lunedì 1 maggio 2017

Una frase tratta da “L’uomo dell’anno” (2006), di B. Levinson







Ieri pomeriggio (30 aprile), su di un canale nazionale Rai, hanno diffuso un interessante film, di undici anni fa, ormai, “L’uomo dell’anno”, del 2006[1]. Il film tratta dell’ascesa di un “outsider” alla Presidenza degli Stati Uniti[2], nella persona di un conduttore televisivo,ed è, tra l’altro, stato criticato all’epoca perché si mutava “in corso d’opera” da commedia brillante in un film “cospirativo”, che tratta di cospirazioni, cosa pure questa, interessante da sottolineare, forse non voluta, ma significativo che sia comunque successa.
Dieci anni dopo, nel 2016, le cose si sono realizzate davvero, un altro popolare conduttore televisivo – D. Trump – è stato eletto alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America, ma non proveniente dai “talk show” quanto invece dai “reality Tv”, e cioè dalla “punta di carbone” della sostituzione della realtà con il “reality” ovvero con la simulazione della realtà stessa, quindi un passo più avanti rispetto a quanto preconizzato dal film. Di conseguenza, se il protagonista del film si fa eleggere per mezzo di barzellette, di battute – immagine dell’America “soddisfatta” di quegli anni, anche se poi non c’era molto di cui esser soddisfatti … -, Trump si è fatto eleggere per mezzo anche lui di battute, però aggressive, dure, che han dato voce alla rabbia profonda di questi “nostri” ultimi anni, una rabbia senza un oggetto ben preciso in mente, tuttavia. Ma questo è un altro discorso, che ci porterebbe troppo lontano, e, dunque, fermiamoci qui: torniamo a noi.
Ora però, tanto nella pagina “Wikiquote” in italiano[3] che in quella in inglese, manca una frase molto significativa, ed è altrettanto altamente significativo che nelle pagg. Wikiquote non sia stata riportata. L’aiuto del capo dell’azienda che gestisce il sistema di voto elettronico – interessante anche questa tematica, estremamente super attuale, viste le polemiche di questi dì … -, e questo sistema di voto ha un problema. L’analista e programmatrice del sistema stesso, che vi ha trovato la “falla”, ovviamente, la “buona morale” americana non smentendosi mai …, ha intenzione di rivelarlo. Il dirigente dell’azienda così dice all’analista, per dissuaderla: “L’illusione della legittimità è più importante della legittimità stessa”.
Ecco che sì, è vero – era vero … - che in Europa si ha quest’attitudine “critica”, non lo è più, e la democrazia senza un “filtro ‘critico’” si limita a certificare un consenso tanto largo quanto facile, facilmente dato, difficilmente tolto. Ma perché accade questo, ci si potrebbe chiedere: a causa della “credenza” nel System, di cui s’è detto in una conversazione precedente[4], questo è il nodo - vero, verissimo – che ha tenuto sotto scacco ed alla fine in pratica eliminato qualsiasi critica al System stesso. Di conseguenza eliminando qualsiasi “sinistra”, la sinistra storica, infatti, reputandosi, a torto o a ragione che sia (non s’indagherà sul punto), l’erede della “coscienza critica moderna” propugnata dall’ Aufklärung kantiano, si è ritrovata del tutto spiazzata, priva di appoggio, in una parola profondamente inutile: che senso ha, ormai, dover “criticare” il mondo “tradizionale” se “ilSystem è come l’ ancien régime, e cioè un “dato di fatto” indiscutibile … domanda retorica, la cui risposta è ovvia, e cioè: non ha alcun senso, per questo è residuale, fermo restando che l’ ancien régime è parte del mondo moderno, della “prima fase” del mondo moderno, e non del Medioevo …
L’ex nemico, che hai sconfitto, diventa il “cane da guardia” del System stesso, così la “sinistra” è divenuta la sostenitrice massima dell’attuale sistema, cui porta il consenso, un consenso certo ed assoluto; insomma, la “fede” nel System non la si ritrova da nessuna parte così forte come nella cosiddetta “sinistra”, che si chiama ancora così, ma che è quasi l’opposto della “sinistra” storica in quanto ha totalmente abbandonato qualsiasi aspetto “critico” a riguardo del System e si presenta come la “buona gestione” della globalizzazione, il che significa non aver capito molto di “che cos’è” la globalizzazione. La globalizzazione, potremmo definirla così: quella fase del sistema capitalistico in cui il capitalismo è ingovernabile, precisamente: diventa ingovernabile
Il sistema, nelle sue basi fondanti, è indubbiamente quello di sempre – su questo Marx non errava -, ma, nelle modalità di funzionamento, oltre che nell’accrescimento della sua potenza, è ben diverso da quello ottocentesco, studiato da Marx. Un tempo esistevano ancora delle possibilità di “contenimento” della potenza espansiva incontrollabile che il capitalismo, in buona sostanza, è, oggi non ci son più questi mezzi di contenimento, però contenimento sempre indiretto. Su questo bisogna esser chiari: contenimento ed indiretto, mai è stato reale, anche il “comunismo” spesse volte si è rigirato, quando ha funzionato in parte, in capitalismo di stato, piuttosto che in una reale alternativa al capitalismo stesso: ed anche su questo, è bene l’esser chiari. Il mondo non ha mai trovato un vero sistema di superamento del capitalismo, perché la potenza del capitalismo è la tecnica, e l’uomo “non la signoreggia”, come giunse a capire l’ultimo Heidegger, dopo aver appoggiato il nazismo che lui considerava come “il canto del cigno” dello sforzo di controllo della tecnica[5], ovvero tentativo d’ imporre alla tecnica un’altra finalità, diversa dal suo semplice accrescimento, che è l’unica e sola finalità che la tecnica riconosca. In altre parole: l’uomo, la società umana non ha la sovranità sulla tecnica; e, se non ce l’ha, non può averlo sul capitalismo: capitalismo senza tecnica sarebbe mercantilismo, e la storia ha conosciuto fasi di mercantilismo prima del capitalismo. Tu hai capitalismo se e solo se applichi massicciamente, non in modo controllato o limitato o episodico, la tecnica alla produzione dei beni, prima, e poi alla loro commercializzazione, consumo poi; infine, applichi la tecnica massicciamente ai flussi finanziari, il “ganglio vitale” del capitalismo, che non può esistere senza un sistema di credito massiccio, dove si crea, letteralmente, e si distrugge della “moneta”, dove il tasso di profitto si moltiplica in maniera esponenziale. 
Quest’ultima fase è la globalizzazione. 
A fronte di questo sentiamo certe storie di “buona gestione” della globalizzazione: ad ognuno porre a confronto le due realtà in esame …
E le destre, si potrebbe chiedere. In primis, al plurale, più plurali della residuale sinistra, che ormai è un “centro”, in sostanza, ma le destre non hanno mai avuto come scopo un cambiamento sistemico, dunque possono perfettamente dire: “torniamo a prima”, all’epoca delle nazioni, l’epoca sempre capitalistica, ma prima della globalizzazione, perché questo stanno reclamando, in poche parole.
Neanche questo sta funzionando, Putin, Trump, Erdoghan – diversi fra loro, ma sulla stessa “linea d’onda” -, tutti son costretti a venire a patti col sistema, checché ne dicano su cosa stanno facendo. La stessa Le Pen ha aperto al fatto che il referendum sull’Euro può attendere … Insomma e differenza, il cambiamento per via politica non esiste, diventa un compromesso complicato. E non può esistere perché la sovranità è “Altrove”, non è più nella politica, lato sensu intesa.
Neanche questo sta funzionando, dunque, ma è meno residuale rispetto ai residuati della “sinistra”, e quindi “le” destre possono permettersi di “criticare”, in un senso “passatista”, l’attuale stato delle cose, senza poter criticare il sistema stesso, ma criticarlo è oggi del tutto impossibile per via politica.
A questo punto giunti, torniamo alle “ultime parole famose” del film: “L’illusione della legittimità è più importante della legittimità stessa”. Questo non va inteso nel senso da “morale pubblica americana”, che il film, ovviamente, difende, impersonata dall’analista e programmatrice del sistema di voto elettronico, che vuol salvare la “rappresentatività” del sistema. Vi è di più, la frase – involontariamente, come accade in America nei film, dove son più critici della sedicente “critica” Europa, ormai acriticamente consenziente – ha un senso più radicale, molto probabilmente non visto nel film, dove alla fine un “cattivo” la dice.
Che “L’illusione della legittimità è più importante della legittimità stessa” significa non solo che c’è una legittimità illusoria perché si falsa il sistema di voto, questo è possibile, ma non è radicale. Significa, più in profondità, che la legittimità data dal voto, in se stessa, è illusoria, quand’anche il voto si sia svolto correttamente, e  tutto sia “legittimo”, formalmente parlando. 
Tutto il film, ovviamente, si costruisce attorno all’impossibilità del darsi di questa – pericolosa – eventualità; e tutto il “complottismo”, in effetti, non è altro che l’accollare la responsabilità del funzionamento internamente dissolutore di questo sistema in capo a una determinata categoria, a scelta. Il “complottismo” non erra nel percepire che “c’è qualcosa di marcio” nel sistema, ma sbaglia sempre nell’accollarne le responsabilità a questi o quelli. Se, infatti, è il modo in cui funziona dunque sì, è possibile che vi sia stato – ed ancora vi sia – quel che alcuni chiamerebbero un “complotto” ma in reazione al funzionamento del System, ai cambiamenti da imporre, anche in modo “sottile”, modificando il “clima” culturale prima, quindi per nulla con i mezzi di attentati oppure solo “borsistici”, attribuiti ai “facitori” di “complotti” da parte dei “complottisti” stessi.



Due ultime considerazioni finali, per terminare quest’ennesimo, troppo lungo, post.
1) Il “complotto” è considerato un tema “oltraggioso” ed “impresentabile” non nel mondo della finanza, dove si è indifferenti, in quanto si sa benissimo che si può dire quel che si vuole, non basta l’affermare vi vogliamo “rivelare” come stanno “veramente” le cose perché la gente capisca, in quanto richiede un’attenzione e una conoscenza non di tutti, prima cosa, e poi che la gente non fosse tempestata di mille messaggi dispersivi, quest’ultima condizione non essendo altro se non un pio sogno. No, la tematica “complottista” è “oltraggiosa” precisamente in politica, quella stessa politica che ha perso la sovranità, ma proprio lì non glielo puoi certo andare a dire apertamente, sarebbe come “parlare di corda in casa dell’impiccato” come recita il noto adagio popolare. 
Mai dire alla politica che è impotente, perché lo è
Mai dire alla politica che la sovranità l’ha persa, che termini come democrazia o “corpo” elettorale non possono in alcun modo avere il senso che potevan pur avere nel XIX secolo: infatti, quei termini oggi hanno effettivamente un tutt’altro senso. Non puoi “dire la verità” in politica in un senso tutto diverso da quello che aveva nel corso dell’ ancien régime, perché significherebbe che il suo ruolo di “sostituto” (“changeling”) verrebbe fatalmente esposto e perderebbe di residua legittimità; dunque, meglio una legittimità posticcia che nessuna legittimità, pare si pensi. Ma questo la rende sempre più debole, altrettanto inevitabilmente, altrettanto fatalmente. “I can feel the fear in The Western World”, cantavano gli Ultravox all’inizio degli Anni Ottanta del secolo scorso: la paura era - ed è – quella dell’esposizione del punto in questione, e, dunque, della fine della legittimità di “ultima generazione”; ripetiamo il super mantra or dunque: meglio una legittimità posticcia che nessuna legittimità.
Ma la “salute” inizia dall’ammettere di avere una malattia. Delle cure non è ancora questione, prima occorrerebbe che la politica inizi ad ammettere di avere una serissima malattia, poi vediamo se, al punto cui si è giunti, ci può essere una qualche cura. Se non ammetti di esser malato, allora hai solo due possibili esiti: a) ne muori, la malattia ti colpisce in modo definitivo, noi siamo stati mantenuti lontani da questo momento; b) la malattia si cronicizza. Il mondo in cui viviamo è un mondo malatissimo, ma cronicizzato, non può morire, ma nemmeno diventar sano: il System si regge sulle Banche centrali che pompano denaro, senza il quale la crisi di liquidità re inizierebbe in quanto è strutturale.
2) La crisi del “complottismo” ricorda la fine del marxismo negli Anni Ottanta, dov’erano del tutto incapaci di far sì che il sistema cambiasse in quanto non ne capivano più i meccanismi fondanti, allora in profonda mutazione genetica, pur essendo sempre lo stesso grosso animale, lo stesso orso grosso e fetente. Chiamo tutto questi movimenti di anni passati: il fallimento del Novecento, perché questo è stato. Senza capir bene i meccanismi fondanti il funzionamento sistemico, è futile credere che “l’esposizione” della “verità” sia “liberante” o provochi chissà quale gran cambiamento sociale: non è così che funziona. Lo stesso è accaduto per il “complottismo”, mutatis mutandis. E similmente, su altra ottava, è accaduto per l’interesse per l’Oriente, che al massimo ha comportato un qualche pur legittimo accrescimento a livello individuale, ma è stato del tutto incapace di cambiare le “correnti mentali” fondamentali: eh no, non è affatto semplice … Sono state due forme del “fallimento del Novecento” e del Ventunesimo secolo cominciato con un vuoto spinto d’idee e prospettive.



Mi scuso con i “nostri” tempi, così rapidi e veloci, dove il pensiero latita, e dove le decisioni si devono prendere in due scatti di “selfie” e cioè dove quel che conta non è certo “l’intuizione” Zen – per tornare al fallimento del Novecento -, ma il far parte del “flusso”, questo conta oggi per davvero. Conta oggi dire quel che tutti dicono, fare quello che tutti fanno, insomma conta lo “stare” nel flusso, e l’illusione fondante sta nel fatto che, agitandosi, si creda di dar inizio e sostanza al flusso stesso, dal quale, invece, si dipende, ma mai rendersene conto, la depressione sta dietro l’angolo, per chi non si conforma ai non detti “imperativi categorici”, ovviamente ben lontani da Kant, e per nulla “critici” in alcun modo. “Dio ce ne scampi” dalla critica, o, come amo dire, “Dio ce ne cocktail”, di scampi, ovviamente allevati bio senza musica techno … Di nuovo, mi scuso di nuovo rispetto ai “nostri” super tempi splenididissimi, son qui, pentitissimo, con le ginocchia “sur” un pavimento cosparso di cenere e carbone, ove pur ho scritto “sur”, che cosa orrendamente desueta, che horror 











[1] Cf. https://it.wikipedia.org/wiki/L%27uomo_dell%27anno.
[2] Come si sa, il programma Word può inserire un correttore automatico di battuta, che conviene sempre inserire per una lettera, mai per due, allo scopo di correggere quegli errori di battuta che si fanno in specie quando si scrive ad un certa celerità; ebbene, battendo sulla tastiera rapidamente, avevo mal scritto “Stati Uniti”, e il correttore l’ha immediatamente cambiato in “state unti”, … mi son affrettato a correggere il correttore …
[3] Cf. https://it.wikiquote.org/wiki/L%27uomo_dell%27anno, dove, tuttavia, pure in quest’ultimo link, vi è riportata una frase comunque interessante: “La TV mi spaventa, rende tutto credibile. [...] Be’, se tutto diventa credibile, allora nulla è credibile. Insomma, la TV mette tutti in quelle scatole, uno di fianco all’altro. Da una parte c’è il matto da legare che afferma che l’Olocausto non è mai successo, e accanto a lui ci trovi il famoso stimato storico, che invece sa tutto sull’Olocausto, e te li vedi lì seduti fianco a fianco, sembrano proprio uguali. Tutto ciò che dicono sembra credibile, e così andando avanti non c’è più niente di credibile, e smettiamo di ascoltare” (ivi). Questa potremmo però chiamarla: ancora un critica di buon senso”, che non tocca certi “meccanismi” fondamentali.
[4] Cf. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/04/colloquio-sul-blog-tra-il-gestore-a.html. Oggi nulla è più sicuro e certo del consenso al sistema, le colpe, al massimo, sono di “cattivi” che ognuno si figurerà secondo le sue tendenze. Per questo la democrazia non ha più alcun senso: democrazia senza filtro e senz’aspetto critico, non si può dare. Per questo il “moderno” è morto e sepolto, nei fatti prima che in teoria, per questo però non hai energia politica, per questo, altra conseguenza, “non si può far nulla” e tutto funziona in modo inerziale. Davvero “La sovranità è ‘Altrove’”, non fa più parte del “visibile”, nel mondo dove tutto deve essere visibile. La sovranità, di più, è in un “Altrove”, introvabile. Dunque puoi , avere il consensus omnium datum irrevocabileque absolutum, “assoluto” va inteso in senso etimologico di “sciolto”: il consenso è “sciolto” rispetto a qualsiasi “oggetto concreto” che dovrebbe “dimostrarlo” o “indebolirlo”, il patto sociale non esiste più, non può esistere in quanto è già dato, è già un dato irrevocabile. Il consenso è dato “a prescindere”, per dirla un po’ come Totò … Il consensus omnium è, dunque, datum et irrevocabiliter absolutum. Se prendo del legno, per fare un esempio,  e lo brucio ne ottengo un “x” di energia e della cenere, come sottoprodotto della trasformazione effettuatasi. Ma, se volessi tornare dalla cenere prodotta al legno iniziale, avrei bisogno di molta più energia dell’energia “x” prodotta nell’ardere quel pezzo di legno. Questo vuol dire che la trasformazione avvenuta è irreversibile. Non si può tornare al “social figurativo” della “buona rappresentazione” del sociale nella pratica elettorale. Questo non perché non si voti – anzi, si vota sempre di più, vi è il tele voto, potenzialmente voteremmo su tutto -, ma perché il voto non può rappresentare più, secondo l’utopia moderna – mai realizzatasi ma che rimaneva comunque un qualcosa cui “tendere” -, la “rappresentazione” del “corpo” sociale, che ormai è solo virtuale, per questo puoi interrogarlo potenzialmente su tutto. Certo, esistono ancora dei limiti “materiali”, per fortuna, ma questo è quanto. Questo vuol dire che la sovranità è altrove, da un lato, e, dall’altro, hai sì un consensus omnium absolutum, nessun dubbio al riguardo, ma, in cambio, entri nell’ “inerzialità” sistemica. Nessuno più vuol cambiare quei meccanismi sistemici che generano i fenomeni le cui manifestazioni esteriori pur si criticano, hai il consenso di tutti e tutto. Ma non puoi più far nulla. Il pagamento è l’inerzia sistemica. E, se le cose si “scassano” per qualche frattura nella pur efficientissima “macchina”, nel pur super efficiente System, non ci puoi far nulla proprio. Il prezzo è il moto inerziale, il prezzo è che l’attuale System è un dato di natura socialmente irrevocabile. Se si “aggiusta” o si “scassa”, ci puoi far ben poco in senso politico. Contano molto di più le azioni delle “Banche centrali” – e neanche tutte, ma solo alcune di esse – che, di fatto, reggono il System oggi. E questo era nelle intenzioni de “Il Medioevo prossimo venturo” (per riecheggiare un titolo noto), in tutto quel cambiamento avvenuto nel corso degli Anni Settanta, quando il System davvero rischiò la deriva “finale”, e del quale uno come David Rockefeller è stato propiziatore. Si parla di “Medioevo prossimo venturo”, ma, in effetti, sarebbe più giusto parlare di “ritorno all’ ancien régime” che, da parte sua, non era per nulla “Medioevo”, ma era la “prima fase” dei tempi moderni stessi.
Che la fine dello stato sistemico precedente sia stato iniziato all’ interno del sistema stesso, era stato ammesso dallo stesso primo Baudrillard, che voleva ritrovare la “carica critica” del primo Marx, e poi si trovò costretto ad ammettere che “certe” cose le aveva terminate prima il sistema che la sua teoria … E così è stato. Su alcuni temi di Baudrillard, cf.
http://ideeinoltre.blogspot.it/2014/05/andrea-ianniello-baudrillard-la.html.
Lo stesso “pezzo” anche si può vedere sur un altro link:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48516.
[5] Cf. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/04/colloquio-sul-blog-tra-il-gestore-a.html.







8 commenti:


  1. La recente vittoria di Macron **conferma** la via presa con Trump, in altri contesti da Putin o Erdoghan: le differenze **specifiche** ingannano lo sguardo. La posta in gioco è questa: come si mantiene il proprio posto nella corrente “uniformizzante” della “globalizzazione”, il quale **non è affatto uguale per tutti**, per quanto tutti i paesi siano **ugualmente** sottoposti alla “globalizzazione” stessa. La cosiddetta “brexit” questa è stato, e così Trump. Il punto è che l’Europa non solo non ha di fatto lo stesso posto di America e Russia e Cina in questo processo, ma i suoi stessi membri – dell’Europa - **non hanno** lo stesso posto, nel processo globalizzante mondialista. Quindi non sono dei fenomeni che facciano uscir fuori dal “ring-pass-not” in cui siamo.
    Non solo, ma è chiaro che il populismo è stato usato come “chéval de Troye” in un gioco i cui ci si sta spingendo in ciò che “alcuni” hanno attribuito a certi “progetti” dei quali lo stesso D. Rockefeller sarebbe stato seguace …




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  2. Infine un’ultima osservazione: si è sentito dire che “dalla Francia” doveva venire l’inizio del “R.A.”, e ma non era certo la Le Pen a poterlo fare … Quindi chi così si aspettava **ha errato**, e l’errore d’ “analysis” non è secondario, è centrale, lo stesso commesso dal marxismo residuale negli anni Settanta: è sempre la stessa cosa. E’ sempre la stessa cosa. Come si dice qui sopra, cambiando solo a “complottismo” il termine di “populismo” - ed ovviamente – “mutatis mutandis”, ché le proporzioni dei due fenomeni è **ben** diversa, ma “l’ottava di forza di base” rimane **la stessa**, la stessa: ‘La crisi del “complottismo” ricorda la fine del marxismo negli Anni Ottanta, dov’erano del tutto incapaci di far sì che il sistema cambiasse in quanto non ne capivano più i meccanismi fondanti, allora in profonda mutazione genetica, pur essendo sempre lo stesso grosso animale, lo stesso orso grosso e fetente. Chiamo tutto questi movimenti di anni passati: il “fallimento del Novecento”, perché **questo** è stato. Senza capir bene i meccanismi fondanti il funzionamento sistemico, è futile credere che “l’esposizione” della “verità” sia “liberante” o provochi chissà quale gran cambiamento sociale: non è così che funziona. Lo stesso è accaduto per il “complottismo”, **mutatis mutandis**. E similmente, su altra ottava, è accaduto per l’interesse per l’Oriente, che al massimo ha comportato un qualche pur legittimo accrescimento a livello individuale, ma è stato del tutto incapace di cambiare le “correnti mentali” fondamentali: eh no, non è affatto semplice … Sono state due forme del “fallimento del Novecento” e del Ventunesimo secolo cominciato con un vuoto spinto d’idee e prospettive’.

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  3. E quel che abbiamo è sempre: “L’illusione della legittimità è più importante della legittimità stessa”. Che importa che “non è vero” … Non è vero importa laddove la **rappresentazione** mantiene un referente “reale”, concreto e “materiale”, che il sistema della simulazione di massa **rifiuta** ed **ha definitivamente** abolito. Quindi, che sia vero o non” ci farebbe tornare a ciò che Baudrillard chiamava “il social figurativo”, che non ha più senso dove puoi intervenire sulle immagini, le quali sono **modificabili**, dunque il “così com’è” semplice non è … Ti oggi una realtà la puoi riprodurre pienamente, completamente. Con tutte le conseguenze del caso. Tutte, integralmente. E non si torna indietro come se tutto ciò non fosse mai accaduto, in quanto **è** accaduto …

    Dietro tutto ciò vi è: “Su questo bisogna esser chiari: […] anche il “comunismo” spesse volte si è rigirato, quando ha funzionato in parte, in capitalismo di stato, piuttosto che in una reale alternativa al capitalismo stesso: ed anche su questo, è bene l’esser chiari. Il mondo non ha mai trovato un vero sistema di superamento del capitalismo, perché la potenza del capitalismo è la tecnica, e l’uomo ‘non la signoreggia’, come giunse a capire l’ultimo Heidegger”.

    Ma questo è **una fede** (cf.
    http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/04/colloquio-sul-blog-tra-il-gestore-a.html). Fede nella tecnica, fede che essa possa “risolvere tutti i problemi dell’uomo”, è una fede, del tutto priva di appoggi nella “realtà”, ma se la realtà diverrà “tecnica”, tu puoi star lì a dire “vi riveliamo la ‘verità” che non convincerai nessuno, lo stesso Severino è **non** convincente a tal proposito (e si rimanda allo stesso link appena riportato qui sopra, in questo Commento). Con lui è tutta un’intera cultura che non può risolvere questo problema nato al suo stesso interno, perché “Ogni cultura nasce da certe scelte e, nel bene e nel male, si spinge sempre fino al limite”, (cf.
    http://associazione-federicoii.blogspot.it/2013/12/il-breviario-del-professor-dupin.html). … nel bene come nel male … “Per quanto il malessere dell’Occidente fosse correttamente analizzato, di certo non sarebbe servito a niente: ‘Nessuno avrà mai l’autorità sufficiente per imporre alla collettività la terapia necessaria’” (ibid.).
    Ed una fede non si combatte “criticamente” o “razionalmente”, strumenti magari utili, ma di certo **insufficienti** alla bisogna.
    Ci vuol ben altro …




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  4. La balena bianca sta ancora lì, e se la ride degli uomini: “In the heart of the sea - The white whale chant - Roque Baños”, link
    https://www.youtube.com/watch?v=Rh1eMzHo9Mg.

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  5. Sì certo, i limiti del capitalismo – li conosco benissimo -, sì certo l’uomo che vuole andare oltre i limiti e si scontra con “il bianco demone” – di quel bianco sul quale il “Moby Dick” di MELVILLE tanto tratta, di quel bianco così negativamente percepito in tante culture -, che, in realtà, è il “Behemòth” e il “Livyatàn” delle Scritture, del “Libro di GIOBBE”, tutto vero. Ma il punto vero è un altro: che quest’azione riesce, nessun dubbio al proposito. Essa ha il consenso, e non importa quanti disastri possano accadere, è definitivo, cosa che le “grandi religione” non han mai capito, e continuano strenuamente a non capire, magari nel retroterra della mente ci sta, ma non bisogna dirselo, sennò … Gli uomini vogliono seguire le “grandi religioni” ed avere la fede nella tecnica e nel System. Le due cose sono incompatibili **nei sistemi di pensiero** delle dette “grandi religioni”, **non** nella vita individuale, che può fluire benissimo con ambedue le cose. Al massimo dà qualcosa a **qualsiasi** organizzazione benefico o che protegga la natura, tu non vedrai mai le cose. Ed anche se vieni da un paese cattivo, da una sorte pessima, non metterai mai in questione “il” System, questo è certo: la colpa è dei cattivi di turno, che ci sono, sì, ma possono agir ed esser così malefici perché vi è un System che lo consente: questa seconda parte del ragionamento non viene **mai** fatta … e **non** è un caso …
    Ma è il punto decisivo, quello che – alla fin fine – conta. A tanto siamo giunti, e il resto son chiacchiere, noto dolce – guarda caso – del carnevale, quel “sinistro carnevale perpetuo” di cui parlava Guénon “illo tempore”, carnevale senza fine … estate senza fine …




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  6. E quando quest’ondata di stolto neonazionalismo passerà o s’indebolirà, come sta già iniziando a fare – per cui una parte di questi neonazionalisti sta rientrando nell’ordine (si veda Putin, spacciato da tanti come chissà quale “alternativa”) – vi sarà quel System di cui parlava Rockefeller “illo tempore” …
    Intanto il momento in cui “supereranno l’Eufrate” – e **non accadrà nulla**, non tutte quelle belle storielle sull’ “Oriente che ‘invade’” degli anni Ottanta e Novanta, diffuse da chi non ha capito nulla … - si avvicina …
    E poi verrà – con “Pluto in Aquarius” – il “R.A.” che, forse, è iniziato in questo dì, difatti è difficile vedere le conseguenze degli atti di ora **nell’Ora** in cui si compiono … ma le cose future proiettano un’ombra, si suol dire …




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  7. Uscir fuori “alla piena luce” (come dice “Il Libro dei Morti” antico egizio, o la parte finale dell’ “Inferno” dantesco, non causale concordanza, pur nelle **assolute** differenze, dove la concordanza non le elimina), uscir fuori “alla piena luce”, venir fuori da tutto uno sviluppo storico, da una corrente mentale plurisecolare, non è a sua volta uno “sviluppo” storico: è Rivelazione. Rivelazione di quanto è stato “occulto” sin Ora.




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  8. E questa “Re-Velatio” chiede ancora di essere chiesta ... - sommo paradosso ...

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