domenica 25 marzo 2018

Copertina di un (vecchio) libro su TAMERLANO, **IL** “TERROR MUNDI”











Copertina di:
F. Adravanti, Tamerlano.
La stirpe del Gran Mogol,
Rusconi editore, Milano 1992,
detto, non a caso, “terror mundi[1].

La cosa interessante è – sempre in relazione al noto passo dell’ Apocalisse di Giovanni, ricordato in qualche passato post – che va notata è che molti conquistatori passarono l’Eufrate, dall’ Oriente … Tamerlano conquistò, e saccheggiò, Damasco, per esempio, e poi combatté contro Bayazìd, la “Folgore”, nella nota battaglia di “Ancyra” (= Ankara), che diede a Costantinopoli come un fiotto e una speranza di ultima vita, prima che gli Ottomani si potessero riorganizzare, quindi conquistassero la città in modo definitivo nel 1456, com’è ben noto. Per questo fatto, dunque, Tamerlano divenne molto noto in Occidente: si sa di tante opere a lui dedicate, una di Händel, per esempio, come si sa di ambascerie importanti, come quella, spagnola, di Clavijo, brani della cui Relazione sono stati ampiamente riportati proprio nel libro di Adravanti, qui su ricordato. In realtà, a Tamerlano dell’Occidente interessava niente: il punto vero era che non ci potevano essere due “Dominatori del mondo”: o lui, o Bayazìd.
Il conflitto era, fra i due, del tutto inevitabile.
Solo che, in quella situazione geopolitica, l’Occidente, di allora, ne trasse vantaggio.
Non parliamo della situazione attuale ….



Andrea A. Ianniello






[1] “Il Tempo, setaccio dell’umanità, ricordo di grandi uomini che la morte sottrae agli occhi dei posteri. Continuamente la vita ne versa sulla rete del crivello ove, da tempi immemorabili, miliardi d’esseri anonimi passano, dissolvendosi per sempre, senza lasciare una traccia visibile del loro viaggio nel mistero dell’avventura umana. Molto di quel che resta è invero vanità degli uomini. […] Fu Gengiz-Khan […] a soggiogare la maggior parte del mondo, tanto da consegnare davvero ai geografi medievali il vecchio continente fino ai suoi estremi limiti; e quando Tamerlano ebbe violato anche l’Iscurità del Circolo Polare Artico, gli ignoti confini del globo si aprivano ormai sull’immensità degli oceani. Non tarderanno a salpare le caravelle di Cristoforo Colombo sotto l’egida della cattolica regina Isabella di Castiglia, nipote di quell’Enrico III re di Castiglia e León che aveva inviato l’ambasciatore Clavijo alla corte del gran Tamerlano.
Tamerlano fu definito il ‘Separatore dell’acqua e della terra nel fango’, quasi un taumaturgo dal magico potere di separare il Bene dal Male. Generoso e crudele, scevro di odi personali, superbo come un Dio di fronte agli uomini, umile e devoto con l’Onnipotente, pregò convinto di aver assolto il compito fino in punto di morte. Le sue atrocità non aiutano certo a capire quanta parte abbia l’Onnipotente nella creazione di un uomo e quanta ne abbia Satana. Anche perché l’inaudito sadismo escogitato dalla mente umana contro i propri simili nel corso della storia, messo in atto non solo da odiosi tiranni ma più spesso da insignificanti aguzzini, pone nell’assurdo stato d’animo di cercare un senso ai tormenti inflitti da Tamerlano in soverchia gloria, quasi che la sua gloria valesse la sofferenza di tanti uomini [più o meno così la pensava un personaggio che ha molte assonanze, seppur nelle grandi differenze, proprio con Tamerlano: un certo Adolf Hitler; e né che un altro certo personaggio, tal Josip Stalin, fosse poi così lontano dal dar ragione ad entrambi …].
Pittori, architetti, storici, poeti, musicisti d’Oriente e d’Occidente gareggeranno nell’eternare quel grande enigma della storia che fu Tamerlano. E visitando il medievale Castello del Buonconsiglio in Trento, ecco inopinato apparire ‘il Gran Tamerlano’. Una ignota mano del XVI secolo lo ha ritratto accanto ai pregevoli affreschi quattrocenteschi che decorano con scene di vita cavalleresca la Torre Aquila. La storia si è posata. Non resta che un muto dialogo fra ombre nell’oscurità del castello. Ed è allora che la mente, sollevando nel silenzio il polveroso coperchio del tempo, può imbattersi in un inquieto fantasma; forse proprio quello claudicante di Timur, l’osannato Diavolo zoppo … Certo è che ad un affascinante mostro come Timur-Lenk [Timur lo zoppo] potrebbe dedicare un verso persino Belzebù; magari in bella vista sulla porta dell’Inferno: Ave Tamerlane, terror mundi”, ivi, pp. 282-283, corsivi in originale, mie note fra parentesi quadre.
Mentre le popolazioni civili erano spesso massacrate e torri di teschi apparivano di frequente, dopo un “dolce” trattamento à la tartare, quel che poteva capitare ad artisti ed artigiani era solo di esser deportati, per rendere Samarcanda “più grand’e più bella che pria”. E tuttavia, questi stessi artisti ed artigiani erano una sorta di “quinta colonna”, e minarono dall’interno le grandiose costruzioni di Tamerlano, che stupirono Clavijo: gran parte di Samarcanda è dovuta essere ricostruita dai discendenti di Tamerlano stesso. Tranne, fra le poche cose, il suo Mausoleo, il Gur-i Amìr. Qui sopra vi è la maledizione di Tamerlano, dove lui preconizzava sciagure ancor peggiori di quelle da lui provocate in vita, se si fosse disturbato il suo riposo. Cosa che accadde, però.
Un giorno, infatti, la tomba fu aperta, per cui oggi si conoscono le fattezze nonché l’altezza del fisico di Tamerlano. Questa piccola conoscenza, tuttavia, comportò un gran prezzo: quello stesso giorno, si dice, le armate di Hitler invadevano la Russia … Ne valeva la pena, ci si può chiedere. Lasciatelo dormire. Non svegliate il “piccolo Khan” che dorme, cosa questa da ricordarsi in quest’anno che, secondo il Calendario cinese, è l’anno del Cane, l’anno del Can, del Khan …  







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