sabato 22 luglio 2017

In relazione ad un precedente post, la frase di NIETZSCHE alla quale COLÀ si è fatto riferimento







“Il nostro destino è governato da due mummie: quella di
Lenin nel suo mausoleo e quella di
Bentham a Londra, University College”[1]





“La malattia della volontà non si è diffusa sull’Europa in guisa uniforme: si manifesta con maggiore imponenza e molteplicità d’aspetti laddove la cultura è già da lunghissimo tempo di casa, scompare, invece, nella misura in cui ‘il barbaro’ persiste – o torna – a rivendicare il suo diritto sotto le vesti ciondolanti della propria educazione occidentale. E’ infatti nella Francia contemporanea […] che la volontà è ammalata in maniera veramente grave; e la Francia che ha sempre avuto una magistrale abilità nel trasformare radicalmente i più esiziali rivolgimenti dello spirito in qualcosa d’incantevole e di ammaliante, mostra propriamente oggi, come scuola ed esposizione di ogni magia della scepsi, la sua preponderanza culturale sull’Europa. La forza di volere, e di volere, in verità, a lungo una volontà, è già un po’ più accentuata in Germania, e al nord ancor più che al centro; notevolmente più vigorosa in Inghilterra, Spagna e Corsica, connessa, laggiù, alla flemma, quaggiù, invece, a teste dure – per non parlare dell’Italia, che è troppo giovane per sapere già quel che vuole, e che prima deve dimostrare se sa volere [è stato dimostrato, “al di là di ogni ragionevole dubbio”: non sa volere proprio; nota mia] –, ma è assolutamente rilevante e sorprendente in quell’immenso impero intermedio in cui, per così dire, l’Europa rifluisce verso l’Asia, la Russia. Qui da gran tempo la forza del volere si è raccolta e accumulata, qui la volontà attende – chissà se come volontà di negazione o d’affermazione [oggi siamo in grado di dirlo: volontà di negazione; nota mia] – minacciosamente il momento in cui verrà scatenata, per mutuare dai fisici contemporanei il loro termine preferito. Non soltanto potranno rendersi necessarie guerre in India e complicazioni in Asia, affinché l’Europa venga liberata dal peso del suo più grande pericolo, ma occorreranno rovesci interni, lo smembramento dell’Impero in piccoli corpi e soprattutto l’introduzione dell’imbecillità parlamentare, compreso l’obbligo per ognuno di leggere a colazione il proprio giornale. Non dico questo auspicandolo: a me starebbe invece a cure l’opposto – cioè un tale aumento di minacciosità della Russia, da far sì che l’Europa si sentisse costretta a decidere di divenire anch’essa egualmente minacciosa, di acquisire, cioè, una volontà unica, mercé l’intervento di una nuova casta dominante l’Europa, di un durevole, tremenda volontà propria, in grado di proporsi mete al di là dei millenni – affinché finalmente la commedia, protrattasi anche troppo, della sua congerie di staterelli nonché la molteplicità dei suoi velleitarismi dinastici e democratici giunga infine ad un epilogo. E’ passato il tempo della piccola politica: già il prossimo secolo poterà con sé la lotta per il dominio della terra – la costrizione alla grande politica”[2]. Eh no, mon cher Herr Nietzsche, siamo tornati – e alla grande – alla “piccola” politica; non solo: ma oggi solo e soltanto la piccola politica può esserci.
La qual cosa è ben peggio … Quanto alla “costrizione” russa, beh, essa è stata delegata dall’Europa agli Usa, in pieno ritiro suicida: non appena gli europoidi han dovuto “far da sé”, come perfetti italiani, si son dati alla piccola, piccolissima, politica minima 

Vi è, qui, nel passo appena riportato, quel che si potrebbe dire: giusta l’eziologia fenomenologica, sbagliata la cura: la violenza delle “grandi lotte” – della Prima e Seconda Guerra Mondiali (in effetti, si tratta di un unico evento in due fasi) – non ha salvato l’Europa né ha portato ad alcuna “grande politica”; è bastata, infatti, la fine della pressione, perché si tornasse alle vecchie, inveterate, inguaribili abitudini, e l’Europa cosiddetta ““unita”” è, sotto gli occhi di tutti, la sagra dell’egoismo, con la Germania la più egoista di tutti. Insomma, la classica Europa di bottegai, del tutto privi di visione.
Di più: il ritorno della pressione russa non genera nessuna unità, manco posticcia … Anzi, molti vedono nella Russia un modello, cosa davvero da ridere: sai tu cos’è un Impero, europeuccio? E tu, italiota, che t’interessi solo di ciò che sta sotto il tuo naso, il paese che è stato il posto laddove la borghesia è nata – borghesia che è miope per definizione –, tu, italiota, che ti fai sempre dominare da vere e proprie nullità, uomini senza qualità, e non ci trovi problema, purché, ovviamente, il tuo orticello sia salvo, tu sai cos’è un Impero …? Suvvia, non scherziamo. Mi piacciono sì le battute, senz’alcun dubbio, ma, orsù, non scherziamo: sono cose troppo serie.
Sognate di poterlo essere, un “Impero” dico: ah, questo forse sì, questo può anche darsi, ma è una tutt’altra cosa: non sareste disposti a pagarne il prezzo. Consigli amichevoli per conigli: Lasciate stare.
Dovreste tornare a Carlo Magno, per avere un qualche vaga idea, oppure a Federico II, di Svevia, però, non di Prussia, che è tutt’altra epoca, quella del cosiddetto “dispotismo illuminato”, altro clima culturale, dal quale, comunque, rimanete molto lontani.
Ma per voi è assolutamente impossibile, siete tagliati fuori dalla vostra stessa eredità culturale.
Siamo realisti, please … Lasciate stare.
Veniamo a cosa possibili ora. Siamo realisti, e “impenitenti”, qui si usa, purtroppo – non fosse altro che per non “mettere un piede in ‘fallo’”, laterale o collaterale che sia –, guardare in faccia la situazione, reale, quella che c’è, quella che si è costruita anche per la vostre nature nulle, o cari “nostri” “europeuccio-che-si-vanta-sempre”, ed in modo particolare tu, “italiota-che-si-lamenta-sempre” (senza la menta). Date la menta a chi si lamenta, orsù …
Vediamo quel po’ che si può fare hic et nunc, invece.
Per lo meno, no si cercherà di vendere merce avariata.
Proprio realisticamente, il “Che fare” oggi è minimo
Né può esser “politico”, in senso stretto, al massimo “metapolitico”, il che, a sua volta, richiederebbe tutta una serie di cambiamenti di “coordinate culturali di ‘base’”, allo scopo di riorientarsi …

Chiudiamo l’importante excursus. Che cosa, tornando al tema, in effetti, manca di sostanziale all’Europa, e non da oggi?? Una volontà unica, ecco cosa le manca, proprio come diceva già Nietzsche illo tempore.
Ed essa non può costruirsi semplicemente “incollando” la varie “nazioncine”, perché qui gli egoismi la faranno sempre da padrone; e, poiché la nazione più egoista d’Europa è la Germaniaa stretto giro seguita dalla Francia – che così si raggiunga una qualche “unità” è puramente chimerico.
Questa è la realtà, oggi, questa è la situazione[3] reale, oggi.
La situazione, oggi, dà il potere alle nullità, altro che la “casta” di volontà ferrea che, addirittura, si proporrebbe, “mete al di là dei millenni”, di cui favoleggiava e sognava Nietzsche illo tempore.  
Tra l’altro, la parodia hitleriana delle idee nietzscheane si sa com’è, poi, andata finire …[4] Infatti, una “vera” volontà “ferrea” non ha niente a che spartire con il proverbiale, ormai, “rilievo” di “destra” sull’ “autoflagellazionecritica’” dell’Europa che dovrebbe o vorrebbe “espiare” la sua espansione nel mondo, ma il semplice, semplicissimo  – ma oh quanto difficile … – prender atto che l’espansione dell’Europa nel mondo è avvenuta sotto l’egida della modernità, e dunque un “tradizionalismo” che s’intesti tale “sviluppo” è auto flagellante lui stesso. Che, poi, la modernità non sia “nata per caso” è, a sua volta, verissimo, ma ognuno di questi passaggi implica una trasformazione delle opzioni, una modifica del paesaggio mentale che si può facilissimamente sottostimare quando, al contrario, è il punto decisivo.
Grosso errore, non solo storiografico, il sottostimare questi passaggi, perché, da quest’errore “a monte”, derivano “a cascata” tutta una serie di errori di valutazione a seguire; se, quindi, basandosi su tali enormi errori di prospettiva, si vuol elaborare un’eventuale “azione”, si prende, sin dal principio, la strada sbagliata, e si diventa comprimari, che “reggono il moccolo” del mondo attuale in crisi esiziale finale. Una vera “casta” di cosiddetta “ferrea” volontà dovrebbe, in realtà, e a rigor di termini, opera una rivoluzione, una rivoluzione spirituale, in primis, tutto il resto poi.
Andare sulla Luna è, senz’alcun dubbio, ben più facile che questo “riorientamento” delle “prospettive” (la terza dimensione) culturali[5]
Vi è insomma, qui, un “nodo” che ogni forma di “tradizionalismo” non padroneggia per niente bene, limitandosi sostanzialmente a subire tal nodo. Se infatti non vai oltre la modernità, e per davvero, quindi non permutando cose già moderne, semplicemente di un’epoca del moderno in cui la decadenza era meno “avanzata”, ma dove vai: i “nodi” di fondo, di base, strutturali, fondamentali, rimangono tutti assolutamente intoccati. Quando si ha di fronte certe cose sostanziali = fondamentali (= che toccano le fondamenta di una costruzione, concreta o mentale poco importa) i giochetti dialettici o le permutazioni del noto non potranno mai risolvere il problema, o i problemi.

Per terminare: sicuro che si è trattato di una commedia, ma è peggio di qualsiasi cosa Nietzsche avrebbe potuto immaginare, perché, non appena la pressione russa si è spenta, la commediola da due soldi si è mutata in una farsa ripugnante, “oscena” nel senso antico = “di cattivo auspicio”. E quando la pressione russa è ritornata, si sono frammentati, come, d’altra parte, la pressione della cosiddetta “immigrazione di massa” attesta, al di là di ogni ragionevole dubbio. Di “epilogo” di questa storiella triste non se ne parla ancora, sebbene potrebbe non esser così lontano da noi come molti suppongono.
Come l’Italia in Europa, così l’Europa nel modo, la parte più farraginosa del mondo attuale, il proverbiale vaso di coccio tra i vasi di ferro. “Che tristezza”, avrebbe detto illo tempore Chuang-tzu[6].

Andrea A. Ianniello






[1] R. Calasso, La Rovina di Kasch, Adelphi Edizioni, Milano 1983, p. 284.
[2] F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, Adelphi Edizioni, Milano 1982, pp. 114-115, corsivi in originale. Sulla globalizzazione, sula sua origine profonda, di nuovo ci sono state intuizioni di Nietzsche sia interessanti che preveggenti, fermo restando quel che si è detto qui sopra: giusta eziologia, cura errata, dove, infatti, Nietzsche, vedendo nella guerra la cura, ha sbagliato; nondimeno, la malattia la vedeva bene: cf. F. Nietzsche, Lo Stato greco, in Id., La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Scritti 1870-1878, Adelphi Edizioni 1973 e 1991, pp. 104-107. Questi scritti iniziali di Nietzsche, come gli ultimi, sono molto interessanti, forse di più dei suoi scritti più famosi. Tra l’altro, Al di là del bene e del male è del 1886 … Addirittura preveggente di cosa sarebbe stata l’ “esplosione di volontà” – letteralmente – che è stata la Rivoluzione russa, in particolare quella dell’ “Ottobre rosso” che fu dovuta, in grandissima parte, alla volontà di Lenin e all’abilità organizzativa e militare di Trotzky, tra l’altro straordinariamente poco sanguinosa, già in Mosca le cose andarono molto meno “lisce” che a Pietrogrado, per esempio.
In questi passi di Nietzsche vi è, incredibilmente in nuce, quel che ha caratterizzato l’intera opera di D. Rockefeller, scomparso quest’anno (2017), e cioè una “globalizzazione” che avvenisse non per mezzo dell’egemonia di uno stato qualsiasi, ma per mezzo dei grandi gruppi economici, grandi “corporations”, cf. ivi, cit., pp. 105-106. Parlando di queste forze, già Nietzsche scriveva, illo tempore: “Essi cercano di avvicinarsi, a questo scopo [che oggi chiameremmo “globalizzazione”, e nella “globalizzazione reale” noi, oggi, viviamo; nota mia], diffondendo universalmente la visione liberale e ottimistica del mondo, la quale trae le sue radici dalle dottrine dell’Illuminismo francese, cioè da una filosofia del tutto estranea alla Germania [questo vero solo in parte], schiettamente neolatina, piatta e antimetafisica [questo, invece, verissimo]”, ivi, p. 106, corsivi miei.
[4] Su Hitler, ho detto altrove che vi è un suo lato nascosto, propriamente nel senso di “occulto”; ho sentito che vi sarà una trasmissione sullo “Hitler segreto” a breve, su “Focus Tv”. Probabilmente, si parlerà di Jan Hanussen, l’astrologo. Ora, a tal proposito, si narra che desse a Hitler una (vera) mandragola, notizia non “elucidata”, comunque interessante annotazione.
Sulla mandragola cf. D. S. Worthon, Conoscere le piante allucinogene, Savelli Editori, Milano 1980, pp. 23-25; e cf. L. Petzold, Piccolo Dizionario di dèmoni e degli spiriti elementari, Guida editori, Napoli 1999, pp. 137-143, tra le voci più lunghe del Dizionario.
Tra l’altro, il libro di Worthon attesta quanto poche siano state le piante allucinogene in Occidente, di più in Asia, poche anche in Africa tuttavia, ma molte in America, la vera patria delle piante psicotrope.
Per una riflessione più vasta, anche sulle “radici” di ciò che, in parte, si è rivelato essere il “nazismo”, cf.
[5] Cf.
http://namaqua-land.blogspot.it/2017/07/breviario-di-metapolitica-oggi-ricorre.html.  
[6]Evola parlò trent’anni fa di untramonto dell’Orientesuccessivo altramonto dell’Occidente. E Giuseppe Tucci amaramente suggeriva agli studiosi:Ora che l’Oriente sta assorbendo il nostro veleno, non c’è altro da fare che scendere nel passato; e siccome abbiamo a che fare con ombre e immagini, l’anima è in pace. Tutto il resto non conta. E’ così?
Se l’Occidente è tramontato e l’Oriente tramonta, che cosa ci rimane? E non è sempre meglio quest’Oriente della Coca-Cola? In secondo luogo, bisogna vedere qual è l’Oriente che è destinato a tramontare, se quello asiatico o quello islamico. Quest’ultimo sta salendo, sta invadendo: è una forma di tramonto o è piuttosto una forma da cui bisogna difendersi, anche se non alla maniera di Oriana Fallaci? Io direi che ogni civiltà ha i suoi alti e bassi. Si pensi alla Cina, che forse il punto più basso lo raggiunse nel diciannovesimo secolo ed oggi è una superpotenza”, L. Lanciotti, Dove va la Civiltà cinese, a cura di F. Palmieri, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2005, p. 45, corsivi in originale. Una risposta non può essere che articolata e non secca.
Iniziamo dal: cosa “ci” rimane? Perché, rimane qualcosa?, “si” potrebbe risponder polemicamente. Nondimeno, venendo al punto, davvero viviamo di ombre e immagini, ormai; “ombre e polvere”, queste parole, infatti, ricordano la frase de Il Gladiatore (Ita) - Proximo: “Ombre e polvere” -, cf.
https://www.youtube.com/watch?v=SE0Yy84Ncck. Quanto alla Coca-Cola, essa non è un’ombra, per quanto nefasta sia questo liquido divenuto simbolo dell’economia dominante. Le ombre, le immagini e la povere non sono risultate in grado di vincerla: e qui veniamo alle parole di Tucci, l’Oriente “intimistico” e “mistico” nel e col quale molti si sono rifugiati (un esempio: cf.
http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/06/frase-di-ramana-maharishi.html). Per quanto legittimo ciò sia stato, ed ancora sia, non sa dir nulla a riguardo del punto centrale, cioè la lotta per il destino umano: quale sarà la direzione che dovrà prendere l’umanità, ecco il punto.
Quanto alla Cina, essa è oggi tornata ad essere ciò che, per tanti secoli, è stata: una potenza mondiale, ma al costo della propria cultura, che ovviamente non è sparita, ma per l’appunto tramonta. Tramontando, non serve a risolvere quel ch’è un problema globale. Oggi il problema, infatti, è globale, non è più né solamente orientale né solamente occidentale. Quanto all’ “attivismo” neoislamico, all’epoca, il 2005, era soltanto all’inizio; ma, di nuovo, il “problema islamico” non è “orientale”, nemmeno “occidentale”, al contrario è “globale”.
Interessante la risposta di Lanciotti al riguardo del cosiddetto “pericolo giallo”: “Il cosiddetto ‘pericolo giallo’ nasce in Europa, ed in particolare nella Germania guglielmina all’epoca dei Boxer. Era la paura di un mondo immenso e ancora poco conosciuto che turbava alcuni politici europei e, forse, anche il ricordo di una profezia napoleonica su un ipotetico risveglio della Cina [non più tanto “ipotetico” sembrerebbe …]. Eppure nel ‘700, nel secolo degli illuministi, si era guardato al modello politico di un paese che si credeva governato da saggi letterati e non da monarchi assolutisti. Un grande studioso francese, Etiemble, ha dedicato due grossi volumi alla Europe Chinoise, in cui ha esaminato la grande influenza in campo culturale della civiltà cinese nel ‘700 europeo. Era l’epoca delle chinoiserie, una moda che affascinava gli occidentali, al punto che in Inghilterra contro i cosiddetti sinomani, ammiratori di tutto quanto era cinese, era sorto per reazione, anche un movimento di sinofobi …”, ivi, p. 7, corsivi miei. Nella “sinofobia” s’incarna il mito, tipicamente occidentale, del potere “orientale” cattivo “contro la ‘libertà’”, e del cinese “cattivo”, come Fu Manchu, il quale, tra l’altro, come dice la parola, non era per niente un cinese “doc”, ma era invece un mancese. Come tutti i miti, vi è del vero, ma non dove lo si cerca. D’altro canto, c’è pure il mito dell’occidentale “cattivo”, in specie in Cina e Giappone: i “nasi lunghi”, o “barbari occidentali” o “diavoli” occidentali, con termini di altra epoca.
Non stupisce, infine, l’influsso cinese nell’epoca detta dell’ “assolutismo illuminato, appunto, e non a caso.
Rimane che il problema è globale, rimane che quel che noi esperiamo non trova paralleli nel passato. Non Oriente/Occidente, nemmeno logica Nord/Sud, ma: la Terra, tutta. Non si può, dunque, risolverlo permutando gli elementi passato.    









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