giovedì 19 aprile 2018

Molte considerazioni sono condivisibili, in questo link, ma ….















In questo link – un’intervista a M. Cacciari (del gennaio dell’anno scorso) – cf.
http://www.lastampa.it/2017/01/05/esteri/cacciari-la-ue-ha-fallito-non-ha-saputo-garantire-un-nuovo-equilibrio-MXSSPwQSjV6r3hv60WDV9M/pagina.html, si parla del processo “epocale” nel quale siamo, del quale la cosiddetta “immigrazione” è solo l’apparenza, il famoso “epifenomeno”, cioè “quel che sta sopra quel che appare”, quindi quanto di più superficiale ci possa essere.
La superficie di ciò che appare.
Noi sappiamo, dallo studio della storia, che non è mai in queste “apparenze d’ apparenze” che potrà ritrovarsi quel che “davvero” è in atto.


Veniamo all’aspetto condivisibile dell’articolo.
Cacciari ha ragione quando dice che si è trattato di un “vecchio ordine mondiale”, che non sussiste più. Vi aggiungerei, però, un’osservazione: tal vecchio ordine mondiale – Old World Order (OWO) – è stato prima minato, e poi distrutto, dall’ interno dei paesi occidentali e dal suo punto centrale, la famosa “America”, divenuta di nuovo uno spauracchio proprio nella sua fase attuale, così evidentemente calante. Questo punto non è certo privo di ragioni né di valore, e dà di che pensare.
Altra osservazione giusta è l’ “ingenuità”, di alcuni, e, invece, delle “oscure intenzionalità”, di altri, nel credere che la “democrazia” si sarebbe “diffusa”, da sola: una evidente “sòla”, che la sedicente “open society”, sotto la guida Onu, avrebbe sostituito l’ordine, ben vero, e ben reale, della guerra fredda. Perché quest’ultimo era una cosa storicamente ben fondata, con una gerarchia precisa fra le nazioni, e dei comandi centralizzati e chiari.
Oggi non vi è alcunché di simile, e, soprattutto, non può esserci, che poi è il punto vero: la domanda reale sarebbe questa, dunque: perché non può esserci un tal “Ordine Nuovo”?, e perché il cosiddetto “New World Order” (“NWO”) è stato un fallimento pressoché totale?[1]
Ed è qui che tutti questi critici del “NWO” hanno molto, ma molto sbagliato: han combattuto il classico “false flag”, un attacco fasullo, una simia philosophiÆ.

Altre osservazioni che non condivido sono: 1) quella relativa al fatto che dei politici avrebbero voluto “controllare” la globalizzazione: solo a chiacchiere: nessuno ha mai voluto controllare la globalizzazione, se non come vana intenzione a parole: su questo si deve esser chiari;
2) che poi l’UE potesse essere una risposta “etica” alla deriva della globalizzazione stessa: non l’ha mai potuto essere, ma neanche voluto.
Vi è stata l’epoca della “globalizzazione felice”: e non dobbiamo mai dimenticarcene, quando chiunque criticasse tal processo, di totale resa verso le dinamiche economicistiche del mondo moderno, era visto con un estremo sospetto.
Oggi tuttavia, chi critica una processo tale sulla base dei soli suoi effetti è ben accetto …
Non stupisce
Un altro aspetto condivisibile di tale intervista a Cacciari è, per l’appunto, la critica alle risposte “populiste”, che son sì delle risposte sbagliate, ma il problema è vero.   
Anche sulla totale insufficienza del progetto europeo, ci siamo, con però due note, non di secondaria importanza: a) quella che Cacciari chiama una “mancanza” di una leadership adeguata in Europa è, anch’essa, un mero effetto e, tutt’al più, una concausa aggiuntiva, ma non la causa strutturale, fondante: perché nei sistemi democratici, per lo meno dalla prima metà degli anni Novanta, non può esservi una leadership consapevole dei problemi di fondo, per un insieme di motivi (dei quali s’è pur detto qualcosa in questo blog, e più d’una volta). I sistemi democratici attuali non sono in grado di poter fornire la leadership che è semplicemente necessaria alla bisogna[2].
Senza contare, poi, la deriva profonda che è in atto nelle società occidentali, e mondiali, in genere, che son sempre più intrattenute da un processo dissolutivo terribile. E, soprattutto, ingovernabile.
Qui sta tutta l’illusione: l’illusione di poter governare, o gestire – i due termini son parzialmente diversi – un tipo di processo sociale che “si” è fatto di tutto perché divenisse del tutto ingovernabile … La differenza fra il governare e semplicemente il gestire sta in questo: che governare implica che “si” sia padroni del processo, padronanza – o sovranità … una vecchia conoscenza in questo blog – che la semplice, mera gestione non implica necessariamente.
Per fare un esempio che semplifica ma dà un’idea chiara: anche una impresa in fallimento può essere gestita, si gestisce per l’appunto il suo processo fallimentare. Essere padroni della stessa azienda significa, invece, essere i proprietari di quell’azienda stessa.
Ed è, dunque, diverso.
Ed ecco il punto b), che nasce dal precedente punto a), come una sua stretta conseguenza: che cioè il governo etico, o l’imposizione di vincoli, alla globalizzazione è fallita per delle ragioni strutturali: non poteva proprio nascere, nelle condizioni date – ovvio – e non in teoria, una classe dirigente che imponesse dei vincoli. Perché al processo detto globalizzazione – ovvero il togliere qualsiasi vincolo alla “libera” circolazione dei capitali (ma non degli individui umani) – i vincoli non potevano che essere imposti e non mai accettati.
Chi mai ne ha mai avuta la forza, una volta che “si” sia ceduto a certe mentalità?
Una volta che la globalizzazione è stata detta il processo di liberazione umana tout court?  
Impossibile.
Nelle condizioni storiche date, ovvio; in teoria non era impossibile, ma non in concreto. 
E qui sta il punto debole di tutta l’analisi.

Poi che, sull’Euro, si sia preso un abbaglio, è ovvio.
“Personalmente”, son sempre stato un critico dell’Euro, cf
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2014/10/un-vecchio-scritto-del-1997-la.html,  
e cf.
Ma son altrettanto critico dei “no Euro”, con la loro idea di ritornare semplicemente indietro, allo stato nazione.
Si è visto, altrove – in questo blog –, come il successo del “neocapitalismo”, di dopo la fine del Secondo Conflitto mondiale, sia stato dovuto a fattori particolari, e che non toccano quelli fondativi del sistema, ed inoltre sia stato viziato alla radice da risultati molto ristretti, in termini sia spaziali (in sostanza l’Europa occidentale, gli Stati Uniti, in parte, e in parte il Giappone), che temporali (e cioè molto limitato nel tempo ad un’epoca specifica).
“Personalmente” – di nuovo – suggerirei uno sguardo molto più lucido e realistico: non siamo in grado di controllare (= gestire, non esser padroni, governare, essere sovrani di)  questo processo.
La sovranità moderna, nata dalla crisi della società medioevale, termina nell’impotenza, l’ apprenti sorcier non sa più che fare, se solo ha un minimo di buon senso, anche se la politica, oggi, è, ormai, solo una pantomima, che affetta ed esibisce un potere che non ha. Ma questo ci porta all’epoca “assiale”[3], di cui parla qui su Cacciari.
In tal caso, la questione avrebbe una qualità ben diversa, , in alcun modo, è pensabile un’uscita solo “politica” da un movimento storico di tal fatta, poiché l’ “amplitudine” della questione è di “portata” ben diversa. Ma il tutto si ricollega sempre alla “notte dell’Occidente”[4], succeduta al suo – già ormai passato – spengleriano “tramonto”[5].


Tornando al punto iniziale, comunque: dice Cacciari che “Non c’è un governo etico della globalizzazione”. Ed è la semplice costatazione della realtà presente.
Ma lui lo dice come denuncia che stigmatizza il vuoto di classe dirigente nella globalizzazione. Insomma, pensa che ci possa essere una tale “classe dirigente”. Anzi, che ci debba essere.
Al contrario, io dico che non ci può essere classe dirigente la globalizzazione, e nemmeno nella globalizzazione – che è diverso, come il governo (= classe dirigente la globalizzazione) non è lo stesso che gestire (= classe dirigente nella globalizzazione) – e ciò per due motivi:
a) la crisi, profondissima, dei sistemi democratici, e, su questo blog, si trova molto discusso questo tema; e b) non vi può essere per ragioni culturali molto profonde: l’ assenza di “prospettive culturali” realmente diverse, realmente “altre”, le quali facciano venir fuori dal cerchio chiuso della modernità che, come il ragazzo yezide, il quale – secondo Gurdjieff, che sia vero è altro discorso: qui c’interessa il paragone –, vittima di una “suggestione post ipnotica”, non riesce a superare il cerchio segnato attorno a lui. O, usando un altro paragone, come la fascia che rinserra la testa dello Scimmiotto, anche se la fascia che rinserra la testa dello Scimmiotto è per non fargli fare dei grossi errori: dunque qui questo paragone va invertito di senso.
Ma è, comunque, interessante.
Ed è quella fascia, stretta e chiusa, che rinserra il mondo.
    
  
      



Andrea A. Ianniello







[1] Ricordiamoci quel famoso “NWO SPEECH” di G. W. Bush padre: “Un ordine dove il governo della legge, non la legge della giungla, governi la condotta delle nazioni”, cf. https://www.youtube.com/watch?v=VtlO39wIRWs.
Al contrario: oggi è la sagra della “legge della giungla”, il che dimostra che il NWO famoso, tanto condannato da A. Jones o A. Dugin, ovviamente da posizioni diverse, contrastanti, ma concordanti sul punto essenziale.
[2] Illo tempore, Cavalli già scriveva: “ma il fatto è che, per una serie di ragioni, i sistemi politici occidentali non producono leader con la creatività, l’energia e il fascino che la crisi mondiale urgentemente richiede [urgentemente nel 1995]”, L. Cavalli, Carisma. La qualità straordinaria del leader, Editori Laterza, Roma-Bari 1995 (si noti la data!), p. 98, corsivi miei, i miei commenti sono fra parentesi quadre.
Tra le cause di quest’evidente incapacità, lo stesso Cavalli, già illo tempore – nel lontano 1995! – contava l’emersione del “falso leader”, il “populista”: “Il ‘falso carismatico’, il ‘populista’, segue invece l’ opinione dominante, espressa dai sondaggi e interpretata dagli esperti; e cerca di appropriarsi dei luoghi comuni più radicati, e di dare forte espressione ai gusti e ai sentimenti di massa – come già anticipavano le notazioni di Freud sul capo plebeo. Ma, in tempi normali, la differenza si rivela solo quando il vero leader e il leader inventato dagli esperti e dalle banche siano messi direttamente a confronto, sapientemente e secondo regole molto stringenti; il che, com’è ovvio, accade di rado”, ivi, p. 93, corsivi miei.   
[3] Sull’epoca “assiale”, cf
https://it.wikipedia.org/wiki/Periodo_assiale.
L’espressione è di K. Jaspers, cf.
http://demetra.org/media/Documenti/epoca%20axe.pdf.  
Anche cf. http://www.knowledgesociety.net/eta-assiale/. Ancora, cf.
https://iltaodilao.blogspot.it/2010/06/tutto-comincio-nel-periodo-assiale.html.
Di materiale ve n’è, però, tanto, su tale questione, e della natura più diversa.
Per esempio, anche cf.
http://www.decrescita.com/news/gli-anni-settanta-xx-secolo/.
Secondo Guénon, che fa uso anch’egli di tal espressione, ma in senso diverso, fu proprio il VI sec., a. C., a segnare una tappa importante nella “discesa” del Kali-Yuga, e, tuttavia, vide il sorgere delle “religioni”, come noi potremmo ancor oggi intenderle, come “cura” del processo di “discesa ciclica”. Quelle religioni oggi, chi più, chi meno, in grossa crisi, nel senso che non sanno rispondere alle domande del tempo presente. Il che conferma che siamo in un’epoca “assiale”, appunto.   
[4] Non è certo “acqua pura”, eppur è interessante: “Sappiamo, qui, che è meglio non entrare nei particolari [le cose che, dopo, sarebbero successe] circa le prossime mutazioni dell’Occidente, perché sebbene esse non siano in realtà spaventose inquietanti per coloro che amano, la diffusione del loro contenuto basterebbe ad evocare angosce profonde. L’occidentale deve cominciare a comprendere che lui non è l’Essere da cui proviene ogni cosa, e che la sua importanza e la sua destinazione si limitano a quelle d’ un anello qualsiasi nella grande catena evolutiva della Vita. Vi dirò che il distacco è senz’altro la più grande lezione che le vostre civiltà occidentali devono assimilare: verrà un tempo in cui i popoli europei e nordamericani non avranno maggior influenza sulla superficie del globo d’un pugno di nomadi [ed è quel che Cacciari intravede come un “pericolo” di dominio, cinese o di altra parte non europea, nell’intervista il cui link è qui sopra], e questo non è l’ annuncio di un cataclisma [questo è molto chiaro ed importante, dove si sentono tante sciocchezze pseudo “catastrofiste” ma, poi, non si vede quel che sta sotto gli occhi!!]: attenzione, mi limito a sottolineare per voi una grande verità, ovvero che nessuna potenza o pretesa tale può resistere alle inevitabili leggi della mutazione.
Le civiltà sono come gli uomini, e impiegano un veicolo che li porta fino ad un certo punto: una volta raggiunto questo punto, una volta che le energie sono sature o esaurite [che è il punto che, in Occidente, “si” è raggiunto da qualche decennio, soprattutto negli ultimi due decenni], viene dato loro un altro veicolo, a volte meno sontuoso, m comunque altrettanto efficace per crescere …
Le nostre ambasciate servono da regolatore in questo senso. Non pensiate però che giochiamo ai dadi o che ci accontentiamo di far applicare la semplice legge degli equilibri e delle alternanze: noi non decidiamo nulla, […] ma facilitiamo la messa in atto di ciò che è già realizzato da qualche parte, nel cuore del Senza Nome. So che è difficile acquisire questa nozione: come si può aiutare la realizzazione di ciò che è già compiuto? Quando possederete la chiave di questo apparente enigma, avrete già salito molti gradini”, Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Viaggio a Shamballah, Edizioni Àrista, Giaveno (TO) 1987 (si noti la data), pp. 124-125, corsivi miei, i miei commenti fra parentesi quadre. Come, poi, sarebbe successo: cioè, tutto quel che dopo è venuto è stato pensato per indebolire l’Occidente. Che ciò non sia ben compreso, nasce dal fatto che gli eventi “finali”, di solito, son visti come una “esplosione”, non come un’ “implosione”, come poi è successo. Se tu vuoi che qualcosa si contragga, la devi far espandere. Così, l’eccesso di espansione dei decenni passati, succeduta alla “fine del ‘comunismo’” ha, de facto, indebolito l’Occidente o ciò che ne rimane.
E siamo nell’epoca “neoassiale”, chiamiamola così, questa nuova epoca “assiale”, ricordata da Cacciari nell’intervista citata sopra. La differenza è che, trentun anni fa, la cosa pareva “lontana”, mentre oggi ci siamo dentro. La similarità è che, ancor oggi, così dentro a queste cose, si abbia così grande difficoltà nel vederlo …
Nel frattempo, i due autori, all’epoca uniti, han preso ognuno una sua via, per quanto sempre legati ad ambienti “Ufo” e “new age” (il “viaggio astrale”), e in tal senso, è “acqua non pura”.  Si sa, però, che qualcosa di vero può esserci anche nei vari movimenti sincretistici, purché non vadano di là da un limite, quello dell’ “adorazione” dei cosiddetti “Ufo”, deriva che, però, molti han preso, ed era anche inevitabile che prendessero. Quella è una via in cui può anche accadere vi sia del vero, solo che occorre fermarsi in tempo, ma pochi sembra ne siano capaci.
In un altro loro libro – ma non ricordo quale fosse – vi sarebbe la “visione” per cui Gesù sarebbe ritornato … in Siria. Questo, alla luce dei recenti eventi, e quindi non si tratta di “Gesù”, evidentemente …
[5] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/Il_tramonto_dell%27Occidente.
Questo il collegamento ipertestuale della copertina, col titolo Tedesco originale, Der Untergang des Abendlandes, cioè alla lettera: “L’Andar giù della ‘Terra del Tramonto’”, quindi già l’ “Occidente” è la “Terra del Tramonto”: 
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/3/3d/Decline_of_the_West_1922.jpg.   










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