lunedì 1 gennaio 2018

Che cos’è il “Consenso”









In relazione al problema del consenso, al quale son stati dedicati alcuni post precedenti, in particolare uno[1], vi è una scritto su di un muro nella zona ex St. Gobain, dove vi sono tante sedi istituzionali, ed ha la sede anche la Provincia di Caserta, ultima in Italia (paese che non brilla per “qualità” della vita) nel 2017, dopo due decenni di stazionamento fisso nella parte finale della classifica: assenza di qualità costante nel tempo, anche se il 2017 ha segnato un “acme”, o un’ “acne”, come diceva qualcuno in vena di facezie. 
Sto parlando qui della città, ultima d’Italia, e del tutto meritatamente, con la provincia …. 
Ma la storia di posti bassi, per questa Provincia, nelle classifiche, ha radici profonde, come ricordava Pasolini[2], cui risponderà G. Limone molti anni dopo[3]
In ogni caso, la scritta è interessante: “C’è chi ti sceglie perché non ha altro e chi ti sceglie perché non vuole altro”.
Beh questo – detto del consenso che ha il System – calza davvero a pennello. E’ così. Inoltre ne convengo sul fatto che vi sia una certa differenza tra i due generi di consenso.
Eppure si sceglie. Eppure, la gente sceglie.
E cioè dà il suo consenso.
Che sia dato perché non si vede altro, o perché “la gente” non vuole altro, vuole “ciò” che ha, alla fin fine, vi è la scelta, e quindi vi è la piena responsabilità per ciò e per quel che si sceglie di scegliere.
O di non scegliere.
La storia non ammette ignoranza.
Spiace dirlo, ma è così; e si è responsabili delle proprie scelte, che se ne sia consapevoli o non. Il che non dovrebbe – come spesso invece accade – far sì che si abbia paura di scegliere, ma, invece, all’opposto: dovrebbe spingere a fare consapevolmente le proprie scelte, che, spesso, tra l’altro, non sono affatto “proprie”. Che dunque, la scelta sia consapevole, è, per l’appunto, un altro problema.
Si può senz’altro, e senz’alcun dubbio, dire che la scelta in questione, la scelta dei “nostri” tempi, è tutto fuorché una scelta consapevole.
Anche su questo punto vi son pochi dubbi.
Ma la scelta è stata fatta, e questo rimane.
Preme però sottolineare la differenza qualitativa che ci sta tra lo “scegliere” – la storia è un “dover scegliere”, si potrebbe dire – e lo scegliere consapevolmente.
Su ed in questo “crinale”, scosceso, si gioca, ora, la vera partita per l’ anima umana.
Direi ora e sempre.

Per riassumere: una volta dato il consenso, esso non potrà esser ritirato “come se” non ci fosse mai stato.
E tal fatto rimane valido sia che il consenso sia stato dato in modo consapevole, sia che il consenso sia stato dato in modo inconsapevole.
Quel che, in definitiva, conta, è che il consenso sia stato dato. “Il resto è silenzio[4].
Come si dovrebbe sapere, ma si oblia quasi sempre, ed in particolare nella “nostra” famosa, fumosa – e furiosa – epoca:
Il diavolo ha il potere di comparire agli uomini in forme seducenti e ingannatorie[5].



Andrea A. Ianniello








[1] Cf.,
All’inizio di questo post appena citato, si dice chiaramente della “nostra” presente situazione: “Oggi il dissenso è, in realtà, sparito”.   
Su questo tema, anche cf.
[2] Terra di “Lavoro”, la Terra dei morti, cf., P. P. Pasolini, La terra di lavoro,
http://www.quotidiano.net/blog/marchi/ancora-pasolini-la-terra-di-lavoro-83.30201.
Tra l’altro, l’etimo “lavoro” non ha niente a che spartire con il lavorare, ma con i Leburini, un popolo che abitava la Liburia, più o meno corrispondente all’agro aversano, fra Napoli e Caserta. E tal popolo aveva la lepre come suo totem.
Infatti lepuso lebus, interessante la “b” – vale lepre, non lavoro. Tra l’altro, un testo interessante, per chi volesse approfondire questi temi, è: E. Lepore [sic], Origini e strutture della Campania antica, Il Mulino, Bologna 1989. Ed anche, ma non è di natura però accademica, come il testo che si è appena detto, quello di Lepore, ma rimane in ogni caso affascinante, in quanto, per esempio, accetta varie “leggende”, come, per esempio, sui giganti: G. Tomassino, Aurunci Patres, con Prefazione di P. Fedele, Gubbio Tipografia “Eugubina” 1942 XXI [dell’ “era fascista”, dal 29/10/1942 al 25/07/1943; nota mia], ristampa anastatica a cura di Civiltà Aurunca, Arti Grafiche Caramanica, Marina di Minturno (LT) 1986.   
[3] G. Limone, Le ceneri di Pasolini, che riflette su Ostia – il luogo – e sull’ ostia sacrificale che fu Pasolini, malgré lui même, ma col suo assenso, cf.,
http://www.giuseppelimone.it/poesie-PDF/LE_CENERI_DI_PASOLINI_1.pdf.
[4] W. Shakespeare, Amleto, Atto V, Scena II.  
[5] Id., ivi, Atto II, Scena II.  






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