sabato 22 luglio 2017

In relazione al precedente post, Lenin e la Russia





In relazione al precedente post, cf.
“Nell’agosto 1887, Lenin s’iscrisse all’università di Kazan che, per quanto sotto severo controllo, era un fervido centro d’idee che attirava i giovani. Anche Gorkij era stato a Kazan; il suo libro Moi Universitéti comincia appunto: ‘dunque, io vado a studiare all’università di Kazan, nientemeno’; e lì aveva imparato molto presto ‘che l’uomo è plasmato dalla sua resistenza all’ambiente che lo circonda’. Ma, più che all’università, Gorkij se ne andava spinto dalla fame, sulle rive del Volga, negli imbarcaderi dove era facile guadagnare quindici o venti copeki. ‘Là, fra i caricatori, i vagabondi, i marioli, mi sentivo come un pezzo di ferro, cacciato a forza tra carboni accesi, ogni giorno mi impregnavo di una quantità d’impressioni acute e roventi. Là, davanti a me, come in un vortice, passavano uomini apertamente avidi, uomini di istinti grossolani; il loro rancore contro la vita, il loro modo ironico e ostile di considerare tutte le cose del mondo e la loro spensieratezza per quanto li riguardava, mi piacevano. Tutto ciò che avevo sopportato e veduto direttamente mi spingeva verso quegli uomini, suscitando in me il desiderio di sprofondarmi in quel loro ambiente corrosivo’. Lenin non ha mai raccontato di se stesso, di queste cose [non è del tutto vero, come si dice nel post qui sopra citato, comunque non nelle opere pubbliche, questo sì]: poiché ‘la nota soggettiva non trova mai posto nei suoi scritti e nei suoi pensieri’; ma, in quell’ambiente, fra quegli uomini rudi e amari, c’era anche lui, e le sue idee furono forgiate su quegli stessi carboni accesi. Fu lì, a Kazan, ch’egli s’identificò col lavoratore russo, e il popolo russo s’identificò in lui. In quelle terre, un secolo prima, la grande rivolta popolare del cosacco Emeljan Pugacëv (1773-1775) aveva trovato forti sostenitori. L’immenso Volga è il fiume simbolo della Russia; i suoi battellieri, i suoi canti, la sua storia, il suo immenso fluire: i veri pensieri di un uomo sono quelli che sono parte di un destino comune di tutto un popolo, di una vita comune che è un immenso movimento senza fine”[1].








[1] V. Tonini, “Che cosa ha veramente detto” Lenin, Casa Editrice Astrolabio Ubaldini Editore, Roma 1967, pp. 6-7, corsivi in originale, grassetto mio: notiamo questa ricorrenza del numero 7 quest’anno … che anch’esso termina con questo stesso numero sette. 







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