martedì 5 settembre 2017

17 anni fa … – “L’AUTUNNO DEL MONDO MODERNO” –






[NB. Il previsto ed annunciato post sulla sovranità, lo rimando a data da destinarsi, in quanto non c’è più molto tempo da dedicare a post corposi. Probabilmente, vi sarà però comunque un’occasione di tornarci su. Peraltro, se n’è già trattato in un post precedente, cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/04/colloquio-sul-blog-tra-il-gestore-a.html. In ogni caso, come detto altrove, occorre lasciarsi dello spazio “libero” per eventuali eventi.] 








“Non c’è evento che abbia grandezza di per sé, nonostante intere costellazioni svaniscano e popoli decadano, nonostante vengano costruite intere nazioni e vengano condotte guerre con enormi perdite e spiegamento di forze: su molte cose del genere il respiro della storia trascorre soffiando […] La storia non sa raccontare quasi nulla di tali eventi, per così dire troncati. Così, in chiunque osservi l’approssimarsi di un evento, s’insinua sempre un interrogativo sull’esserne degni da parte di coloro che ne faranno esperienza. Quando si agisce, nelle grandi come nelle piccole cose, si fa sempre affidamento e si mira sempre a questa reciproca corrispondenza di azione e recettività[1].

“E’ una cosa sola con se stesso e con il mondo della natura, e in sua presenza si capisce facilmente che egli è completamente ‘presente’ sicuro di sé senza la minima traccia di aggressività. Così è il grand seigneur, l’aristocratico spirituale paragonabile al tipo dell’aristocratico mondano che è così sicuro della posizione conferitagli per nascita che non ha bisogno né di essere condiscendente né di darsi delle arie”[2].

I sepolti. Noi ci ritiriamo in un nascondiglio, ma non per un malumore personale, […] ma perché, ritirandoci, vogliamo risparmiare e accumulare forze di cui più tardi la civiltà avrà urgente bisogno, tanto più che questo presente è questo presente e come tale adempie il suo compito. Noi creiamo un capitale e cerchiamo di metterlo al sicuro: ma, come avviene in tempi assai pericolosi, seppellendolo”.
F. Nietzsche, Il viandante e la sua ombra, 229[3].

“Dio stesso ha istigato il serpente contro Adamo ed Eva,
e tutto è disceso dal fatto che il serpente non lo tradì.
Quell’animale velenoso è rimasto fin ad oggi fedele a Dio”.
E. Canetti[4].

E’ un tempio la Natura ove viventi
pilastri a volte confuse parole
mandano fuori: l’attraversa l’uomo
tra foreste di simboli dagli occhi
familiari […]”[5].
“Il demone a forma di cane ha antecedenti nel mondo greco, in particolare nella mitologia infera: Cerbero e Orto, ma anche Tifone [Seth], Ecate e lo stesso Ades, nonché vari daimones inferi, le Erinni e Scilla”[6].

“La storia è fatta anche di avvenimenti di apparente trascurabile importanza che, se non considerati tali, ne avrebbero potuto cambiare il corso. E’ ovviamente facile, ed inutile, considerare i fatti con il senno del poi”[7].
“D’altronde bisogna astenersi dal vedere in una certa razionalità moderna una completa superiorità; l’uomo d’oggidì ha un bel essere provato da talune esperienze causate dall’invecchiamento dell’umanità, egli è spiritualmente fiacco e impotente, e intellettualmente propenso a qualsiasi tradimento, che gli apparisce come il più alto grado d’intelligenza, mentre in realtà è ben più assurdo degli eccessi della semplicità e dell’atteggiamento commosso dell’uomo antico. Assai genericamente, l’uomo degli ‘ultimi tempi’ è un essere ottuso, e la dimostrazione più pervasiva di ciò è che il solo ‘dinamismo’ di cui sia ancora capace consista nell’inclinazione verso il basso, ed è unicamente una passività giovantesi della gravezza cosmica; è l’agitazione di un uomo che si lascia trascinar via da un torrente e che presume, agitandosi, di crearlo [immagine molto calzante, oggi ancor più vera dell’epoca in cui Schuon scriveva”[8].

“[…] Guénon è l’unico ad aver rescisso dall’inizio tutti quei legami e ad aver descritto il mondo occidentale come contemplando, da una remota distanza, la terra dove ‘il frutto maturo cade ai piedi dell’albero’”[9].

“Il marchio innegabile di quest’origine [rosacrociana] si trova nella figura ermetica posta da Leibniz all’inizio del suo trattato De arte combinatoria: è una rappresentazione della Rota mundi, nella quale al centro della doppia croce degli elementi (fuoco e acqua, aria e terra) e delle qualità (caldo e freddo, secco e umico), la quinta essenza è simbolizzata da una rosa a cinque petali (corrispondente all’etere considerato in se stesso e quale principio degli altri quattro elementi); naturalmente, questo disegno è passato completamente inosservato a tutti i commentatori universitari”[10].






“Il sistema della ragione moderna da Machiavelli ad Hegel ha indicato nello stato il luogo dell’emancipazione dell’uomo. Era solo all’interno dello stato che l’uomo si emancipava dalla sua natura selvaggia e la riproduceva all’esterno tramite le istituzioni, in forma sociale, come natura razionale del cittadino. La storia della filosofia moderna ha scandito i tempi di questa emancipazione dalla sua origine alla sua fine. All’origine, tramite la costituzione della ragione, lo stato ha registrato l’antitesi tra stato di natura e stato di ragione; alla fine ne ha registrato la sintesi, la trasformazione dell’individuo naturale in ‘soggetto’, in ‘persona’. Il disegno della ragione moderna era la conquista, attraverso il pensiero, delle passioni, dei sentimenti, degli istinti, delle pulsioni, delle emozioni, degli affetti del desiderio. Tutta la sfera irrazionale, selvaggia, doveva diventare mondo del pensiero. […] Si trattava di conoscere e governare il corpo dell’uomo al pari di tutti gli altri corpi naturali […]. Come le scienza naturali producevano conoscenze e regole adeguate ai corpi naturali, così bisognava produrre conoscenze e regole adeguate al corpo mano. La distinzione tra scienza di natura e scienza umane ha come suo punto d’unità il pensiero: il potere sul corpo di ciò che non è corpo. Questo potere era il valore”[11].
Un tal progetto è finito, ed anche si è sfinito, anche a causa degli assolutamente infruttuosi tentativi ciechi di “riaggiustare” un qualcosa la cui “crisi” è strutturale, sostanziale o essenziale che dir si voglia, e non episodica, esteriore o accessoria. Per cui, se ti leggi cose ormai di molti anni fa sulla “crisi della politica”, li trovi incredibilmente attuali, con nel frattempo nulla di sostanziale che sia intervenuto.
Ma tutti questi al capezzale della “politica” moderna, nel frattempo, dove sono stati? Nel mondo dei sogni? Ah già, il virtuale, la simulazione: la politica come spazio di simulazione di massa, la “doxacrazia occidentale” come sistema di simulazione di massa, dove ogni belante pecora bela la sua “opinione” … Infatti, così continuava l’autore appena riportato: “la crisi del soggetto non è intesa come un arresto sul quale lavorare per sviluppare criticamente un nuovo soggetto [e così sarebbe stata invece intesa: i risultati son sotto gli occhi di tutti; nota mia] ma è rottura con tutto il mondo concettuale emotivo e rapportuale che costituisce il soggetto […]. La crisi è epocale, rompe un’epoca, finisce le sue sintesi. In questo senso è ineluttabilmente anche fine della politica. Se la politica è lo strumento dell’emancipazione dell’ uomo nel mondo del pensiero ne consegue che, con la fine di questo mondo, anche la politica finisce”[12]. Di qui la fine della politica oggi, che dura da ormai tanto e tanto tempo, ma, soprattutto della sovranità, la sovranità introvabile[13]. Ma ne deriva pure che non possono esservi “nuovi soggetti” politici che siano altro da simulazioni di massa, meri simulacri di politica sprovvisti di sovranità.
Ne deriva, ancor più, che non è possibile alcuna via d’uscita “politica” dal processo, un tempo “critico” ed oggi divenuto, a sua vota, una sorta di “stato” di natura[14].
Da tale crisi non siamo mai usciti: essa è solo divenuta la “normalità”, ecco tutto.
E nessuno si chiede nemmeno più perché si sia giunti qui e per quali cause, tanto queste ultime (le cause, le ragioni) ormai sono come mascherate, innervate “nella realtà” storica stessa del nostro presente.
Se qualcuno avrà inteso che la crisi attuale non solo ha radici lontane, ma natura strutturale, questo blog non sarà stato invano. Se, poi, capisce che si viene dopo la crisi stessa, e cioè lo stato cui si è giunti è anch’esso strutturale, ne deriverà che non può credere, ma proprio in alcun modo, a tutte le chiacchiere di false soluzioni che gli vengano proposte. E quest’ultima deduzione deriva necessariamente dalle premesse appena dette qui sopra.
Che la fase “razionalistica” sarebbe finita, e sarebbe in seguito iniziata “l’era infrarazionale del ciclo (umano)” fu ben prevista da Aurobindo, che tuttavia scriveva tra la fine del Primo Conflitto Mondiale e l’inizio del Secondo. Per Aurobindo, questa “fase infrarazionale” del ciclo, che s’inaugurava già in quel tempo (e correttamente vedeva la fine del razionalismo), avrebbe però avuto le forme del nazismo – soprattutto – o di forme autoritarie comuniste. Come noi ben sappiamo, sarebbe stata invece tutt’altra la via che il mondo avrebbe preso per i suoi “giorni finali”.
Anche quest’ultima forma lui la intravide, pur non ponendola in posizione centrale, in questo era influenzato dall’epoca in cui scriveva, gli anni Trenta del secolo scorso, come s’è appena detto. “Per l’uomo economico naturale non redento [= la “civiltà capitalistica”, nota mia], la bellezza è una cosa oziosa o una seccatura, l’arte e la poesia […] un’ostentazione e un mezzo di pubblicità. La sua idea di civiltà è la comodità, la sua idea di moralità è la rispettabilità sociale, la sua idea di politica è l’incoraggiamento dell’industria, l’apertura di mercati, lo sfruttamento e il commercio al seguito della bandiera, la sua idea di religione è […] un formalismo pietistico o il soddisfacimento di certe emozioni vitalistiche. Egli valuta l’educazione per la sua utilità nel preparare l’uomo al successo in un’esistenza industriale competitiva […]; valuta la scienza per le utili invenzioni e conoscenze, per gli agi, le comodità, per il macchinismo produttivo con cui essa lo arma, per il potere di organizzazione, […] di stimolo alla produzione. L’opulento plutocrate e il maga-capitalista organizzatore d’industrie coronato dal successo sono i superuomini dell’era commerciale ed i veri, anche se spesso occulti, reggitori della sua società [non più occulti ma palesi oggi, quando questa tendenza è divenuta quella del tutto dominante le società e il pianeta intero; nota mia]. La barbarie essenziale di tutto questo sta nella ricerca del successo vitale, del soddisfacimento, della produttività, dell’accumulazione, del possesso, del godimento degli agi e delle comodità in quanto tali. La parte vitale dell’essere è un elemento dell’esistenza umana integrale quanto la parte fisica; ha il suo posto ma non deve esorbitare. […] Né la vita né il corpo esistono per se stessi, ma in quanto veicoli e strumenti di un bene che li supera [cosa inaccettabile nel mondo che c’è oggi, nota mia]. Essi devono essere subordinati alle necessità superiori dell’essere mentale, tenuti a freno e purificati da una più grande legge di verità, di bene e di bellezza, prima che possano prendere il loro giusto posto […].
Perciò in un’era commerciale, con il suo ideale barbaro e volgare di successo, di soddisfazioni vitalistiche, di produttività e di possesso, l’anima dell’uomo può indugiare per un po’ fra certi profitti ed esperienze, ma non può permanervi […]. Se persistesse troppo a lungo, la Vita s’ingolferebbe e perirebbe della sua stessa pletora o scoppierebbe nel suo sforzo di espansione grossolana: come il Titano troppo massiccio, crollerebbe per la sua stessa mole, ‘mole ruet sua’”[15]. Ed è persistita sin tropo a  lungo; non solo, ma il mondo vi permane come il suo stato normale, altro che Hitler! Altro che un singolo dittatore! Ed è ben più difficile uscir fuori da questa deviazione “collettiva” di quanto sia stato l’opporsi a Hitler come pure, giustamente, fece Aurobindo che, ricordiamocene, era stato un patriota indù anti inglese, dunque si oppose a Hitler non certo per simpatia per l’Inghilterra … nessuna sulla faccia della Terra – oggi – è in grado non dico di opporsi (non chiediamo troppo), ma semplicemente di concepire d’opporsi alla deriva “vitalistica” e tecno produttiva dei “nostri tempi”. Nessuno manco concepisce d’opporsi alla tecno mania ed alla tecno dittatura cui, del tutto inevitabilmente, il predominio assoluto della “civiltà capitalistica” necessariamente approda. Questa è la situazione oggi, reale, concreta: l’intero destino dell’umanità è appeso ad un sol filo. E nessuna “spiritualità” o religione, di fatto, è stata in grado anche solo di dire “Ah” o di far qualcosa di reale. Anzi, la competizione globale sta nel lottare per i mezzi tecnologici, nella stolta presupposizione che, una volta giunti al potere potranno – lor signori ben poco illustri, ma oh quanto “strologatori” – ne faranno un “uso diverso”. Siamo al punto che i “dittatorucoli” sono spacciati per “salvatori del mondo”, o al “globalismo” versus “patriottismo” e tal genere di nullità. La stoltezza è tanta che (il capitolo del libro di Aurobindo appena citato tratta del rapporto fra “civiltà e barbarie”), se nella storia le civiltà costruiscono strade e i “barbari” le distruggono, i chiacchieroni del “cambiamento” non riescono nemmeno a capire che devono distruggere le strade, che, oggi, sono elettroniche, ma sempre strade sono. Al contrario, vogliono “appropriarsene” … Sono più stupidi dei cosiddetti barbari, se ne deve necessariamente dedurre …     


In quest’ “Autunno del mondo moderno”, sorta di “un lungo tramonto che non tramonta mai” – come si legge su di un muro -, qualche “annotazione storica” può essere interessante, in relazione al percorso di questo blog. Ritornare per ed a riesaminare ha la sua importanza. Questo tema dell’ “autunno” merita una qualche ulteriore, breve, attenzione: infatti solo con l’ “Autunno del Medioevo” l’attuale “Autunno del moderno” ha qualche possibilità di trovare paralleli: con la “fine del mondo antico” pure ce ne sono, ma grandissima differenza è che, in questo secondo caso, vi era una forza spirituale che stava emergendo, pur con i suoi limiti: il Cristianesimo.
“René Guénon in un’affermazione tratta da La crisi del mondo moderno afferma (riassume Schmitt) che ‘la rapidità con cui l’intera civiltà medievale soccombette all’attacco del XVII secolo è inconcepibile senza l’ipotesi di una misteriosa “volontà direttrice” che resta nell’ombra e di una “idea preconcetta”. I simboli che erano ancor vivi nel XIII secolo si eclissano a partire dal XIV e scompaiono senza lasciare traccia a partire dal XVI. L’irruzione di un nuovo mondo […] è evidente nella grande opera di Karl Giehkow [che rileva] come nell’arco di trionfo per Massimiliano I [d’Asburgo, 1459-1519] compaiono anche dei pesci che significano sicuramente “empietà” e “ingiustizia”, ma non in forma di Leviatano’. Il quale, comunque, è oggetto di un’accurata ed angosciosa analisi che Schmitt non conclude, limitandosi ad affermare che ‘nessun risultato solamente biografico o di psicologia individuale potrebbe continuare la risposta definitiva al nostro problema, che concerne il mito politico come forza storica indipendente’. L’angosci di Schmitt in questo periodo, data la sua identificazione con Hobbes circa la quale molto si è scritto, è ben espressa nella chiusura della premessa: ‘Il nome del Leviatano getta una lunga ombra, che ha coinvolto l’opera di Thomas Hobbes e che sicuramente cadrà anche su questo libretto’. Analogo il finale tra angoscia e orgoglio: ‘Hobbes ha detto di se stesso pieno di amarezza: “doceo, sed frustra” (insegno, ma invano). Non ricompensato e tuttavia nella immortale comunità dei grandi sapienti di tutti i tempi. E al di sopra dei secoli gli gridiamo: “non jam frustra doces, Thomas Hobbes!” (non insegni invano)’. […] Un’ombra scende sull’opera di Hobbes e di Schmitt, che potrebbero aver insegnato invano. Il giurista percepisce qualcosa di oscuro nel passaggio dal Medio Evo all’età moderna. René Guénon vi ha visto una misteriosa ‘volontà direttrice’ ostile alla cultura (cattolica) nella quale Schmitt è cresciuto. Si potrebbe pensare alla volontà illuminista, alla congiura delle società pre-giacobine che hanno preparato la rivoluzione francese. Sarebbe un’interpretazione consolante per il filosofo politico, che ha esaltato tutta la cultura contro-rivoluzionaria, da De Maistre a Donoso Cortès che invoca apertamente la dittatura contro la degenerata società liberale. Ma vi è qualcosa di più, qualcosa di diverso e preoccupante che si riferisce a Guénon, che studia e discute d’iniziazione e  di contro iniziazione, che ha cominciato come massone, ma che ha scoperto i limiti della massoneria, che segnala l’ambiguo rapporto tra i buoni e cattivi maghi ella tradizione dell’Agarthi. E Schmitt è colto dal dubbio che anche nel nazismo aleggi uno spirito diverso da quello che egli ha apprezzato, condiviso, rafforzato, volto alla creazione dello Stato totale. Esso è sempre il suo ideale. La critica che muove a Hobbes, ‘l’incrinatura’ che scorge nella ‘unità tanto compatta e irresistibile’ è che ‘lascia al singolo la libertà interiore di credere o non credere’, anche se il suo comportamento esteriore si conforma in tutto e per tutto alla volontà dello Stato sovrano. Schmitt vorrebbe sopprimere anche tale per altro limitatissima libertà interiore (che non può esprimersi parando e comunicando) […]. E il regime nazista è certamente su questa strada […]. Se Schmitt è preoccupato e angosciato, se la sua sicurezza del 1936 si attenua nel 1938, non è dunque per una critica della statolatria hitleriana. Egli teme che tale statolatria sia gestita in modo rischioso da un personale politico convinto di essere iniziato a una dottrina segreta, della quale la razionalità giuridica di Schmitt diffida [ma era proprio così, invece; nota mia]. Non per questo Schmitt, come Jünger, muta il suo atteggiamento di piena solidarietà col regime. Parlare di ‘immigrazione interna’ non ha senso. […] Appunto per questa piena condivisione dei fini del regime nazista, nello stesso saggio Schmitt denuncia il ‘fronte ebraico’ che inizia ‘col primo ebreo liberale Spinoza’, continua con […] Moses Mendelssohn, attraverso ‘i giovani Rothschild, Karl Marx, Börne, Heine, Meyerbeer’, per continuare nel ‘[…] contribuire a castrare un vigoroso Leviatano’, cioè lo Stato totale, padrone anche delle coscienze, che Hobbes ha teorizzato sia pure con una incrinatura e che Hitler sta realizzando senza incrinature. […]
Schmitt dunque continua ad essere l’apprezzato sostenitore delle tesi di politica interna (sugli ebrei) e di politica estera (sull’espansione) del Terzo Reich. […] ma l’interesse della vicenda del 1938 non sta nell’usarla per comprovare il fatto che Schmitt continuò, come Jünger e Heidegger, a essere un leale sostenitore del partito di cui aveva la tessera, nonché della Germania nazista alla vigilia della guerra. Sta nel fatto che il giurista, attraverso l’amico Jünger, venne parzialmente [corsivo mio] a conoscenza di quello che si preparava (la guerra) e delle ragioni per le quali lo si preparava (una dottrina esoterica). E, uomo di cultura alieno da occultismi, percepì il riemergere di antiche concezioni che per lui, cattolico, potevano comprendere reminiscenze demoniache. E forse [togliamo pure il “forse”, nota mia] il suo caso va compreso nella differenza di posizioni che si delineavano in quel periodo nel vertice nazista”[16].
E questo “qualcosa” non si è affatto limitato al solo nazismo (come si dice, di seguito, nella parte finale della nota a pie’ pagina – che segue – n°10).


Ma è necessario, a questo punto, affermare a chiare lettere un Secondo Disclaimer.
In questo sito non si prende parte né a questo né a quel gruppo, di quelli oggi esistenti. Anzi, quel che si sostiene si è che occorra capire che vi è un “movimento a tenaglia”, in atto da molto tempo, in cui gli apparenti opposti seguono qualcosa che non possono nemmeno concepire. Morale della favola: se non sai qual è la posta in gioco dell’opposizione in atto, non prendervi parte.
Che poi è l’atteggiamento che questo blog favorisce, per chi voglia seguirlo. Lo scopo è quello di opporsi alla deriva dominante, che vuole, invece, che si prenda parte ad opposizioni precostituite, come cibo precotto.
Cuocetevi da voi stessi il vostro cibo; se, poi, dopo esservelo cotto da voi stessi, darete un assenso a qualche partito dominante, va bene lo stesso, in quanto l’assenso sarà stato dato consapevolmente, stavolta; e questo fa un mondo di differenza … In ogni caso, rimane fermo che l’approfondimento è lasciato soltanto a chi voglia farlo.
Il primo disclaimer – ricordiamocene – afferma che, qui, ci sono sostanzialmente “spunti” e proposte, il resto – quale che sia l’opinione – vien lasciato al lettore. Son solo un modesto studioso, che, però, ricollega i punti, e connette le parti, certo in uno dei molti modi possibili, questo è vero: ognuno libero di riconnettere in atre maniere, ma, se prende le cose come appaiono, sarà destinato a combattere secondo i pensieri altrui: ad ognuno la scelta. La scelta è, sì, libera; le conseguenze della scelta stessa, però, non lo sono: queste ultime sono, al contrario, necessitate.
Il terzo disclaimer, infine, recita: si dà qui per scontato che non vi siano soluzioni alla crisi della modernità – momento di “crisi” che la modernità, in una visione più ampia, per sua natura è – nell’ambito della modernità stessa: questo punto è molto ma molto importante, probabilmente il “discrimen” decisivo davvero. E, su questo punto, non ho alcuna intenzione di ritornare: che tutto il gigantesco, numerosissimo resto del mondo la pensi pure diversamente. Detto tutto ciò, penso basti.
Ogni espressione ha i suoi limiti.


Veniamo al punto, dunque, cioè a “17 anni fa”. In quel momento, infatti, si possono vedere le origini visibili del “doppio gruppo di pressione” attualmente in atto, cioè quello dell’integralismo islamico e quello delle cosiddette “destre ‘estreme’” risorte.
“Nel 1996, David Duke, ex Grande Stregone del Ku Klux Klan, si presentò come candidato repubblicano per la Louisiana. Il quarantaseienne sostenitore dell’estrema Destra parlò in modo reverenziale delle sue radici scozzesi […] e mantenne stretti contatti con i membri di uno degli Ordini templari più falsi che rivendicava un retaggio scozzese. Mascherati da patrioti, nazionalisti, cavalieri e spesso cristiani, questi gruppi stanno proliferando in tutta l’Europa e negli Stati Uniti. […] Un’indagine ulteriore ha smascherato almeno 100 gruppi dello stesso tipo in 18 Stati americani che abbracciavano la stessa etica del Ku Klux Klan, dei neo-nazisti, dei paramilitari avversi al governo, dei millenaristi della New Age, di tutte le sfumature della Destra. Questo modello è rispecchiato anche in Europa. La Germania è stata testimone, nel 1998, di un aumento del 34% di crimini neo-nazisti rispetto all’anno precedente, sebbene vi sia stato anche un incremento del 21% nei crimini legati all’estremismo di sinistra. In Francia, Jean Marie Le Pen ha ottenuto consensi crescenti nel suo collegio elettorale di Marsiglia, ed ancor più […] lungo la costa del Mediterraneo, e rappresenta circa il 14% dell’elettorato nazionale. Condizioni ideali, non soltanto per i gruppi politici anarchici e sovversivi, il cartello del crimine organizzato […] che fa affari migliori nei periodi di confusione,  ma anche per il fondamentalismo religioso”[17]. E tutto questo si è realizzato: ma è solo un tassello in un più vasto “piano”, chiamiamolo così, “complotto” è un termine riduttivo e sbagliato. Un “complotto” è sempre relativo, un “piano” è qualcosa di più vasto, che può anche implicar dei complotti, però anche. Diciamo che ora ci sono anche gli “eurasisti” e i fanatici di Putin: grazie anticomunisti –  di ogni fatta, risma e misura , per quest’ultimo, davvero “splendido”, “regalo” dovuto alla vostra totale ottusità; nulla è peggio, infatti, che mantenere un qualcosa che i tempi più non necessitano, poiché questo tal “qualcosa” diviene, allora necessariamente , la maschera di altre atre forze. Che poi la fine del comunismo in Russia dovesse dar luogo molto probabilmente ad un Putin, che questo fosse una facile previsione (da me fatta illo tempore), questo non potranno mai capirlo, perché la loro anti visione rimane, nella sostanza, ideologica: la “fine del comunismo” inaugura un “tempo nuovo” di “prosperità” per il mondo.
La realtà è stata l’opposto: la “fine del comunismo” inaugura un falso e debole successo che è come quando un albero, al termine del suo ciclo, faccia sbocciare degli ultimi fiori: è il segno della fine. Questo accade perché spreca le sue ultime energie residue.
Come fu detto da me ventun anni fa, ormai, proprio questa eventualità garantisce della fine dell’Occidente.  

“Molti scrittori hanno sostenuto che il Priorato di Sion [per gli autori citati, non quello fasullo di Plantard, che è un “specchietto per le allodole”, ma quello vero di certe “destre” che han sempre condizionato la politica francese; nota mia], insieme  a molte altre società segrete, come gli Illuminati [resi famosi da Dan Brown di seguito alla data di pubblicazione di questo libro; nota mia], il Tempio Solare, Gli Anziani di Sion e l’Ordine dei Rosacroce facciano parte di una cospirazione [piano, è più corretto, la cospirazione ha sempre obiettivi limitati; nota mia] europea o forse mondiale. La dichiarazione comune è che si tratti di un complotto per controllare le istituzioni finanziarie mondiali, usurpando in questo modo il processo democratico della maggior parte dei governi occidentali […]. Questo scenario […] non rimane in piedi di fronte ad un’analisi più attenta. Tuttavia, contiene delle verità. Come si è più volte illustrato, organizzazioni persino appartenenti a retroterra culturali o religiosi diversi, ma che condividono un intento temporaneo o a lungo termine, spesso creano delle alleanze [che, poi, è il punto vero che i “complottisti” non riescono proprio a capire, ad accettare: per loro le divisioni che vedono sul “palcoscenico della storia” sono le stesse che ci sono “dietro le quinte” della storia stessa: e non si può commettere un errore più grave, più grosso; nota mia]. Si potrebbe dire che una tale alleanza di parti interessate crea, almeno a breve scadenza, una cospirazione [temporanea, il “piano” è su di un livello superiore, tuttavia; nota mia]. Una tale situazione può verificarsi nel mondo del capitalismo, della finanza e del commercio internazionale [laddove, effettivamente, i “complotti” han sede, spesso; nota mia]. Tuttavia, formando una collaborazione tutt’altro che compatta, queste alleanze flessibili [termine giusto] indicano una continua lotta per quote di mercato da parte di fazioni diverse e in competizione. Il supporto unanime a Hitler ed al suo Partito nazista offerto dalle industrie e dalle banche tedesche, ed il supporto di organizzazioni finanziarie internazionali, era motivato più da una comune paura di un’espansione comunista, che costituiva un anatema per le loro ambizioni capitaliste, che dal desiderio di una reciproca collaborazione. In effetti, l’Europa è sempre stata terreno di battaglia per gruppi politici, religiosi e occulti. Alcune di queste battaglie sono combattute nell’area democratica del governo, ma molte di più sono compiute in segreto, implicando spesso l’uso di metodi sovversivi ed occulti. […] All’interno dell’Unione Europea ci sono continue schermaglie, poiché i singoli governi cercano di assicurarsi una buona posizione, allo scopo di ottenere vantaggi politici e finanziari. […] Parole come ‘convergenza’ e ‘armonizzazione’ sono applicate spesso […] Per secoli, l’Europa ha racchiuso un’enorme quantità di culture, nonostante la vicinanza dei paesi, l’abbondanza di lingue, costumi e tradizioni siano notevoli. Ma questa diversità culturale è minacciata dall’implacabile pressione fatta per un’uniformità, mossa dalle ambizioni delle compagnie multinazionali, mote delle quali sono originarie degli Stati Uniti. Queste compagnie hanno prontamente abbracciato l’etica del lavoro protestante e lo spirito capitalista proposto dal sociologo tedesco Max Weber. L’espansione mondiale di queste compagnie ha avuto un successo talmente sorprendente che […] i metodi affaristici americani, sono stati adottati da quasi ogni paese al mondo […] Cercando di perseguire i loro obiettivi queste multinazionali hanno adottato strategie e modus operandi simili a quello di molte società segrete”[18]. Gli autori citati sottolineano varie volte le differenze tra Gran Bretagna e resto d’Europa: dunque, 16 anni dopo,  ecco la “Brexit”, ed anche questo è stato compiuto
Sui Rosacroce, sia detto en passant, bisogna distinguere, con Guénon, fra quelli originari e le varie società segrete ad essi ispirate, che spesso han potuto tralignare. Tralignare = passare illegittimamente la “linea”, il limes.




Ma ecco che con la terza Intelligenza esplode un dramma che riconduce l’origine del male a un ‘passato’ assai anteriore all’esistenza dell’uomo sulla terra[19].


Interessante la copertina – ed anche il retro – che mostra il “Monastero” (“El-Deir”), di Petra, in Città sepolte. Origine e splendore delle città antiche, vol. 6 Roma e il mondo romano, Armando Curcio Editore, Roma s.d.
Interessante il particolare dell’immagine di copertina, così descritta: “Un’urna proveniente dal il monastero di Ed-Deir, a Petra”, corsivi in originale. A Petra – ed è interessante rilevarlo – si adorava, oltre alle “tre dee” preislamiche – quelle dei “Versetti satanici”, le stesse della Mecca –, Dhu’l-Shâra, ovvero Dusàrês – alla greca e latina –, che significa “Il Signore della Montagna”[20], ed era, dettaglio interessante, adorato a Pozzuoli. E Dusàrês veniva identificato con Dioniso, cosa significativa.
L’altro Dioniso. Il simbolo dello specchio, attribuito dalla tradizione orfica a Dioniso, dà al dio un significato metafisico che Nietzsche non riuscì a districare.
Guardandosi allo specchio, il dio vede il mondo come propria immagine. Il mondo dunque è una visione, la sua natura è soltanto conoscenza. Il rapporto tra Dioniso e il mondo è quello tra la vita divina, indicibile, e il suo riflesso. Quest’ultimo non offre la riproduzione di un volto, ma l’infinita molteplicità delle creature e dei corpi celesti, l’immane trascorrere di figure e colori: tutto ciò è abbassato a parvenza, a immagine in uno specchio. Il dio non crea il mondo: il mondo è il dio stesso come apparenza. Quella che noi crediamo vita, il mondo che ci circonda, è la forma in cui Dioniso si contempla, si esprime di fronte a se stesso. Il simbolo orfico ridicolizza l’antitesi occidentale tra immanenza e trascendenza, su cui i filosofi hanno versato tanto inchiostro. Non ci sono due cose, riguardo alle quali si debba indagare se sono separate o unite, ma c’è una sola cosa, il dio, di cui siamo l’allucinazione. A questa concezione di Dioniso Nietzsche si avvicina nella Nascita della tragedia, tuttavia con un eccesso di coloritura schopenhaueriana; in seguito un cocciuto immanentismo ostacola la sua penetrazione”[21].
E qui terminiamo, parzialmente[i] 

Andrea A. Ianniello





















[1] F. Nietzsche, Richard Wagner a Bayreuth, Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1983, p. 4. Se vuoi nascondere qualcosa, mettila in piena luce. Allo stesso modo, se vuoi allontanare le menti chiuse – ovvero la stragrande maggioranza della gente –, usa molte citazioni e di autori molto diversi: saranno completamente depistati.   
[2] A. Watts, Beat Zen & altri saggi, Arcana editrice, Roma 1973, p. 58, corsivi in originale.   
[3] In F. Nietzsche, La nascita della tragedia. Il viandante e la sua ombra. La gaia scienza, Saggio introduttivo di G. Cano, RBA Italia, Milano 2017, pp. 221-222, corsivi in originale. Interessante quest’altro frammento; “La vendetta più tremenda. Se ci si vuol vendicare di un avversario, bisogna attendere sinché non si abbia una mano piena di verità e di giustizia da poter giocare contro di lui, a sangue freddo, sicché esercitare la vendetta viene a coincidere con l’esercitare la giustizia. E’ la specie più terribile di vendetta: essa infatti sopra di sé non ha istanze alle quali potersi appellare. Così Voltaire […] si vendicò di Federico il Grande [di Prussia] (in una lettera che spedì a Ferney)”, ivi, 237, corsivi in originale. “Personalmente”, “in tal senso”, avrei un cahier de doléance piuttosto nutrito ma, non avendo alcun mezzo a mia disposizione, non ho altra scelta che seguire il “Nietzsche consiglio” e seguir, dunque, “justitia et veritate” …
Un’immagine di Federico II di Prussia si trova qui, cf.
[4] In AA.VV., Frammenti della fine del mondo, a cura di N. Pirillo, Savelli Editori, Milano 1980, p. 112. Su di un tema, sin troppo dibattuto, perché sin troppo “attuale”, dunque anti Nietzsche: “L’emigrazione come chiave della metropoli”, W. Benjamin, in ivi, p. 152.  
[5] Frase di Goethe in calce alla Nota di R. D’Anna, in W. Goethe, Favola, L’Unità (Adelphi), 1997, p. 56, corsivi in originale. Parliamo di ben trent’anni fa, ormai … E ovviamente, la data non è stata scelta per caso.
Critica di Goethe. Oggi è ancora possibile dare a Goethe, nel mondo moderno, la posizione preminente, contro il mondo moderno, che gli diede Nietzsche? Ritengo di no. Visti in prospettiva, gli atteggiamenti di resistenza e di condanna di fronte al suo tempo appaiono sempre più sbiaditi rispetto a quelli di debolezza e di acquiescenza, se non addirittura di connivenza. Quello che lui ha innalzato contro la decadenza è posticcio, improvvisato […]. Il Teatro olimpico e gli edifici palladiani di Vicenza son fiacchi, di fronte a un tempio greco del quinto secolo a.C. La visione goethiana dell’antichità rimane al disotto di quella del quattrocento italiano, sia rispetto all’arte, sia rispetto all’immagine dell’uomo. […] Goethe è compiaciuto di sé e accomodante verso l’esterno”, G. Colli, Dopo Nietzsche, Adelphi Edizioni, Milano 1974, p. 157, corsivi in originale.
Ancora Colli, sempre su Goethe: “La doppiezza del letterato. Goethe è un’erma bifronte. Il modello dell’interezza non l’ha raggiunto né nella vita, né nell’opera. Grande mente, ha saputo con larghezza salvarsi l’anima, rivolto a se stesso. Rivolto invece al mondo, ha conosciuto e sfruttato l’arte di procurarsi il grande successo, ha solleticato i vizi tedeschi, il sentimentalismo, l’oscurità, l’ipocrisia morale. Ha compreso la falsità e il pericolo della filosofia tedesca, ma non ha osato opporsi a Hegel, perché vedeva che quello era il cavallo vincente. […] Questa connivenza non possiamo perdonarla a Goethe. Il destino gli concesse il privilegio di leggere, appena pubblicata, l’opera capitale del giovane Schopenhauer, suo devoto, ma una certa rilassatezza – benché avesse capito che il sentiero della sapienza conduce a oriente – gli impedì di presentarsi dinanzi agli uomini futuri come il protettore di Schopenhauer. E anche il suo classicismo fasullo, ellenistico, egli non esitò a metterlo in secondo piano, di fronte a una rielaborazione caotica, morbida, decadente, troppo tedesca, del mito cristiano”, ivi, pp. 198-199, corsivi in originale.
[6] Nota n°43 a pie’ pagina in Testamento di Salomone, Città Nuova editrice, Roma 2013, p. 43, corsivo in originale.  
[7] M. Bizzarri – F. Scurria, Sulle tracce del Graal. Alla ricerca dell’immortalità. Il mistero di Rennes Le Château, Mediterranee, Roma 1996, p. 142.
Sul simbolismo dell’asino, cf. ivi, p. 219 d).
Interessante, sul Nemeton celtico del Sud della Francia, notare che “Nemeton rappresenta nella tradizione celtica il Santuario. Il termine deriva dalla radice celtica nem, che sta per ‘sacro’. Un esempio ben noto ci viene offerto dal nome della cittadina di Nemi, presso Roma, località ritenuta appunto ‘sacra’ dalle popolazioni celtiche insediatesi nei Castelli Romani intorno al 380 a.C., e che, sulle rive del lago omonimo, collocarono, non a caso, il Tempio di Diana”, ivi, p. 179, corsivi in originale. Interessante sottolineare come questo santuari celtici non erano templi, ma boschetti sacri, con terrapieni e “fonti d’acqua” (ibid.), ma non edifici. Questo in ambito celtico; in ambito romano, al contrario, vi erano degli edifici, non solo quello dedicato a Diana Nemorensis, ma pure a Diana Tifatina: un tempo sotto il Tifata, infatti, vi erano acque sorgive, termali (cf. A. de Rosa, Terra di Lavoro. Dalle origini alla romanizzazione, Edizioni Pro-Loco – Archeoclub, Capua 2015, pp. 93-95), e Silla dedicò una sua importante vittoria proprio a Diana Tifatina, “Diana” = Iana = Janara, vi è un legame stretto: “Dopo la vittoria su Gaio Norbano, nello scontro presso il monte Tifata [in nota: “Il monte sovrastante la piana di Capua, dov’era il tempio sacro a Diana, dea della caccia”], Silla rese grazia a Diana, alla cui divinità era sacra quella regione e dedicò a lei le acque famose per la loro salubrità e il loro potere curativo, e tutto il territorio. Testimoniano il ricordo di questo atto di religiosa riconoscenza un’iscrizione ancor oggi affissa alla porta del tempio ed una tavola di bronzo all’interno di esso”, Velleio Patercolo, Storia di Roma, Libro II, 25, Rusconi Libri, Milano 1978, p. 99 – gran bella edizione, tra l’altro – corsivi miei. Il tempio di Diana Tifatina sarebbe divenuto Sant’Angelo “in Formis”, basilica “desideriana” (di Desiderio di Montecassino), dedicato a San Michele, il che fa capir bene che la cristianizzazione del luogo è avvenuta sotto l’egida dei Longobardi. Il passaggio è dovuto al fatto che Michele è l’arcangelo guerriero par excellence, e Diana è la dea della caccia. Ma non solo di essa. Che questo territorio fosse famoso in altri tempi per la caccia è testimoniato da Carlo di Borbone Farnese, amante anch’egli della caccia, che scelse non casualmente la sede per la sua Reggia – oggi tutta la zona è tra le peggiori d’Italia (Italia che sta in un pessimo stato), e “compete”, si fa per dire …, con le più retrive zone della Sicilia per gli ultimi posti, in una nazione che, si sa, non brilla per nulla!! – la dice lunga. Ora, potrebbe perfettamente darsi che questa “rettifica” cristiana di forze precedenti sia “saltata”, per ragioni varie, da una certa epoca in poi. Si noti, ma solo en passant, come Silla fosse il campione del partito conservatore romano: Diana > Luna > conservazione sempre imperante fino a tutto sfinire. Qualsiasi tendenza divenga unicamente dominante non può che provocare la dissoluzione: così si attua la dissolutio, infatti, facendo sì che una sola tendenza divenga dominante, e come in un determinato luogo questo può accadere, allo stesso modo può accadere nel mondo tutto: oggi.
Che forse tu inspiri solo? Espiri solo? Saresti morto, allora! E in ambedue i casi! Inspiri ed espiri: questo ritmo dialettico ti mantiene in vita.
[8] F. Schuon, Sufismo: Velo e Quintessenza, Mediterranee, Roma 1982, p. 22, corsivi miei. Questo libro appartiene a quelli del miglior Schuon, prima che sposasse troppo la causa islamica: infatti, vi son molti passi equilibrati, più di Guénon, per esempio: “I Sufi non intendono essere filosofi, è ovvio; e hanno ragione se con ciò vogliono dire che il loro punto d’avvio non è il dubbio e che le loro certezze non sono conclusioni razionali. Ma non ci è chiaro perché, quando delirano, lo farebbero diversamente dai filosofi; né perché un filosofo, quando concepisce una verità alla quale riconosce la natura trascendente e assiomatica, lo farebbe diversamente dai Sufi.”, ivi, p. 123. E, di seguito, porta a sostegno il caso d’Ibn Arabî che tratta il male da “pensatore” e non da Sufi. Lo stesso Ibn Arabî, al contrario, tratta il problema della libertà da Sufi, e non da “pensatore”, cf. ivi, p. 124. “Abbiamo veduto che il prezzo del livellamento provvidenziale attuato dall’Islam è una certa prevalenza dello spirito vaishya [borghese, “casta” mediana, quella di artigiani e mercanti, dunque “piatta”, “borghese”, anti metafisica; nota mia], la quale è certamente paradossale nell’ambito sufico ma ha contribuito a proteggere l’Islam da un’esperienza luciferina analoga al Rinascimento; ciò non toglie che tale mentalità incontestabilmente sommaria incoraggi nei Musulmani, a contatto con il mondo moderno, una reazione intellettualistica aberrante”, ivi, p. 114, corsivo in originale. Questa reazione “aberrante” lui la vedeva contro la religione, ma poi è giunta ed entrata dentro la religione stessa, e, ancor poi, è divenuta diffusissima, in quel contesto: il limite di Schuon è stato quello di non aver proprio visto né concepita una tale possibilità. E questo conta, alla fin fine. La qual cosa non può essere “cassata” come non esistente; lui non poteva non vedere una tale possibilità perché vederlo avrebbe “messo in questione il sistema”, come lo stesso Schuon scrisse altrove, criticando Guénon. Tornando al miglior Schuon, vi è questo passo, dove lui, dopo aver – giustamente – criticato Ibn Arabî su come quest’ultimo tratta il problema del “male”, scrive(va), giungendo così al nocciolo del problema. Parlando della scuola d’Ibn Arabî, scrive che per essa “vi è solo Dio, di conseguenza tutto è Dio, e siamo noi, creature, a vedere un mondo molteplice dove vi è esclusivamente la Realtà una [una tale posizione si trova riecheggiata in varie dottrine tradizionali, in India (Ramana Maharishi, fra gli altri), come altrove, in altri contesti: non è quindi una particolarità d’Ibn Arabî: vi è solo l’ Uno, in poche parole, posizione ben nota; nota mia]; bisognerebbe però sapere perché le creature vedano l’Uno in modo molteplice, e perché Dio medesimo, in quanto crea, legifera e giudica, veda il molteplice e non l’Uno. Questa è la risposta giusta: la molteplicità è sia oggettiva che soggettiva – la causa della contingenza diversificante essendo in ciascuno dei due poli della percezione – e la molteplicità o la diversità è un suddivisione, non del Principio divino ovviamente, ma della proiezione manifestante, che è la Sostanza esistenziale e universale; la diversità o la pluralità non si contrappone pertanto all’Unità, è in essa e non accanto ad essa. La molteplicità in sé è l’aspetto esteriore del mondo; ora è necessario contemplare i fenomeni nella loro realtà interiore, quindi come proiezione diversificata e diversificante dell’Uno. La causa meta cosmica del fenomeno della molteplicità è l’Onnipossibilità, che per definizione coincide con l’Infinito; il qual è un carattere intrinseco dell’Assoluto. Il Principio divino, essendo il Sommo Bene, propende proprio per questo ad irradiare, dunque a comunicarsi; a proiettare o a rendere esplicite le ‘possibilità del Possibile’. Irradiamento equivale ad allontanamento progressivo o offuscamento, il che spiega il fenomeno privativo – e in definitiva sovversore – che chiamiamo il male; da noi denominato così a ragione e conformemente alla sua natura, e non a motivo di una prospettiva particolare, persino arbitraria. Ma il male […] deve avere una funzione positiva nell’economia dell’universo, e tale ufficio è duplice: vi è anzitutto la manifestazione contrastante, cioè porre in risalto il bene attraverso il suo opposto, distinguere un bene da un male è infatti un modo per comprender meglio la natura del bene; vi è poi la cooperazione transitoria, ovverossia il compito del male è anche quello di concorrere all’attuazione del bene”, ivi, pp. 137-139, corsivi miei. Di solito, molti vedono solo questo secondo puto, il bene che il male fa malgré soi même, ma il primo è altrettanto, se non più, importante; in nota, infatti, Schuon precisava riguardo al primo punto: “A tutta prima, si potrebbe pensare che il porre in rilievo sia soltanto un elemento secondario in quanto occasionale, ma non è così poiché si tratta qui dell’opposizione pressoché principiale dei fenomeni – o di categorie di fenomeni – e non di comparazioni accidentali. Il ‘contrasto’ qualitativo è in effetto un principio cosmico e non un problema di scontri e comparazioni”, ivi, p. 139, corsivi miei.
[9] Frase sulla bandella della prima sovraccoperta in R. Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Adelphi Edizioni, Milano 1982, ma, sul frontespizio, c’è il mese – che va taciuto – e l’anno di acquisto: il 1994, non casualmente, dunque, ritorna quell’anno “topico”, cf.
La frase riportata nella bandella viene dall’esagramma n°23 dell’ I-Ching [Yijing], uno dei peggiori esagrammi, che, però, come accade spesso in detto cinese Oracolo, nelle “linee mutevoli” finali s’inverte. Quando il “frutto è maturo” – oggi – allora termina il processo di disgregazione (= dissolutio) descritto da tal esagramma. Il punto è che siamo vicinissimi a tal momento, solo che il processo di disgregazione è stato lentissimo. Un lento processo di espugnazione e dissolvimento dei limiti, questo è stato. In ogni caso, la frase precisa è: “Qui si è giunti alla fine della frantumazione. […] Quando il frutto cade a terra, proprio allora dal suo seme cresce di nuovo il bene”, I ching. Il Libro dei Mutamenti, a cura di R. Wilhelm, Prefazione di C. G. Jung, Adelphi Edizioni, Milano 1991, p. 140, corsivi miei. Il “frutto cade a terra” perché maturo. Quel che altrove si è chiamato “dissoluzione” (va precisato qui), nell’esagramma in questione vien chiamato “frantumazione” o anche “disgregazione” (forse termine più corretto); val appena la pena di sottolineare che un processo di frantumazione è, tuttavia, da solo, insufficiente – come insegnava il Guénon de Il regno della Quantità – e che si necessita di “qualcosa” di “altro”, che intervenga, perché allora, e soltanto allora, il processo di dissolvimento sarà completato.

Figura sul retro di copertina in N. Powell, I King, il libro delle mutazioni, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1980.
Tra l’altro: “Ecco le misure proposte da Li Ssŭ ed accettate dal Primo Imperatore: tutti i libri devono essere bruciati, salvo gli archivi del paese di Ch’in, i libri concernenti la medicina, la farmacia, la divinazione, l’agricoltura e l’arboricoltura, vale a dire i grandi rami della scienza dell’epoca”, D. Weulersse, “Ch’in Shih Huangti” in I Protagonisti vol.  2 L’età della Grecia, C.E.I., Milano 1966 (“l’anno dell’escapismo”), p. 332; la data è importante. Sia detto tra parentesi, però, che quello di Ch’in Shih Huangti non fu tentativo d’abolizione del libro, ma della storia, tranne quella del suo regno, Ch’in, appunto, donde “Cina”. L’ I Ching [Yijing] si salvò perché Trattato di divinazione e di cosmologia.

Pittura su seta raffigurante Ch’in Shih Huangti [Qin Shihuandi] che fa bruciare libri e gettare i letterati che vi si oppongono, da ivi, p. 312.
Va ricordato che lo stesso Confucio affermò che: “Il Maestro [Confuzio] disse: ‘Se mi fosse dato ancora un tempo da vivere, con cinquant’anni di studio dello I Ching potrei non commetter gravi errori”, Confucio, Dialoghi [Lun-yu], VII, 16 in calce a I Ching. Il Libro dei Mutamenti, nuova versione integrale con le chiose di Confucio, a cura di E. Judica Cordiglia, Mediterranee, Roma 1992 (edizione or. 1982), corsivi in originale. Di solito, non si ama vedere questa frase di Confucio, per trasformarlo in un “razionalista” ante litteram (grosso errore di L. Lanciotti, fra gli altri; ha più ragione P. Santangelo, quando parla di “religiosità laica”, certo indigesta i moderni, per i quali la religione o è “positiva” – cioè “istituzione – o, semplicemente, non è affatto).
[10] Id., Metafisica del numero, Arktos Oggero editore, Carmagnola (TO) 1990, p. 140, nota n°8, corsivi miei. 
[11] Introduzione di N. Pirillo in AA.VV., Frammenti della fine del mondo, cit., pp. 11-12, corsivi in originale.
Di seguito, cf. ivi, p. 16, si citava, per criticarla ovviamente, la teoria sia di Lukacs che di Colletti, secondo cui questo pensiero della “crisi della modernità” – noi veniamo dopo la crisi -, teoria per la quale questo genere di pensiero non era altro se non la “nostalgia” del mondo premoderno. Si conosce benissimo una tale baggianata, con la quale si son baloccati davvero in tantissimo, tremenda illusione che ha favorito non poco la deriva senza fine. 
[12] Ivi, p. 20, corsivi in originale.
[13] Cf. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/04/colloquio-sul-blog-tra-il-gestore-a.html; ci sarebbe dovuto essere un post ancora sulla sovranità, ma, su questo, leggere il NB” finale.
[14] Una via possibile può esser oggi solometapolitica, cf.
[15] Sri Aurobindo, Il Ciclo umano. Psicologia dello sviluppo sociale, Edizioni Arka, Milano 1985, pp. 83-84, corsivi miei.
[16] G. Galli, Hitler e il nazismo magico, R.C.S. Libri & Grandi Opere, Milano 1994 (anno “topico”), pp. 185-188, corsivi in originale, il mio corsivo fra parentesi quadre. Tra l’altro, se il nazismo è stato un visibile intervento dell’ “occulto”, lato sensu inteso e non necessariamente come “magismo” pratico o stregoneria, sarebbe un grosso errore credere che solo esso sia stato interessato da questo fenomeno, cf. Id., La politica e i maghi, R.C.S. Libri & Grandi Opere, Milano 1995, pp. 64-90. Come si dice in quest’ultimo testo, probabilmente dopo Blanqui e dopo la Rivoluzione d’Ottobre (cento anni fa) il legame fra sinistra ed occultismo si rompe, ed è la destra a divenire oggetto d’attenzione, con il nazismo come “picco” massimo d’influenza occulta in politica. Il pendolo ricomincia ad oscillare con il ’68, quando la destra rispolvera la sua retorica e prende a conquistare il mondo politico esteriore, dunque i legami occulti andavano “occultati”, e si riprende la retorica economicista e razionalistica, condita di “identitarismo” più o meno becero. Questo, però, non ha fatto sì che l’ “occulto” entrasse nella sinistra, che è in piena decomposizione da decenni, ha invece solo inaugurato una nuova fase. Tra l’altro, parlando di Marx in quest’ultimo libro, si confuta l’idea, sbagliatissima, di un Marx cosiddetto “satanico”, ma si osserva la centralità dello “spettro” in Marx, della produzione “fantasmatica”: non solo il “comunismo” si aggira “come uno spettro”, nel Manifesto, ma la merce, in realtà, è uno spettro. Ebbene due osservazioni, en passant, su temi che ci porterebbero molto lontano: 1) questo spettro, probabilmente, è affine al dybbuk ebraico, Marx, d’origine giudaica, non poteva non conoscerlo; 2) il legame fra il primo “comunismo” e “socialismo” e le società segrete, anche con il proto spiritismo. “Storicamente è assai significativo veder nascere nella stessa epoca il marxismo e la prima forma di razzismo politico. Vi si scorgono allora facilmente i caratteri ‘messianici’ e ‘illuministi’ che saranno in seguito più o meno nascosti dal razionalismo ‘scientista’ della fine del XIX secolo per quel che si riferisce al marxismo, e dal darwinismo per quanto riguarda il razzismo”, R. Alleau, Le origini occulte del nazismo. Il Terzo Reich e le società segrete, Edizioni Mediterranee, Roma 1989, p. 140. E, in nota: “Nel 1854 io carattere ‘illuminista’ [nel senso non dell’ Aufklärung kantiano, ma delle società segrete che cercano un’ “illuminazione”; nota mia] esce dalla classificazione di ‘comunismo’ come una delle ‘eccentricità religiose di quel tempo’. Cfr. Alexandre Erdan, La France mystique”, ibid., corsivi in originale. La data “pivotale” del 1854 separa, infatti, il “comunismo” come cosa “mistica” dalla nascita e diffusione del comunismo sedicente “scientifico”; insomma, fino alla metà del XIX secolo, il “comunismo” era cosa “mistica” e persino “esoterica” …
Come si vede, ad ogni modo, le influenze “occulte” mica seguono le distinzioni politiche moderne: semplicemente folle il crederlo, anche il solo pensarlo, e porta senz’altro, inevitabilmente, a non capir niente. Ma oggi siamo ben oltre la dialettica malata fra destra e sinistra, tipicamente moderna ed afferente alla “civiltà capitalistica” (Wallerstein): oggi quel che stava dietro deve poter venire davanti ormai … Recensendo un vecchio testo sulle Centurie di Nostradamus, Guénon si diffondeva sugli errori di traduzione, fra i quali: “‘Ardha e Zerfas’ […] che in realtà sono ‘Aredha-Tserphath’, espressione di cui Nostradamus, essendo di cultura ebraica, conosceva sicuramente il significato nella geografia rabbinica”, R. Guénon, Recensioni, Luni Editrice. Milano 2005, p. 47.
Ora tuttavia, pure altrimenti traslitterato come “Tzarfat”, questa parola indica la Francia … Altro che la “Mongolia”, come alcuni hanno interpretato. A causa del contesto in cui si tratta di questa espressione nostradamica, dove Nostradamus trattava di dove avrebbe avuto inizio il “Regno dell’Anticristo”, la deduzione s’impone, semplice però sconvolgente. Tra l’altro, a Robin – citato con favore in un passo del libro di Patton e Mackness che, a sua volta, si citerà di seguito –, non era certo sfuggito questo punto, cf. J. Robin, Rennes-Le-Château. La colline envoûtée, Guy Trédaniel Editions de la Maisnie, Parigi 1982, p. 171. Altra cosa da ricordarsi è che il libro di de Sède, che avrebbe dato inizio all’ affaire di Rennes-le-Chateau, data al 1967, ovvero ben cinquant’anni fa.
In ogni caso, la situazione – finalmente – è divenuta “matura”, ed è stato un processo di “acque corrosive” davvero immondo ed osceno, in una parola inenarrabile. Difficile davvero dire cosa sia stato. Come nei grandi disastri, le parole mancano, vi è silenzio, quel silenzio “compatto”, come lo chiamo … Forse un esempio è più calzante di mille parole: come questa “bolla” di caldo che non passava mai, aria pesante, umida, ed anche passeggeri momenti, brevissimi peraltro, non han cambiato niente: e così è stato; guerre qui e là niente hanno cambiato. Solo quando la circolazione generale si è modificata, solo allora il clima è cambiato. Allo stesso modo. E come questa “bolla” che pareva non cambiar mai, però alla fine cambia, allo tesso modo accade per questi lunghi, lunghissimi vent’anni di “frammentazione” globale. Infatti, la “globalizzazione” non è stata altro se non un gigantesco ed osceno processo di frammentazione mondiale. “La salvezza si ottiene al piccolo salto nella continua catastrofe”, W. Benjamin, in AA.VV., Frammenti della fine del mondo, cit., p. 153.
Comunque alla fine la “bolla” doveva lasciar il passo: “il comune topo delle fogne, se lo si lasciasse riprodursi senza limitazione, popolerebbe la terra in un tempo relativamente breve, rendendo in teoria impossibile la vita degli esseri umani. La maggior parte degli uomini non sa come funziona questa legge. Nondimeno essa funziona, senza tener conto della loro ignoranza in merito al motivo per cui questa legge impedisce il dilagare dei roditori in dimensioni del genere, anche se la cosa è teoricamente possibile. In forza della stessa legge l’Alchimia è riservata soltanto a pochi. Alla fine l’individuo s’impadronirà di queste leggi che ora sono segrete. Ma per prima cosa l’uomo deve raggiungere livelli spirituali superiori, allo scopo di comprendere, conoscere e infine dominare se stesso”, Frater Albertus, Manuale dell’alchimista, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1978, p. 95, in nota. Interessante che, nella Noticine di Lamberto Lambertino a Breve nota di quel che si vede in casa di Raimondo di Sangro Principe di Sansevero, Gaetano Colonnese Editore, Napoli 2016, p. 48, si di questa definizione di alchimia: “Ma che cos’è l’alchimia? L’alchimia, è il sorgere delle vibrazioni”. Ora, questa è la definizione data nel primo libro citato in questa nota: “Allora, che cos’è l’Alchimia? E’ ‘il sorgere delle vibrazioni’”, Frater Albertus, Manuale dell’alchimista, cit., p. 13. Interessante quel che aggiunge: “Se non fosse che il futuro alchimista si purifica, si purga, invecchia per un lungo lasso di tempo, allo stesso modo del subjectum a cui egli sta lavorando, come potrebbe esser tenuto lontano dai profani e dagli indegni?soltanto ciò che ha sostenuto la prova del fuoco è stato purificato. […] Difatti nell’Alchimia non c’è posto per l’avidità personale”, ivi, p. 14, corsivo in originale.   
[17] G. Patton – R. Mackness, L’enigma del tesoro scomparso. Dal tesoro dei templari al potere nazista, Newton Compton editori, Roma 2000, appunto 17 anni fa, pp. 207-208. Vanno però precisate due cose. La prima: “In conclusione non possiamo affermare che i nazisti scoprirono l’oro degli Ebrei, dei templari o dei Catari”, ivi, Appendice (del solo R. Mackness), p. 233. Sulla seconda – il ruolo dell’anticomunismo nel portarci qui dove siamo -, cf. ivi, pp. 182-195: si tratta del capitolo 16, dove si parla anche di Calvi e della P2. Il che collima, in parte – con l’ eccezione del coinvolgimento dell’ “integralismo islamico” – con il libro di C. Palermo, la cui copertina è citata qui, cf.
Va qui fatta una precisazione: “Ma non dobbiamo credere, e questo è un errore in cui si cade ancora abbastanza facilmente, che le società segrete dall’influenza ignorata, ‘invisibile’, profonda […], siano esclusivo appannaggio d’intrighi ebraici. Esiste una lunga serie di gruppi e società segrete rigorosamente sconosciute che non hanno nulla a che spartire con il giudaismo”, S. Hutin, Governi occulti e società segrete. Dietro le quinte della storia, Edizioni Mediterranee, Roma 1996 (II edizione, prima: 1973), pp. 20-21, corsivi miei.
Aveva scritto appena prima: “Uno di questi personaggi arrivati all’apice del dominio occulto degli venti umani sarebbe stato, nel ventesimo secolo, il celebre ‘mago’ caucasico Gurdjieff. Egli stesso, infatti, aveva affermato: ‘Avevo la possibilità di avvicinare il santo dei santi di quasi tutte le società religiose, occulte, filosofiche, politiche o mistiche, che sono inaccessibili per l’uomo comune’. […] Risalendo nel tempo, troviamo dei celebri grandi iniziati [sic] quali Cagliostro o Weishaupt, […] ed anche altri personaggi molto meno celebri che, operando unicamente dietro le quinte, ebbero un ruolo decisivo. E’ il caso del marchese di Chefdebien, alto dignitario di uno dei sistemi massonici meno conosciuti, il Rito Primitivo”, ivi, p. 20.      
[18] Ivi, pp. 221-223, corsivi miei. Su Hitler vien citato A. C. Sutton, Wall Street and The Rise of Hitler, Bloomfield Books, Suffolk 1976, cf. ivi, p. 235, tale passo si ritrova nell’Appendice a firma del solo Mackness. Su Sutton, cf.
In questo libro si parla – anche criticamente – del libro che, poi, avrebbe fatto da ispirazione per Dan Brown che, all’epoca, non dimentichiamocene, non era divenuto ancora un successo mondiale, cf. ivi, p. 162 e p. 194. Ovviamente, in questo libro la pretesa del “Priorato di Sion” non viene accettata; invece quest’ultimo è visto come un ganglio, una forma, una metamorfosi di “certe forze” che, dopo aver fomentato e sviluppato l’anticomunismo, poi han cambiato pelle, nell’ambito di un progetto più vasto ed oscuro. Si cita l’edizione del “pivotale” 1994; ma sono in possesso dell’edizione originale, che termina nell’adombrare una “seconda venuta” da parte di un sedicente “discendente” di Gesù: “Vi sono molti cristiani devoti che non esitano a interpretare [all’epoca, nota mia] l’Apocalisse con un olocausto nucleare. Come potrebbe essere interpretato l’avvento di un discendente diretto di Gesù? Per un pubblico ricettivo, potrebbe essere una specie di Seconda venuta”, M. Baigent – R. Leigh – H. Lincoln, Il Santo Graal, Mondadori Editore Oscar, Milano 1982, p. 445. Parole ormai di ben trentacinque anni fa (!!), ma molto, ma molto inquietanti, e così le giudicai sin da quando le lessi …      
[19] H. Corbin, Storia della filosofia islamica, vol. I Dalle origini alla morte di Averroè, Adelphi Edizioni, Milano 1973, p. 94. “Quanto alla forma tenebrosa dei negatori malefici, essa si innalza, al momento del loro exitus, verso la regione designata in astrologia come ‘la testa e la coda del Drago’ (i punti in cui l’orbita della Luna interseca quella del Sole), regione di tenebre, nella quale si aggira la massa perditionis di tutti i demoni dell’umanità, massa di pensieri e di progetti malefici che cospirano al fine di produrre le catastrofi che lacerano il mondo degli uomini”, ivi, p. 102, corsivi in originale. Trattasi di Caput e Cauda Draconis, i “nodi lunari” astrologici, tra l’altro rispettivamente la miglior e la peggiore figura delle geomanzia araba. Quanto alla geomanzia cinese, il “Drago” designa quelle correnti telluriche che spesso son ricollegabili a santuari: per esempio, hanno scoperto che Delfi si ritrova all’intersezione di due faglie, una sud nord ed un’altra est ovest. E Hieràpolis (oggi Pamukkale, Turchia anatolica), la città di Plutone, dove vi era la “Porta degli Inferi”, sorgeva all’emergenza di una forza dal sottosuolo. Tra l’altro, detta “Porta degli Inferi” è stata riscoperta, guarda caso, nel 2013, quando si sono simbolicamente riaperte queste Porte …
[20] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/Dushara. Nel Libro degli idoli, vi è una pagina dedicate a “Dusares”, cf.
http://answering-islam.org/Books/Al-Kalbi/shara.htm, in inglese, ovviamente. Interessante notare come Dusares fosse simbolizzato da una pietra nera quadrangolare, il culto delle pietre, i “betili”, era, infatti, largamente diffuso tra gli Arabi preislamici; e, seconda cosa, la Nabatea era Edom, la terra rossa. Difatti la città di Petra è tutta rosa-rossiccia. Tra l’altro, secondo varie indagini recenti, l’orientazione di vari tempi nabatei era legata all’asse dei solstizi. Va ricordato, poi, che parte dei nabatei divenne cristiana. Quel mondo preislamico è interessante, seppur con aspetti inquietanti. Gli “antichi” di Lovecraft vi si ricollegarono, così come certe correnti di pensiero yemenite. Per chi volesse approfondire – precisando che la forma del breve scritto è “narrativa” – cf. E. Fortunia, “Viaggio ad Iràm”, Il Foglio Clandestino, n°54, luglio 2004, quest’ultimo scritto citato in:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=47231.
Sia detto en passant, ma  recentemente su “Rai Storia” han fatto vedere un vecchio documentario del 1969 che, a sua vota, riportava brani originali dell’epoca, e riferito agli eventi del 1938 e di come si giunse ad evitare, anche se solo per un anno, l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Le folle come manifestavano per la “pace”, comprensibile a causa di sedicenti leader” politici che non avevano compreso chi fosse – davvero – Hitler (uno solo l’aveva fatto: W. Churchill). Questo dimostra come le folle siano mutevoli ed influenzabili: tutto il XX e l’inizio di questo XXI secolo stan qui a dimostrarlo, al di là di ogni dubbio. Dunque, occorre aver principi chiari, e seguirli, disinteressandosi della folla e della sua inevitabile incomprensione. Che Hitler non sia morto rimane al momento, un’illazione; che, invece, sia risorto una sorta di “Quarto Reich”, è certo, ed ha avuto molti appoggi, cf. M. Dolcetta, Gli spettri del Quarto Reich. Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi, RCS Libri BUR, Milano 2007 (ho notato la ricorrenza del numero 7 in questo post …), in particolare il cap. 10: “Il Quarto reich: una resurrezione con molte connivenze”, ivi, pp. 193-200.
Tra l’altro, il nazismo non è stato altro se non una “manifestazione ben riuscita” di qualcosa d’ “altro”, come ben comprese Aurobindo (il quale univa allo yoga pure una profonda cultura classica, com’era in uso nell’Europa del suo tempo); su questo “perdurare”, cf.
http://www.superzeko.net/doc_incanus/IncanusSriAurobindoELaTrasformazioneDelMondo.pdf. Va detto, en passant – discuterne ci porterebbe lontano, come per tanti altri temi -, che come ha spiegato Incànus, oggi funziona solo il metodo dell’ “infiltrazione”, che però funziona – testato – solo per piccole cose, non per gli eventi mondiali, che seguono un’ altra legge. Per intervenire su questi ultimi, senza un’azione “di presenza”, e cioè modificarli davvero, si richiede la presenza corporea del modificante, cosa che, a sua volta, è accaduta poche volte anch’essa (per esempio, l’intervento di Mère sia su Hitler che su Nixon o su Paolo VI;  ma oggi siamo scarsissimi a tal riguardo, non vi è quasi più nessuno che possa intervenir così, direttamente). Un altro punto su cui Incànus ha senz’altro avuto ragione, è sul fatto che i tentativi di “Grosse Coalition” globale fra gli Usa e la Russia – pur fallimentari – sono stati effettivamente l’ultima occasione di cambiamento  livello del mondo, l’ultima mossa. I generosi tentativi novecenteschi di rinnovamento spirituale, infatti, si son arenati sulla civiltà delle masse, sulla “forza delle masse”, che è sempre stata in mano a forze “contro iniziatiche”, avrebbe detto Guénon, direttamente o indirettamente che sia. Su questo punto si ricorda lo stesso link appena citato qui sopra, cf.
(http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=47231).   
Tornando all’argomento nazismo, come si parla di sopravvissuti all’olocausto nazista, si dovrebbe altrettanto parlare di sopravvissuti all’ “Olocausto della Terra” che, però, stiamo ancora esperendo, e non è ancor terminato. Sia quindi consentito qui terminar così: “I pretoriani non hanno forse mascherato il Cristo da buffone di carnevale? Non si sono forse giocati ai dadi le vesti del ‘figlio dell’uomo’ e questo esempio della sovversione totale dei valori non ci prova forse che questo mondo è stato già sovranamente giudicato?”, R. Alleau, Aspetti dell’alchimia tradizionale, Atanòr, Roma 1989, p. 73, corsivi miei.  
[21] G. Colli, Dopo Nietzsche, cit., pp. 195-196, corsivi in originale.
Un accenno rivelatore. In un frammento scritto nel 1883, Nietzsche dichiarava di aver scoperto il segreto della grecità. I Greci credevano nell’eterno ritorno, perché al fede dei misteri significa appunto questo. L’osservazione è importate anzitutto come testimonianza della balenante penetrazione storica di Nietzsche (anche se egli riterrà opportuno non divulgare tale intuizione): il vertice della grecità va ricercato nell’estasi collettiva, nella conoscenza mistica di Eleusi. E si può esser certi che nello stabilire la suddetta reazione egli non pensava ai riti agrari e al ritmo ciclico della vegetazione. Ma più importante ancora è la rivelazione personale, qualcosa di simile alla confessione della settima lettera platonica: la dottrina suprema di Nietzsche è una folgorazione mistica”, ivi, pp. 197-198, corsivi in originale. Su quest’ultimo punto: “Nebbia e sole. In occidente, c’è un misticismo mediterraneo e un misticismo nordico. Profondamente diversi come esperienze viscerali, appaiono talora persino antitetici, come si può arguire dalle loro reliquie espressive, se si considerano i casi individuali, conoscitivi.
Basta porre a confronto due punte estreme: Plotino e Böhme. Quello mediterraneo è un misticismo visionario, legato ai fiumi di luce, all’ebbrezza meridiana, all’apparizione di divinità marine e silvestri. Le estasi sono di rado solitarie, si fondano su comunità esoteriche, spesso su esaltazioni ed effusioni collettive, entro un intenso quadro naturale. E quando la loro memoria cerca di perpetuarsi in espressioni letterarie, non ne nasce un balbettamento informe, che non si svincola dall’empito interiore, ma una trasfigurazione visionaria. Tipico è il caso di Platone. Per contro il misticismo nordico rifugge dall’apparenza visibile, naturale, se ne apparta vergognoso e la disdegna, secondo la sua matrice ascetica, e quando tenta la via della parola è imprigionato nella traduzione simbolica e concettuale, è pesantemente e oscuramente condizionato da una significazione allusiva. Il divino non entra nella visibilità, non traspare. L’espressione in cui eccelle questo misticismo è la musica. Nietzsche il suo misticismo nebbioso e volle diventare visionario. Nel sogno andò oltre il Mediterraneo, sino al deserto arabo e alla Persia”, ivi, pp. 179-180, corsivi in originale. Chiaro che, “personalmente”, i tempi costringano al secondo tipo di misticismo, chiuso, nel quale “il divino non traspare”, che si manifesta indirettamente. Ed effettivamente, la musica qui funge da liberatrice, ma non abbiamo grandi musicisti, del tipo che sarebbe necessario a questo scopo (“esprimere il divino”), intendo. Abbiamo virtuosi a iosa, ed anche qualche valido compositore, ma non quel che sarebbe necessario. Ho tentato qualcosa, in tal campo, con risultati “misti”, poiché l’ “apollinismo” da “variazioni su tema”, sebbene talvolta si colori di “dionisismo”, tuttavia non perde mai la sua matrice apollinea di “variazioni su tema”, appunto.
Ancora sui limiti di Nietzsche: “‘Dio è morto’, ha detto Nietzsche, con una frase troppo celebre. Nell’aggiunta: ‘E noi l’abbiamo ucciso’ si tradisce una tracotanza razionalista, si avverte il rigurgito – Dio lo perdoni! – di un fanatismo illuministico”, ivi, p. 99, corsivi miei.
Vi è in Nietzsche anche questo, che Colli, giustamente peraltro, critica duramente. Secondo Colli, pur senza essere “botoli stizzosi e imbelli” (ivi, p. 197), bisogna esser giusti verso Nietzsche, misurandolo con la stessa sua misura: “Quello che non è riuscito a vedere, non dobbiamo perdonarglielo. Ciò significa aver imparato da lui. Molti mettono in mostra un atteggiamento opposto nei riguardi di Nietzsche, indulgenti e comprensivi, preoccupati di giustificarlo in nome di problemi oggi di moda”, ibid.          




[i] Vorrei però terminare in altro modo, con un altro passo. Non con l’Apollo di Colli, cioè, con il mio augurio di arrivare al momento qui sotto descritto. E di “andar oltre” (titolo del mio contributo in A. A. Ianniello – F. Franci, Evola dadaista, Giuseppe Vozza editore, Caserta-Casolla 2011). A chi fosse disponibile, auguro, insomma, una sana “metànoia”. Nel mondo com’è oggi, tuttavia, tal momento non è ancor giunto
“Arriva un momento nella vita di ogni persona, in cui s’affrontano profondi cambiamenti d’interessi, modi di pensare e metodi di rapporto con il mondo esterno. Questo cambiamento non ha una data precisa, per alcuni avviene molto presto, per altri più tardi. Comunque è certo che la somma di un piccolo o grande bagaglio di esperienze, fa riconsiderare molte cose, collocando gli avvenimenti, i giudizi e le così dette verità, sotto un altro aspetto, inquadrando il tutto in una nuova prospettiva che fino a quell’istante non avevamo nemmeno immaginato. E’ come se a poco a poco si sia disegnato un nuovo scenario, di cui per molto tempo non si è visto l’insieme e poi improvvisamente tutto collima, in una serie di conseguenze, relazioni, sfumature fino a comporre un grande affresco, che c’è sempre stato, ma vi siamo passati davanti senza mai vederlo. Molto è dovuto ai ritmi e agli obblighi pratici della vita quotidiana, nell’ambito di un sistema altamente frenetico. Stressante, che parla per input e messaggi commerciali, lasciando pochi spazi e poche energie per la riflessione. Questo libro nelle sue intenzioni non vuole riscrivere la storia dell’uomo e delle varie civiltà, è troppo modesto come numero di pagine per affrontare tutto ciò. Si prefigge solo lo scopo di collegare attraverso una documentazione storica fatti ed elementi che hanno per logica un correlazione tra di loro […] scorrendo il caos della cultura ufficiale, assistiamo allo sforzo costante per cancellare […] o trascurare, omettere e minimizzare tutto ciò che può […] suggerire all’uomo comune una strada di conoscenza, che non sia quella codificata. […] Su versante opposto, chi cerca strade alternative, incontra quasi sempre l’esasperazione più completa […] dell’irreale voluto e cercato, che pur partendo da riscontri oggettivi storici, inventa strane possibili teorie con l’unico risultato di distogliere definitivamente da quella strada, chi per sete di conoscenza vi era entrato”, F. G. Giannini, I figli degli dèi. Genesi Capitolo VI”, Editrice New Style, “nuova edizione riveduta e corretta” Milano 1997 (vent’anni fa!!), pp. 3-4.
Come sempre: non pensare che il tuo giudizio sul momento sia giusto: bisogna sempre aspettare che le cose acquistino prospettiva
Per tornare a Nietzsche, vediamone, a questo punto, il lato migliore: “L’uomo moderno è spezzato, frammentario. Una vita integra gli è preclusa, qualunque sia il paese in cui vive, l’educazione che ha ricevuto, la classe sociale cui appartiene. Egli avverte come una fatalità questa frattura, irrimediabile, sin dal principio, se ha la capacità di avvertirla. L’individuo e la collettività si sono allontanati con il trascorrere dei secoli, lungo cammini divergenti, e continuano perciò ad allontanarsi [dal 1974 ad oggi, quanto allontanamento …; nota mia]. Ciò che la collettività si attende dall’individuo, presuppone in lui, è sempre diverso da quel ch’egli scopre in se stesso come autentico, sorgivo. […] Nella collettività l’espressione dell’individuo non riecheggia, non rifulge più, è perduta l’armonia del mondo antico. Negli ultimi due secoli l’apparizione di un grande personalità si accompagna al quadro di un’esistenza tragica, quando non intervenga un comportamento accomodante [allude a Goethe …] o vile a preservare l’individuo. La lista sarebbe lunga. Nietzsche è un esempio clamoroso, emblematico, di questo destino. Ed eccezionale è […] la lotta temeraria, disperata, di chi si sente destinato a soccombere, eppure tenta di mascherare la sua sorte. Nietzsche vuole una vita integra […]. In questo è ‘antico’: giudica degradante […] esibire la vita spezzata come tale, e non permette a nessuno di pensare che l’esistenza di chi parla al mondo, come fa lui, nasconda un fallimento. Quando la dilacerazione nondimeno esplode, Nietzsche sa presentare l’effusione […] come menzogna poetica. Ma questa maschera della pienezza […] è insostenibile […]. Ma cosa importa d’altronde se quell’integrità che lui proclamava non si realizzata nell’uomo Nietzsche? E certo al curiosità pettegola dei nostri contemporanei, che si è gettata avidamente sulla disgregazione dell’uomo, non è riuscita per nulla a sminuire l’espressione di questo individuo […]. Poiché, in un mondo che stritola l’individuo, Nietzsche è stato capace di farci vedere l’individuo non piegato dal mondo. Questo risultato l’ha raggiunto in un’epoca che si è compiaciuta – e il compiacimento oggi è anche più forte [questo alla fine degli anni Settanta: che dire oggi …; nota mia] – di mostrare la vita spezzata […]. Se la persona di Nietzsche è stata infranta, ciò non dimostra nulla contro di lui”, G. Colli, Dopo Nietzsche, cit., pp. 199-201, corsivi miei.
Chiedete a questo mondo, a come funziona davvero – non i sogni o le giustificazioni – chiedetegli una “vita integra”, seppur siate in grado d’immaginarla e in qualsiasi modo voi l’immaginiate, in qualsiasi modo: ed ecco la sua maschera di falsa libertà cader giù, ed in un attimo … In tal caso, avrete misurato, ed effettivamente, concretamente, i limiti terribili della vostra, presunta “libertà” …
Oggi quel ch’è davvero rivoluzionario è chiedere una vita integra: si vedrà se il sistema oggi dominante è in grado di consentirla, non di darla, solo di consentirla. E, se non lo consente nemmeno, allora non merita di sussistere. 








17 commenti:


  1. I vari Berlusconi, May, Trump possono far del male sostanzialmente più al proprio paese che agli altri – son degli effetti degli anni Ottanta e Novanta, sostanzialmente, della svolta del 1994 – cf.
    http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/07/la-spola-la-fine-della-democrazia-1994.html.
    Non così in Germania.

    Ed oggi il “sì” in Iraq, per l’indipendenza dei kurdi …
    E sia la Turchi che l’Iran son arrabbiatissimi e mandano le loro truppe ai confini: a quanto il passaggio dell’Eufrate ... ??

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  2. Il libro di Patton – Mackness – citato qui su, parlava, alle pp. 220-221, già dell’indipendenza catalana, un altro modo d’indebolimento interno della **già fragilissima** Europa –




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    1. Or dunque, riprendiamo il discorso “facendo mente locale”, come suol dirsi, al passo appena ricordato qui sopra, nell’ultimo commento, e cioè che d’ “indipendenza catalana” si parlava nel libro di, ormai, ben **diciassette anni fa** … Nessun dubbio tutto ciò si ricolleghi alle “sette torri”, direttamente o non, si tratta comunque d’indebolire. Ma questo è un lungo discorso … peraltro **accennato**, soltanto accennato, su questo blog.
      E però, vi è dell’altro, che sta su di un piano cui possono far “mente locale” – mo ce vo’ – anche coloro cui piglia un malore allo stomaco se gli dici “sette torri”, piano che fa venire in mente “Petrolio” di P. P. Pasolini. Sull’omosessualità di Pasolini e i suoi sensi di colpa è stato detto molto, come sul fatto che, ormai, si sa che la sua uccisione non ebbe niente a che vedere con la questione dell’omosessualità in se stessa, cf.
      http://temi.repubblica.it/micromega-online/cosi-mori-pasolini/
      Quest’ultimo link (da un articolo datato 23 luglio 2008) spiega bene la situazione. Inoltre, ormai è noto che “Aldo Troya” di “Petrolio” è Eugenio Cefis, che successe a E. Mattei (E. Bonocore in “Petrolio”) a causa di un **complotto**, e mo’ ce vo’ ‘sto termine. Le informazioni su Cefis a sua volta Pasolini le trasse soprattutto da “Questo è Cefis”, libro del 1972 presto scomparso, ripubblicato nel 2010, ma di nuovo non facilissimo a trovarsi. Oltre a questo, ci sono (in “Petrolio”) delle “visioni” della futura strage di Bologna, e una visione d’insieme della cosiddetta “strategia della tensione”, per cui non condivido chi voglia restringere alla sola Italia i mandanti dell’omicidio Mattei, cosa che, però indirettamente stavolta, si può dire dell’omicidio di Pasolini stesso. Infatti: “In base a due appunti del Sismi e del Sisde scoperti dal pm Vincenzo Calia nella sua inchiesta sulla morte di Mattei, la Loggia P2 sarebbe stata fondata da Cefis, che l'avrebbe diretta sino a quando fu presidente della Montedison; poi tra il 1982 e il 1983, dopo lo scandalo petroli, sarebbe subentrato il duo Umberto Ortolani-Licio Gelli”, cf.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Cefis
      Quindi non si può né separare quell’epoca dall’America e dalla sua strategia nel mondo, in quel momento, né la strategia della tensione si può separare dallo scopo di bloccare il comunismo in Sud Europa, con lo scopo ultimo, ed ormai da tempo realizzato, di portare all’unificazione del System, cosa che si progettava – in altri ambienti – proprio sulla fine degli anni Settanta ed inizio Ottanta, come detto più volte, qua e là, in questo blog. Tra l’altro, vi sono degli “Appunti” – tutto “Petrolio” è fatto di “Appunti” – dove si adombra l’idea che fu nel corso della Resistenza che si misero “certi” semi che avrebbero portato Cefis al comando. Qualcuno ha pensato che ciò potrebbe significare anche che Pasolini e Cefis si sarebbero conosciuti a causa della vicinanza, da parte di P. P. Pasolini ai partigiani, mentre Cefis vi aveva partecipato. Il fratello di Pier Paolo – Guido – era infatti un partigiano. Questo può anche darsi che sia successo, credo però che, più probabilmente, Cefis abbia iniziato a frequentare ambienti anticomunisti proprio a partire dall’epoca partigiana, preoccupati del successivo dopoguerra e del vuoto di potere che la caduta del “nazifascismo”, come si usava dire in quei tempi, avrebbe comportato. Di qui l’avvicinamento a quegli ambienti cui anche Gelli faceva riferimento, chiaramente da punti di vista differenti.
      Di conseguenza, non poteva l’assassinio di Mattei essere accaduta senza un “benestare” da parte delle forze che allora dominavano, anche se, chiaramente, la manovalanza non poteva essere se non mafiosa, mala manovalanza, non certo i mandanti.




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    2. Ma comunque, detto tutto ciò, rimane che Pasolini spesso aveva delle “intuizioni” che andavano oltre la sua epoca, e spesso parlava del “potere” senza volto che si stava, in quel tempo, istaurando. Di questo Cefis era l’antesignano, come poi è stato. E si avrebbe avuto il consenso massimo, oggi diminuito per consunzione, per stanchezza, non per l’emersione di un altro modello di società. Chiaro che oggi ci sia bisogno di “altro” per ricostruire quel consenso, in forma nuova, ovviamente, ed ecco che le vecchie “agenzie-di-riferimento” non servono più, non bastan più.
      In ogni caso, per Pasolini il “fascismo” era un’altra cosa rispetto a quello storico e mussoliniano, lui vedeva, invece, un “potere senza volto” alterare la società nel profondo, verso questo vedeva precipitare il mondo, e non si sentiva più di starci dentro in questo mondo in deriva. Tra l’altro, “Petrolio” segna la fine delle illusioni pasoliniane sui sottoproletari, il cui rappresentante vien chiamato il “Merda”, per esempio.
      I sottoproletari volevano soltanto essere borghesi nell’apparenza – “simil borghesi” -, cioè esibire i segni dell’appartenenza alla “classe”, senza però poter fare propri i valori di quel ch’essi imitavano – ed imitano -, anzi mimano. La “nostra” è infatti l’epoca del “chandala” che dirige.

      Le forze che allora dominavano non sono più quelle che dominano al giorno d’oggi, questo è chiaro, perché il sistema unico si è realizzato, ma diventa sempre più instabile, questo è l’altro dato, peraltro **comprensibilissimo** grazie alle analisi di un Wallerstein, per fare un esempio, anche se lo stesso Wallerstein **sognava** proponendo una sorta di “nuovo patto” da parte di borghesie “illuminate”, quasi “gramscianamente” illuminate, perché s’inserissero elementi di socialismo nel decorso autodistruttivo del capitalismo, e così si potesse gestire la fase di passaggio, l’inevitabile fase di passaggio. E così altre “ricette”, che si sono succedute, più o meno si concentrano su questo punto. Cadono tutte, in quanto manca l’interlocutore: su questo dobbiamo dar ragione a Pasolini, la borghesia **non esiste più**, c’è stata, sì, ma, come progetto, come valori anche di decoro, non ci sta più; e il sottoproletariato, cui Pasolini si rivolse con insistenza negli ultimi anni, disperatamente direi, non ha alcun ruolo positivo se non di dare uno stanco, ma certo e sicuro, consenso al System: anzi è **il più succube** del “panem et circenses” del System. E mi fa **molto** piacere che, proprio in “Petrolio”, Pasolini l’abbia riconosciuto definitivamente.
      Che la borghesia non esista più lo si vede molto chiaramente e meglio, e proprio perché la sua irrilevanza progettuale si è verificata molto ma molto prima, nel Sud, dove **MAI**, e poi MAI la borghesia ha davvero avuto un progetto. Tutto si è limitato ad un breve sprazzo nella fase dell’industrializzazione, passata la quale le borghesie locali si son ritrovate “compradoras”, e senza nemmeno più alcuna monarchia a proteggerle, quella monarchia che esse stesse avevano indebolito dal di dentro allo scopo di trovare un altro protettore – i Savoia – che, com’era ovvio, non le ha protette per niente, ma le ha solo spinte ad essere ancor più di natura “compradora”, elargendo loro fondi a vario titolo.




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    3. Chiaramente né il consenso si ottiene oggi allo stesso modo né devi dare addosso a chiunque si opponga, o ************creda************ di “opporsi”; anzi, è bene che si diffondano le voci più contraddittorie spingendo leggermente da una certa parte, basta questo. Giusta l’intuizione, ma molte cose viste da Pasolini sono datate. Certo che, però, quel che accadde allora ci ha portato a questa situazione di “sostituzione” diffusa. Di qui la **non irrilevanza** di capir il filo degli eventi.

      Sia però consentito di dir qualcosa a tal proposito.
      Si vedeva lo scopo, più che chiaro, di bloccare l’espansione del comunismo, affinché quel sistema si accartocciare su se stesso. Lo scopo era che vi fosse un solo System, com’è oggi, ma, ed ecco una cosa interessante: poi questo stesso System, essendo basato non su idee **ordinatrici** (del mondo), doveva esso stesso accartocciarsi, come sta facendo in questi tempi. “Ergo”, deve presentarsi un preteso “salvatore” del mondo.




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    4. Farei poi due “osservazioni cine”.
      1) La fase di Pasolini è ancora quella del “dissenso”, noi veniamo dalla lunghissima stagione del consenso, per cui, all’epoca, si doveva combatter frontalmente, da parte dei “guardiani del System”, contro chi si opponeva. Oggi questo non ha più alcun senso, in quanto la gente stessa si combatte fra sé, dunque diventa impossibile che una voce di dissenso vera e propria possa emergere.
      2) La metafora sessuale, del sordido, del lurido, aveva senso sempre in quell’epoca, e, se uno si legge qualche vecchia pubblicazione (anche a fumetti), noterà come vi fosse questa metafora di sordidezza sessuale = “il potere”, come lo chiamava Pasolini, e cioè quel groviglio di cose immonde che lo costituiva. Oggi non ha più senso, e, in tal senso – giuoco di parole voluto -, in tal senso il glaciale Bacon è molto più attuale della denuncia, infatti ancora “calda”, di Pasolini. Ma ciò sin alla prima metà degli anni Novanta, molto significativo, a tal proposito, **dopo non più** se non in maniera residuale, concentrandosi su delle individualità, non più come **metafora** del potere contemporaneo. E questo indica una mutazione – avvenuta – del System.
      La “Macchina” è autoreferenziale. La “Macchina” cammina da sola, nessuno al mondo ne mette in questione la legittimità. Nessuno al mondo ha un briciolo d’idea di qualcosa di diverso, di un modello differente. Al più si tenta, per cause di proteste varie, di rimediare a questo o a quell’ *****effetto***** specifico e particolare, ma nessuno s’interroga sulle **cause** di quell’effetto stesso, sulle cause che hanno portato – come conseguenza – proprio a quell’effetto che si subisce.
      Lo stesso interrogarsi sulle cause, come si fa# in questo blog, è considerato al giorno d’oggi un epifenomeno, un gioco intellettuale, una questione scolastica, un mero divertimento, insomma una quisquilia, se non proprio una pinzillacchera vera e propria. Le cose che si subiscono non hanno alcuna causa. Esse sono meri effetti e si reagisce a questi effetti. Stop. Punto e basta. Se la reazione non ha successo, poco male: si continuerà a reagire “ad libitum”. Le fonti per continuare a reagire sono pressoché illimitate, in quanto il System, più avanza, più instabile diventa.

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    5. Dunque la cosa si può riassumere così: per quanto sia interessante, nonché importante, capir bene perché siamo giunti qui, cosa ci ha portato e la natura veramente crudele, ottusa ed ipocrita delle forze che ci han portato nella presente situazione, e qui Pasolini è d’aiuto come pochi, al tempo stesso dobbiamo esser consapevoli che la protesta è futile, che la mutazione è avvenuta.
      Il serpente ha cambiato pelle.
      Non possiamo aspettarci le cose del passato, ché cercheremmo fantasmi, combatteremmo delle ombre. E nulla vi è oggi di più inutile.
      La natura di quelle forze **è** la “Grande Prostituta”, “ê’ megàlê porneìa” in greco, e siamo tornati ad una metafora sessuale, il fatto che, pur senza giungere agli estremi pasoliniani, **non possiamo eluderla** – e questa metafora viene dalle **Sacre Scritture**, non solo dall’ “Apocalisse” di Giovanni, ma dall’Antico Testamento (tra l’altro, l’ “Apocalisse” di Giovanni è il testo più giudaizzante del Nuovo testamento, non è un caso questo) – pure ha il suo senso profondo.
      Tra l’altro, la “porneìa” non rappresenta solo l’andare con le prostitute, così eludendo i doveri verso le legittime consorti, significa **anche** questo, ma denota – data l’ambiguità del greco rispetto al latino, ambiguità che l’italiano ha ereditato pienamente – la trasgressione sessuale “lato sensu” intesa, e, dunque, può anche denotare, al limite, l’omosessualità (“omofilia” è più corretto) con la quale Pasolini ebbe tanto una relazione di attrazione e, al tempo stesso, di colpa. Lui vedeva quest’ambivalenza **nella sua relazione col “potere” senza volto e scorrettissimo**, potere ambiguissimo che vedeva espandersi nel mondo e **nella società**, che vedeva profondamente alterare la società e l’antropologia umana stessa. Evidentissimo che Pasolini era insieme attratto ed orripilato da questa mutazione, più che chiaro. Il punto – e qui ci sovvien di Baudrillard, che “illo tempore” già parlava del fatto che la nuova società “cybernetizzata” avrebbe funzionato in maniera “glaciale” – è che moltissimi non han **mai** capito che il System dovesse giungere a funzionare “in automatico” – ecco il senso di tutta l’opera di uomini come D. Rockefeller (1915-2017), giungere a “blindare” il System –, che dovesse giungere al punto di funzionare con “il navigatore automatico” che, però, a sua volta, è un navigatore cibernetico, dunque **si modifica** in base alle situazioni grazie alla cosiddetta “intelligenza artificiale”. Dunque “impara” in base alle situazioni.

      La cosa bella è che siamo arrivati alla disumanizzazione **partendo** dall’umanesimo, ed ecco un’altra cosa del tutto incomprensibile ai nostri contemporanei. L’uomo contemporaneo è come uno che avesse preso la strada che porta in una palude, ma si era però atteso che portasse nel paradiso in terra, ed ora cerca solo di togliersi di dosso il fango, ma non che cerchi di venir fuori dalla palude! Ecco la cosa molto divertente, se non fosse terribile! Devi tornare indietro – come dicono tutti i tradizionalisti – ma dalla palude: usciti dalla palude **non** si può tornare indietro, perché i vecchi sentieri non ci son più, non si può tornare al Medioevo, men che meno, “evolianamente”, all’evo antico. Ed ecco che, su questo, l’apparente vicinanza con i “tradizionalisti” svanisce. Il tornare indietro ha solo senso per uscir fuori dalla palude. Nulla è più come prima, quindi aspettarsi, una volta usciti – che già è cosa difficilissima, che nessuno, poi, manco immagina oggi, giusto per dire della “semplicità” e “facilità” di questa “cosettina da nulla” … – non sei come prima, **non esci tal quale sei entrato**, insomma e differenza. Sebbene corri davvero il rischio di uscire come mero tal quale se non vieni fuori per lo meno dall’infetta palude ….




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    6. Stando così le cose, nulla può esser “fatto”, sinché la corrente attuale non si compia. Terrificante, non è vero??
      Per esempio, c’è di che pensare a tutti i morti che han fatto per costruire questa situazione, martiri misconosciuti, come Pasolini, tra gli altri. Il regime attuale si basa sul sangue e su tante belle parole, amplificate da mezzi tecnologici come mai prima potenti, e questa sì ch’è una novità, ma **tutti** a favore di ciò che Pasolini avrebbe chiamato il “potere”, abnorme, deforme, malato, che lui denunciava sarebbe venuto, com’è poi stato, ma che poi è divenuto una prostituta certo, ma di “alto bordo”, come si diceva una volta. Per compiersi, la corrente, la “Grande Prostituta” deve “cadere”.
      Come noi sappiamo, ciò non avviene certo per proteste varie, ma per accumulo di contraddizioni interne che nessuno può dominare, ciò nasce come deduzione diretta dal **fatto** che c’è, come s’è detto su, “il pilota automatico”, e “kybernètês” in greco significa pilota … E la “Grande Prostituta” sta, pian piano, venendo messa da parte **dall’ìinterno**, come dice l’ “Apocalisse” di Giovanni, da **dentro** il System nasce questo cambiamento, e **non** dalle proteste, che, però, pure indeboliscono, ma **non sono in grado di modificare**, lo stesso System. Oggi, in altre parole, siamo sulla soglia – o “sulla sogliola”, come dico per “i scherzo” – di un’altra “mutazione sistemica”, come le chiamo. Una mutazione, tuttavia, di natura **molto** diversa da **tutte** le precedenti, che, personalmente, conosco bene, nel senso che ne ho una visione complessiva: ne potremmo parlare per giorni, delle **passate** mutazioni, e di come certe “invarianti” permangano in **ognuna** e **per** ognuna d’esse, ma sarebbe il classico “combattere la battaglia del giorno prima”, battaglia del giorno prima che, si sa, si vince sempre … Il problema è la battaglia di “oggi”, di “Hôra”, in greco. E quella la si perde … L’unica “chance” – e concreta – sta nel compiersi della mutazione (della quale si parla poco qui, le ragioni sono chiare, ovvie … al massimo accenni).
      Chiaro che tutte le forze sistemiche **resistano** al COMPIMENTO, ma è OVVIO. E’ come un’onda che, finalmente, colpisca; dietro l’onda – per legge fisica – si genera un vuoto, uno spazio, e cioè ciò che è andato comprimendosi sin dalla seconda metà degli anni Settanta, per raggiungere un picco d’immobilità, finché si è cominciato a rompere il System. Ma noi oggi accettiamo, come cosa normale, una compressione delle “libertà individuali” famose che, se uno si vede qualche vecchio film tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta, all’epoca era considerato una **distopia** ed oggi è la normalità!! Solo lo studio della storia ti fa capire i **passaggi** e come son avvenuti; ovviamente, se si vuol indagare sulle **cause**e il discorso cambia, “historia non sufficit”.

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    7. Tutto sta nello spazio, che è sempre più mancato, fin quasi a toglier il respiro quando la **”Macchina” del cambiamento perenne perché nulla cambi mai** ha preso a roteare sempre più rapidamente. “Cercando spazio” è stata la ricerca di tanti, però ha portato ben pochi frutti, perché spazio ce n’è sempre stato **di meno**; “Cercando spazio”, come dice la vecchia canzone di J. Denver (del **1976**), cf.
      https://www.youtube.com/watch?v=Cw4IM3PEuJQ.
      E il testo – con un errore, però (dove viene mal scritto quel che in originale dice: “and I’m looking to know and understand” – sta in quest’altro link, cf.
      https://www.youtube.com/watch?v=DOqWGXT0OJQ.
      Che poi la fine delle libertà individuali sia nata nel paese che si è fatto scudo di queste ultime per giustificare la sua espansione nel mondo – gli Usa – ecco dunque che questa è un’altra di quelle cose ch’è semplicemente impossibile da far capire ai nostri contemporanei, che magari se ne vanno ad adorare Putin perché sentono che “c’è qualcosa che non va”, c’è del marcio (che non cede) nelle tanto decantate “democrazie occidentali”, ma mai che si facciano le domande centrali. E poiché seguire le impossibilità non ci piace affatto qui, non tenterò nemmeno di far capire queste cose. Mi sbaglierò io, e, se per chi legge, le cose vanno bene come vanno, non discuto, la penso diversamente ma **non** discuto. Discutere “is futile” allo stesso modo di “Resistance is futile”, come dicevano i “Borg” nella serie “Star Trek”. Non possiamo prendere il controllo di un bel nulla, né farci carico di alcunché ridotti al rango di servi della gleba sì, ma che possono parlare, sfogarsi sui social, e meno male, pensiamo se non avessimo avuto questo, che disdetta. Nulla cambia però. Ma, d’altro canto, questa “ricerca di spazio” lo stesso J. Denver la chiamava “sweet dream” nel super extra **lontanissimo** 1976 … più chiaro di così, difficile dirlo …


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    8. Per dare un altro esempio, uno degli ultimi “echi” del “cercar spazio”, direi che è “Point Break” – del 1991, se non erro, quel film. Cercare uno spazio indipendente, oltre il “System”, o, almeno, **accanto** ad esso, di lato ad esso, è impossibile, e quel film, **al di là** di varie considerazioni stilistiche che qui **non interessano** – qui c’interessa cosa un film possa poi “attestare” della mentalità di un periodo storico -, era come “il canto del cigno” per quelle cose. E, accidenti!, quanta gente però è passata, non c’è più, ed intanto la carretta aveva la ruota bloccata, lo spazio si riduceva sempre di più. Tutti cattivi? Tutto sbagliato? Ma ecco che una totale nullità umana con dietro il System, pontifica e sta nel giusto, giusto per riflettere sulla “giustizia” nella storia … E che dire di tutti quelli che sono stati sacrificati perché si avesse l’espansione dell’Europa, la costruzione del sistema-mondo, poi tutta la serie di mutazioni che ha subito, ed ogni fase si è pagata col sangue.
      Tutti cattivi? Tutte nullità ininfluenti? Personalmente, sento che anche costoro dobbiamo ricordare, in quest’ “Autunno del mondo moderno” dobbiamo avere un’idea esatta e precisa del **costo** che tutto ciò, che quest’enorme processo ha comportato, come nel film “Geronimo” di W. Hill – sempre dell’inizio degli anni Novanta -, dove c’è quell’apache che viene impiccato, pur essendo una ex guida e dice due parole prima di essere impiccato. Quell’uomo ha capito, davvero, le dinamiche che lo portavano alla morte? Non credo proprio. E, tuttavia, pure gli uomini come lui son esistiti, perché non ricordarli? Dobbiamo avere un’idea esatta e precisa del **costo** che tutto ciò, che quest’enorme processo, ha comportato, perché, sennò, saremo sempre succubi e subalterni ad esso. Personalmente, sento che dobbiamo a tutti costoro, a quest’oceano di morti, una qualche spiegazione, il più convincente possibile, che non giustificherà un bel nulla, però dia senso. Questo è responsabilità, cioè rispondere delle cose, delle scelte, o delle **non scelte**; oggi, al contrario, siamo guidati da tonnellate d’irresponsabili. E non c’è cosa peggiore di questa, ma **come** vi siamo giunti e soprattutto **perché**, ecco due domande chiave che ognuno dovrà, se vorrà, porre alla sua coscienza. Essere guidati da irresponsabili significa una cosa molto precisa: significa l’esser guidati da chi non risponde, nel doppio senso, cioè che non risponde alle domande fattegli, e né risponde delle sue proprie azioni, che è ancor peggio.

      E finché, giunse il tempo nel quale il blocco iniziò a rimuoversi, ma la carretta va verso il Basso … lo spostamento è fatalmente verso giù … di qui le tonnellate di proteste.
      “Into the Wild”, di dieci anni fa (2007), segna **il ricordo**, anni dopo, del “canto del cigno”, e senza nessuna protesta sociale attiva, nessun sogno di costruirsi uno spazio “accanto” al System. E, ma guarda tu che casualità, la vicenda narrata in “Into the Wild” si riferisce al … 1990! Quando era restato qualche spazio, prima che “l’emulsione elettronica”, ed elettromagnetica stagnante, tutto ricoprisse come una colata lavica che, però, non lava …

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    9. E dunque, addentriamoci nei paradossi, il diavolo è **colui** che trattiene (distinguendo, dunque, a questo punto, tra “’o katèchôn” – colui che trattiene – e “tò katèchôn”, **ciò** che trattiene), oggi, cosicché – non potendo mai vincere del tutto – non potrà nemmeno perder del tutto. La luna quand’è piena, infatti, non può che iniziare a calare. Prima si riempie la luna e prima inizierà, dunque, a calare. Ma la luna fa tanta resistenza, oh quanta resistenza che fa a riempirsi, per lei non è valido il “Resistance is futile” …. “Resistance is utile” ….


      Non vi è soltanto la “Banalità del male” (A. Arendt), ma pure la **banalità del bene**, rendere il bene così banale, così “futile”, che, alla fine, interessa poi a pochi e, soprattutto, il male si ammanta di chissà quali virtù salvifiche, mentre, al contrario, è ancor più banale del bene!!







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    10. In relazione a “Petrolio” di PASOLINI, qui sopra citato, si può far riferimento ad un vecchio libro: M. TEODORI, “P2: la controstoria”, SugarCo Edizioni, Milano 1986, dove vi è tutto un capitolo, il cap. X, intitolato “Da Cefis a Gelli”, ivi, pp. 102-107, e poi, nel capitolo successivo, le pp. 108-110. Una notazione “storica” interessante: Pasolini vien citato alla p. 143, dove si parla della collaborazione al “Corriere della Sera” di “Pier Paolo Pasolini, così eterodossa ed iconoclasta rispetto al ‘Palazzo’”, nella stessa pagina. La tesi di Teodori, nel libro, era che la P2 non era un’organizzazione “esterna” ai “partiti” – come si diceva in quell’epoca – bensì che fosse interna, invece, alla classe dirigente.




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  3. La borghesia nasce nel Medioevo, muore nel tardo moderno. Nella parte finale dell’evo antico – il cosiddetto tardo antico – non esisteva una borghesia come tale; esisteva, certo, una classe media, i “minores possesores”, ma non una “borghesia”, in quanto non vi era un “abitante del **borgo**” distinto come tale. Tra l’altro, se “città” è termine di radice classica, latina, “borgo” è termine di natura germanica e solo medioevale. Significativo che i “minores possessores” fossero a favore dell’Impero, anzi **dell’Imperatore**, contro i “maiores possessores”, i possidenti, anche se spesso queste loro aspettative vennero frustrate. Comprendiamo chi erano i “maiores possessores”, fra cui Simmaco, parente, tra l’altro, del vescovo Ambrogio di Milano, ambedue provenienti da famiglie di “maiores possessores”: per esempi, Simmaco possedeva terre per tutto il Nord Africa romano, che era la zona di maggior produzione, ma intere terre per km e km, per ettari ed ettari. Insomma, simile ai plutocrati di oggi, uno solo dei quali potendo possedere la ricchezze d’intere nazioni, solo che la ragione della ricchezza in quei tempi era il possesso delle terre, oggi il possesso di mezzi tecnici. Simile si è detto, ma oggi è peggio: la disparità è ancor più grande. La cosa non genera nessun problema in alcuno. Le denuncie varie son poco più che strilli, non vi è alcuna riprovazione nella società verso queste cose, si considera tutto ciò “natura”, lo stato normale delle cose. Naturalmente, quando si legge queste cose in relazione all’evo antico, è d’obbligo riprovarlo e fare qualche “tirata” sugli antichi che sarebbero quei “cattivoni” ch’erano. Strano che, quando questo si verifica sotto i “nostri” occhi, non si verifichi una simile riprovazione. Strano davvero …




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  4. Tra l’altro, un’altra intuizione di P. P. Pasolini è stata quella su Pietro II.
    Ecco la poesia:

    “Pietro Secondo”, di Pier Paolo Pasolini
    ‘Ecco Pietro II, che scende sulla sua piazza,
    d’improvviso deserta, e nel trauma
    della ferita che gli traccia due solchi di sangue
    sul petto, si passa, sul petto, sulle vesti, le mani
    stupito di essere solo, di dover morire.
    “Fui Papa – grida – per amore poetico di Cristo”.
    Nessuno lo capisce, né i borghesi né i barbari.
    L’età è la nostra, solo più prossima alla fine,
    ed è l’inizio della Nuova Preistoria’.
    Dal sito: http://contropiano.org/corsivo/2013/02/18/pietro-ii-014616




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  5. Tu vedi che il mondo è manipolato **anche** – si vede da tantissime altre cose, ma questo è molto interessante – dal fatto che queste forze che, a parole, dicono di “difendere l’Occidente” poi sono state quelle che 1) han conferito consenso a quella lunga, **oscena* e pornografica fase nella quale il “potere”, del quale dominio Pasolini vedeva solo i “prodromi”, informasse di sé tutta la società e **non è** che quella fase che ci ha portato qui possa essere cassata quasi mai fosse stata: c’è stata, eccome, ed occorre sempre ricordarsene; e 2) ora questi stessi difendono l’Occidente dalle conseguenze che quell’espansione dissennata portava inevitabilmente, ed espansione da essi supportata e sostenuta. Non si può scegliere una direzione di marcia e meravigliarsi di arrivare al luogo cui quella stessa direzione porta. E vabbeh, si sa che l’intelligenza spesso diserta i cervelli umani, ma la cosa non è soltanto evidente, ma è **ben più** che evidente.
    Per cambiare davvero occorrerebbe **prima** CAMBIARE DIREZIONE di marcia.
    Ed anche questo è molto banale, ma oh quanto poco visto.

    Son riusciti a convincere il mondo che il complotto sarebbe quello di portare grosse masse in Occidente, ma, strano che, il complotto, non sia stato mai quello di costruire la situazione che, unicamente, poteva dar luogo all’epifenomeno da essi così fortemente criticato. E che, prima, le cose gli andavano bene. Si agita lo spaventapasseri di un tal complotto, senza poter vedere che il “complotto” è **stato** ben altro. Il problema son gli occhi, non la cosa vista.




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  6. Continüa il suicidio dell’Occidente, indecente sia ils econdo che, ancor più, il primo: la febbre a separarsi continüa imperterrita, ma è solo l’ultima manifestazione di un male molto profondo.
    Ci vorrebbe una “Genealogia del suicido dell’Occidente”, con un sottotitolo: Semantica del separativismo.





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  7. Interessante che i b52, dal lontano 1991, siano stati rimessi in allerta: termina un lungo periodo, dunque.
    Al di là se, poi, saranno effettivamente usati.




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