sabato 14 aprile 2018

Ancor … “Sebben si veda” … Ma “SI” vede? O NON?









In relazione al precedente post, cf.
https://associazione-federicoii.blogspot.it/2018/04/se-ben-si-vede.html, il qual link, a sua volta, dà sul link, cf.
il quale, ancora, dà, infine, a cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2015/02/apocalisse-cap-16-leufrate-liraq-e-le.html, ultimo link dellacatenain questione, qualcosa occorre aggiungervi ancora.


Ora potrebbe, forse, pur esser interessante ricordarsi di quel che si legge in un vecchio libro, di 12 anni fa, 2006. Ricordiamoci che, gli eventi che vediamo, devono portare ad una sorta d’emersione di “qualcos’altro”, dunque quel che si vede ha un’ “altra” intenzionalità, come si vede nei link riportati immediatamente qui sopra. 
Le conseguenze, anche – se non soprattutto – sul e nel mondo economico, in realtà potrebbero anche esser di quelle che “resettano” il sistema, ed è questo quel che – alcuni – effettivamente o temono, oppure paventano in un futuro a breve.
Ma come che sia, veniamo al punto.
Credo sia interessante.
“‘La ricerca di un ordine mondiale, suggellato da una dominazione di una ristretta élite globale di supervertice darebbe concretezza al progetto edificatorio di una civiltà universale sorretta da una cultura altrettanto universale ed altrettanto legittimata, immaginato da Federico II. Chi ne sarebbe posto alla guida?’ 
‘Se dobbiamo dare retta […] alle discendenze genealogiche, alla guida di questo progetto ci sarebbe l’erede di Federico II, Vladìmir Putin, in combutta con organizzazioni esoteriche neotemplari”[1].
Che potrebbe, poi, essere quell’azione dei “seguaci della ‘Bestia’” volta alla sostituzione del sistema della ‘Grande Prostituta’”, per esempio.  
In ogni caso, gli “ho ci dentali” – ormai senza denti e con gengivite – non si aspettavano (che gonzi) il ritorno di una “strategia imperiale” in Russia: quelle erreur!![2] Come avrebbe, dunque, detto un gioco elettronico “vintage”: “Fatal Error”.  
Ma continuiamo.
Il passo che segue, parte dal legame tra la famiglia Bush e certi “lignaggi”, e ricordo quelli che tanto paventavano che un Bush fosse rieletto e ci han “regalato” un Trump, in qualche – questi “paventanti” – ricollegabili a quelle “organizzazioni esoteriche neotemplari” del passo citato su, forse o probabilmente. “‘Una recente ricerca genealogica, ha posto in evidenza che i Bush discenderebbero dai Platageneti, mentre Wladimir [Vladìmir] Putin dal re Poto, nipote di Desiderio [e cioè l’ultimo dei re longobardi d’Italia]. Re Poto era figlio di Adelchi, nipote d Carlo Magno in quanto figlio di Gisla e […] di Carlomanno, in quanto nipote di Gerberga ed Ermengarda, entrambe sorelle di re Adelchi. La sorella di re Poto era l’imperatrice Ageltrude […], moglie dell’imperatore Guido di Spoleto. La madre di Federico Barbarossa, Giuditta di Baviera, discendeva non solo dal re Desiderio, ma anche dal Duca di Spoleto ed era nipote dell’imperatore bizantino Comneno.
E Wladimir [con la “v”, non la “w”] Putin avrebbe dunque nelle sue vene il sangue dei Beinstein di Svevia, gli Hohenstaufen. Le due dinastie dei Plantageneti e degli Hohenstaufen ascendevano ad Avril de Saint Genis, da cui discendeva la linea Veiblingen-Beinstein Staufer Friius [qui c’è la “v”, ma va la “w”, e Staufen].
Plantagenet significa ginestra […]. Questa simbologia cela il significato del nome dei Buren Plantagenet. “Il conte Suvolov, capo dei servizi segreti dello zar Alessandro III, nel 1873 fece assassinare, mentre dormiva nel Palazzo di San Pietroburgo, il Principe Aymar Buren, ultimo discendente di Federico II e Isabella d’Angiò; proprio per scongiurare la profezia che pronosticava il ritorno al potere della dinastia […]. Si volle eliminare la possibilità che dopo tanti secoli un discendente di Federico II potesse riprendere il potere della sua casata. E il Mago Gregorievich, che mutò il suo nome in Ras-Putin, che significa ‘contro Putin’, venne chiamato a corte per scongiurare con la sua magia l’avverarsi della Profezia”’.”[3].
Va precisato questo: non è necessario esser legati da discendenza “di sangue” per poter far parte di un “piano”, di un “progetto”. Quindi, che sia vero o non quel che qui sopra si è sostenuto, poco importa: quel che conta è che vi rimane una “intenzionalità”, e cioè un modo di pensare, una direzione, dei legami con delle forze che agiscono effettivamente sul e nel teatro degli eventi. Da tali legami questo o quello degli attuali rappresentanti, ai livelli più rilevanti però – ciò non è affatto vero per tutti –, ed è di certo molto importante precisar ciò, son influenzati.
Volenti o non.
 Ed è quel che conta davvero, poi, alla fin fine.

  





Andrea A. Ianniello












[1] Intervista in S. Panvini, Il tempo della fine [Codice Arquer], Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza 2006, p. 329.
[3] Intervista in S. Panvini, Il tempo della fine [Codice Arquer], cit., pp. 304-305, corsivo mio, mie osservazioni fra parentesi quadre.








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