giovedì 10 maggio 2018

Finalmente tradotto il “Diario” di MIRCEA ELIADE, frasi 5.









“Da allora in poi, lo [Julius Evola] rividi una sola volta, verso il 1952 o il 1953, nonostante abbiamo continuato la corrispondenza per alcuni anni. Mi scrisse una volta, in tono un po’ risentito, meravigliandosi che non citassi mai né lui né Guénon. Gli risposi come ritenni giusto.
E sarà bene che un giorno fornisca una spiegazione […] a questa risposta. La mia ‘tesi’ era semplice: i miei libri si rivolgevano al pubblico attuale, e non agli ‘iniziati’. Per questi ultimi – a differenza di Guénon e compagnia bella –io non scriverei libri … Poi […] ricevetti a Chicago il suo volume autobiografico […].
Ebbi l’impressione, probabilmente infondata, che avesse inteso dire: guardate, ci sono stati anche altri simpatizzanti di estrema destra, e loro, adesso, dopo la guerra, possono pubblicare, son oggetto di dibattiti, ecc. e io, Evola, come mai continuo ad essere […] ignorato dalla grande stampa, ecc.? Questo dettaglio mi afflisse e m’irritò insieme.
Da allora non gli scrissi più. Ma ho seguitato a leggerlo – e con immutato interesse”[1].





Andrea A. Ianniello





[1] M. Eliade, Diario 1970-1985, Editoriale Jaca Book, Milano 2018, p. 150, corsivi miei. Interessante il passo a p. 253, su di una frase di Dostoevskij.  




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