lunedì 29 gennaio 2018

Continuazione … “HIC SUNT DRACONES” – “QUI SI VARRÀ DE LA TUA NOBILITATE” – …








Il passo all’altro libro di Wallerstein (e Hopkins), cui ho fatto riferimento nel post precedente (cf.
“Nessuno dei problemi qui discussi [del sistema-mondo] è del tutto nuovo. Tutti sembrano aver posto, tuttavia, acuti dilemmi nel corso degli anni Settanta e Ottanta [del secolo scorso = la “ristrutturazionesistemica cui si è spesso fatto riferimento in questo blog].
Nessuno di essi sembra risolvibile semplicemente con l’ingresso in una nuova fase-A del ciclo di Kondratieff [ciclo di espansioni e recessioni economiche] o in una nuova fase-A del ciclo egemonico [relativo alla potenza dominante il sistema, ciclo più lungo di quello di Kondratieff e che può come non può coincidere con quest’ultimo]. In realtà, tutti questi problemi verrebbero probabilmente inaspriti da un periodo di ripresa”[1].
Quando questo accade – oggi!! – “ergo” che non si è più in presenza di una crisi temporanea, del sistema-mondo, ma di una crisi sistemica dello stesso sistema-mondo.
Crisi “temporanee” ce ne sono state tante, una crisi sistemica, però, non c’è mai stata, dall’inizio del sistema-mondo stesso, e cioè circa 500 anni fa. Spia decisiva della fine del sistema-mondo è la duplice crisi del welfare e della capacità degli stati di assicurare ordine all’ interno: la tendenza, ormai di 500 anni, a rafforzare gli stati sta sempre più entrando in fase critica, la crisi della “statalità” come tale[2].
Il sistema o riassetta se stesso, o crolla, e volge verso un altro sistema[3].
“E’ senz’altro possibile contenere i conflitti in uno o più di questi cinque ambiti. L’interrogativo che occorre porsi [all’epoca] è se ciò accadrà [che, poi, è accaduto]. E qualora dovesse avvenire, se sarà sufficiente [non lo è stato].
In considerazione dell’interazione tra i diversi ambiti, il contenimento dei conflitti in uno di essi può rivelarsi transitorio e causa della loro esplosione in un altro. In una polveriera […] il fuoco può diffondersi [finora son riusciti ad interrompere proprio questa “diffusione”: gli interventi post 2007 (dal 2008 incluso) precisamente a questo erano volti e rivolti]. Ed è questo che s’intende per caos sistemico [= la diffusione del disordine fra ordini diversi, oltre ogni possibilità di contenimento o almeno di “calmierazione”]. Certo, al caos sistemico seguirà un nuovo ordine.
Ma a questo punto dobbiamo fermarci”[4].

Molto interessante, che. già illo tempore, Wallerstein e Hopkins prevedevano il futuro ruolo delle Banche centrali, divenute il centro dell’architettura sistemica, post 2012, senza le quali crolla tutto. Questo nell’ambito della crisi della “statualità”, per cui gli organismi internazionali sarebbero divenuti centrali per la stabilità sistemica.
Da qui, poi, vengono i sogni di chi crede si possa semplicemente “restaurare” la situazione precedente di sovranità nazionale valutaria ed economica: nei sogni, tutti siam bravi …
Secondo i due autori citati, tra l’altro, già illo tempore – e conviene sottolinearlo di nuovo –, le richieste di “democratizzazione” non avrebbero potuto che accrescere sia l’instabilità di ogni singolo stato – in quanto fatte per conto ed a favore di “gruppi” determinati, e non più della “nazione” – sia dell’insieme sistemico, in quanto richiesta da parte di un singolo stato di una sorta di “statuto speciale”, fuori dall’insieme sistemico, mentre nel sistema il posto centrale ce l’hai se e solo se hai sul tuo territorio, o alle tue dipendenze, le produzioni centrali, vale a dire quelle sulle o con le quali si può fare il maggior saggio di profitto. Di qui Brexit, Trump eccetera, eccetera.
Per la Brexit, le cose stanno andando ben diversamente dai sogni dei nostri, assolutamente inguaribili, residui di “classe-media-con-la-testa-nel-passato”.
Poi per Trump, occorre vedere se la rivendicazione di centralità da parte degli Stati Uniti d’America sia qualcosa in più di un simulacro parodico dell’epoca Reagan, com’è stato sin ora. Lo stallo in Corea non depone certo a favore della cosa, anche se tutto è precario e può precipitare, per esempio a causa di quel che sta succedendo in Kurdistan.
Per fare un esempio, la luna piena della fine di gennaio del c.a., “punta” – ovvero “riecheggia”, è “in risonanza” – con gli eventi dell’agosto dell’anno scorso, il 2017.
Certe “serie” di eventi, appunto, non si sono concluse, non sono concluse affatto.
Il tentativo di difesa del dollaro, poi – tra l’altro, ovvia reazione irriflessa delle classi dirigenti statunitensi (han sempre fatto questo) –, non sta funzionando per niente.
Nulla è concluso.
I tagli alle tasse non possono, per ragioni sistemiche, aver gli stessi effetti che ancora potevano sortire negli anni Ottanta. Il mero ritorno al passato non paga. Tra l’altro, è semplicemente non possibile.
Ma quanti, nella storia, cercando un impossibile “ritorno”, a condizioni passate, nel far questo, hanno spinto le condizioni ulteriormente nella direzione che, a parole, cercavano, appunto, di correggere??
Domanda retorica, ma “il loro nome è legione” …

Sui soliti nostalgici dello stato nazione: siete in grado di far pagare davvero l’1%??
Perché questo è il punto, oggi, se si vuole aumentare la base di denaro disponibile sulla quale operare, in quanto le classi medie occidentali sono state spremute a sufficienza. Ed esse non possono dar di più, sotto pena del rischio dello stallo sistemico. Punto. Ora però, nessuno lo dice nemmeno, ma, puta caso tal silenzio fosse, per qualche matto, mera tattica, ci sarebbe il problema di come fare concretamente a far pagare l’1%, laddove, se tu poni certe tasse qui, il capitale corre : non lo puoi arrestare con i decreti legge.
E quest’ultimo punto è quello zero compreso, da parte di chi cerca una sorta di “moralizzazione” del sistema presente, cioè che non poi agire per decreti legge.
Una volta che hai “globalizzato”, non è che puoi arrestare i flussi per via legale, solo un qualcosa di strutturale può farlo o non lo farà mai niente. Si tenga, poi, conto del fattore consenso, sempre decisivo, e il gioco è fatto.
A parole, tutti son bravi ….

Tornando al nostro problema ed al punto: non è possibile, oggi, operare riproducendo la stessa risposta, che si è mostrata vincente negli anni Settanta ed Ottanta, ed attendersi gli stessi risultati.
Questo non è possibile.
I risultati non possono che esser diversi.
Siamo giunti di fronte a dei “nodi” di fondo, quindi: “Hic sunt dracones[5], oleones”, vecchia espressione …
Non vi è, infatti, mondo meno modificabile di quello di oggi, dominato com’è dalla “macchina del cambiamento incessante” … Quanto al consenso, problema decisivo, come s’è detto, si è capito il punto: la risposta è che l’1% è aperto, e, di conseguenza, all’ interno del mondo “che conta”, non si verifica mai una spaccatura di entità sufficiente, tale da poter mettere in questione il sistema. E che, poi, lo stesso 1% si divida in un ulteriore 1% e “tutto il resto”, è la norma, in quanto si riproduce lo schema di fondo del sistema, con modalità “frattali”, per così dire.
Ed è per una sorta di consunzione, per stanchezza, per una sorta di “saturazione afosa” di “umidità” finanziaria in concentrazioni eccessive, che sciaborda e deborda, che avviene qualche cambiamento, sinora del tutto non decisivo per causa dell’intervento delle Banche centrali, divenute le vere dominae del sistema, oltre le competenze o le possibilità dei singoli stati “nazionali”, la cui sorte si trascina lamentevole, come un comatoso che non muore mai, come un malato cronico dove la cronicizzazione ne impedisce l’acutizzazione pur non impendendone fasi di più o meno acuto parossismo.

Andrea A. Ianniello







[1] T. K. Hopkins – I. Wallerstein, L’era della transizione. Le traiettorie del sistema-mondo 1945-2025, Asterios Editore, Trieste 1997, p. 272, note mie fra parentesi quadre, corsivi miei.
[2] Cf. ivi, pp. 289-290.
[3] Cf. ivi, pp. 273-274.
[4] Ivi, p. 292, i commenti fra parentesi quadre, corsivi miei.
[5] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/Hic_sunt_leones. Anche cf.
https://en.wikipedia.org/wiki/Here_be_dragons, e cf.  
http://geoweb.venezia.sbn.it/cms/images/stories/Testi_HSL/FM_iscr.pdf.




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