccessivamente dure.
Significa una caratteristica tipica di Mao: l’unione di un utopismo lontano con un realismo che sa badare al potere, lo comprende (il potere) e sa mantenerlo, anche spietatamente […]. Come si sa, il tremendo Grande Balzo in Avanti portò più morti delle purghe staliniane, perché l’economia fu devastata, e vi si aggiunsero alluvioni e carestie. L’ala destra del partito, cui apparteneva Deng Xiaoping, lo criticò senza mezze parole. Di lì a poco, Mao scatenò le Guardie Rosse nella cosiddetta “Rivoluzione Culturale”, in realtà un mezzo per far fuori l’ala destra del Partito. Poi, quando Lin Piao [Lin Biao] usò il culto della personalità di Mao come mezzo per ordire una congiura contro di lui, Mao si rese conto che era stato un “apprendista stregone”, che aveva evocato delle forze che non era in grado di controllare.
Ci fu quello “strano” incidente aereo che fece fuori il delfino troppo ambizioso dal nome di Lin Piao.
Si crearono le condizioni per la riabilitazione dell’ala destra del Partito. Mao non volle che Deng fosse ucciso, nonostante avesse potuto e la torma di adulatori dei quali si era circondato, come un nuovo imperatore, lo avrebbero voluto. Ciò per la sua visione: che la storia non finisce, che il comunismo è utopia, che la contraddizione non può finire, pena la fine della storia, che non ci si deve meravigliare se nel socialismo ci sono contraddizioni, che il Partito non può essere unanime se non formalmente, che – filosoficamente parlando – l’ “unione degli opposti” può esser solo temporanea: presto una nuova lotta, una nuova contraddizione, [senza dubbio] emergerà.


 



Altra rilevante differenza con Stalin e Hitler è che questi ultimi, sebbene con modalità e con numeri diversi, hanno soprattutto fatto moltissimi uccisi per mezzo dei Campi di Concentramento e dei gulag. Anche la Rivoluzione Culturale ha avuto quest’aspetto, ma minore, rispetto al Gran Balzo in Avanti, errore sostanziale di credere che la Cina, da sola, potesse industrializzarsi in due minuti e senza le conoscenze adatte. Alle critiche Mao rispose malissimo. E scatenò la Rivoluzione Culturale, dove il leader si appella alle masse, scavalcando i funzionari di Partito, una parte dei quali lo aveva duramente criticato.
In sostanza, Mao cominciava ad essere fuori epoca e lontano dai bisogni reali della Cina, ma non voleva “lasciare la presa”.
Nonostante tutto, la Cina è stata sì rallentata, ma, ormai, sta tornando al posto che i Cinesi sentono suo per natura e per storia: quello di una Grande Potenza.
Non sottovalutiamo mai il “nazionalismo” – o meglio “etnicismo” – cinese.


Sia i Qin che Mao Zedong rappresentano, senza dubbio, non il meglio che la cultura cinese ha da offrire all’umanità ed alla civiltà mondiali. Ma è un qualcosa che si deve conoscere, senza però demonizzarlo, come fanno gli Americani, auto presentantisi, sempre, come “paladini” della “democrazia”, eventualmente da imporre con le armi...; tale conoscenza, priva di demonizzazione, deve tuttavia esser realistica. E’ un qualcosa che fa parte della storia della Cina, qualcosa che sa essere spietato e tuttavia è potente:  la capacità d’imporre la volontà di uno solo alle mutevoli emozioni “dell’errante moltitudine” (Spence). E, difatti, su tali dure fondamenta i successori di Mao han potuto costruire: essi hanno sì demolito tutto quanto l’ultimo Mao della Rivoluzione Culturale, che aveva perso di vista l’interesse fondamentale della Cina, interesse che aveva convinto una parte minoritaria della precedente classe dirigente ad appoggiare il “comunismo” cinese: fare della Cina una Grande Potenza. Ma essi non hanno demolito le fondamenta: se ne son guardati bene.
Va detto, anche se a molti può spiacere, che se non vi fossero state quelle fondamenta, non sarebbero giunti così lontano come sono arrivati, con quel loro pragmatismo, quell’attenzione alle piccole cose, quella freddezza di fronte a problemi la cui dimensione farebbe venire i sudori freddi a tantissimi, quel “Finché non avrete paura, non affonderete”, quel senso, […] contadino, di solidità e furbizia e pragmatismo ed assenza di emozioni eccessive che turbino la mente.


[…]


La crisi di successo si avvicina [tuttavia].
E la tentazione di risolverla con l’appello al nazionalismo si fa molto forte.




Tornando a discutere di strategia, si riportano dei passi di Sun-tzu riportati a sua volta nel libro citato qui sopra in calce. Secondo Sun-tzu: “nulla è buono o cattivo, giusto o sbagliato in assoluto: di conseguenza, la vittoria in guerra non è qualcosa che si ripete sempre uguale, al contrario, assume ogni volta nuove forme... quindi una forza militare non ha una formazione costante, proprio come l’acqua non ha una forma costante: la capacità di ottenere la vittoria cambiando ed adattandosi all’avversario è chiamata genio” (in Il Pensiero e l’Azione, cit., pp. 435-436).


“‘Se non si conoscono i piani dei propri avversari, non si possono stringere alleanze su basi concrete’. Quindi, scopo delle operazioni militari non è sperare che i nemici non si facciano avanti, bensì avere gli strumenti per affrontarli; non è sperare che i nemici non attacchino, bensì poter contare su qualcosa d’inattaccabile” (ibid., pp. 436-437).



Andrea A. Ianniello









(1)

Per questa espressione, cf.
http://content.time.com/time/magazine/article/0,9171,138960,00.html.








 

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